Santuari, icone, statue e reliquie

La corretta devozione religiosa

“Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo, né di quanto è quaggiù sulla terra, né di quanto è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, tuo Dio” (Es 20, 4-5)

Un aspetto caratteristico della Chiesa Cattolica è la presenza di numerosi santuari dedicati a Maria e ai Santi in tutto il mondo.
Il tempio o santuario indica il luogo dove Dio “dimora” e gli uomini entrano per stare alla sua presenza ed esercitare un culto di adorazione e invocazione del suo Nome. E’ perciò bene ricordare che i vari santuari dedicati ai Santi, sono dimore di Dio prima di esserlo dei Santi stessi. In essi si deve svolgere principalmente “il culto di Dio nei Santi” e, poi, “il culto dei Santi”. Purtroppo questa grande realtà sfugge alla maggior parte dei fedeli che frequentano questi santuari, perché la presenza di Dio in questi luoghi è più invisibile e nascosta rispetto alla presenza dei Santi, più visibile e manifesta.
Queste costruzioni hanno lo stesso valore delle immagini e delle statue, usate per la venerazione dei Santi. Sono elementi secondari della venerazione, che traggono il loro valore dal riferimento al santo che rappresentano. Se il santo era in vita un santuario vivente di Dio, anche il santuario a lui dedicato partecipa della presenza di Dio che era nel santo. Il santuario terreno, costruito a immagine della dimora celeste del santo, introduce i fedeli che lo visitano con devozione al santuario celeste, dove ora egli vive.
La presenza della gloria di Dio viene poi testimoniata dai molteplici miracoli e dalle grazie interiori che i fedeli ricevono, quando con spirito di fede e vera pietà visitano i santuari dei Santi.
La concezione del santuario che è primariamente santuario dell’unico Dio, non appare evidente, perché spesso sono visitati più a motivo dei Santi che di Dio. Il riferimento al santo è diretto, quello a Dio è indiretto. In essi è più evidente il culto dei Santi che il culto di Dio in essi. Spesso il popolo si ferma ai Santi e non arriva a trovare Dio.

Un’altra delle caratteristiche più vistose della venerazione cattolica di Maria e dei Santi è l’impiego di statue e immagini, che li rappresentano.
A tal proposito si esprime in maniera decisiva il Concilio Niceno II (787), radunato per condannare gli iconoclasti e affermare l’uso delle immagini sacre nel culto di Dio. Esso dice: Non si tratta, certo, di adorazione (latria), riservata dalla nostra fede solo alla natura divina, ma un culto simile a quello che si rende alla immagine della croce preziosa e vivificante, ai santi evangeli e agli altri oggetti sacri, onorandoli con l’offerta di incenso e di lumi secondo il pio uso degli antichi. L’onore reso all’immagine in realtà appartiene a colui che vi è rappresentato e chi venera l’immagine, venera la realtà di chi in essa è riprodotto (28). Il Nuovo Catechismo della Chiesa cattolica ripropone la stessa dottrina: Il culto cristiano delle immagini non è contrario al primo comandamento che proscrive gli idoli. In effetti, “l’onore reso ad un’immagine appartiene a chi vi è rappresentato” (S. Basilio), e “chi venera l’immagine, venera la realtà di chi in essa è riprodotto” (Concilio di Nicea II). L’onore tributato alle sacre immagini è una “venerazione rispettosa”, non un’adorazione che, conviene solo a Dio (n. 2132).
Questi simboli hanno il compito di unire due realtà, di essere un luogo d’incontro tra ciò che è in alto, il mondo celeste, e ciò che è in basso, il mondo dei fedeli in terra. Per questo icone, statue sacre e altri oggetti di culto hanno forme e adornamenti, che derivano dal loro valore simbolico e non naturale. Non è necessario che l’immagine di un santo riproduca le sue fattezze fisiche naturali. Nessuno di noi conosce le fattezze di Maria, eppure Maria è continuamente raffigurata. Le icone di Maria sono simboliche, non sue raffigurazioni naturali. Allo stesso modo, il culto intorno agli oggetti sacri, come le incensazioni, il bacio e altro, ha valore simbolico. Esprime l’elevarsi del cuore dei fedeli mediante gesti permeati di fede, amore, fiducia verso realtà celesti, che nei simboli delle icone e delle statue si rendono loro presenti.
In questo culto intorno ai simboli di Dio e dei Santi vi è il pericolo di enfatizzare a tal punto il ruolo dei simboli, da renderli indispensabili per un contatto con Dio e con i Santi. Il valore divino dei simboli fa parte di quelle verità della fede, che sono relative al fondamento. A monte di essi vi è il fondamento della fede, che è Dio in sé e tutto il suo mistero. La nostra unione salvifica con Dio avviene al di là dei simboli, mediante lo Spirito Santo infuso in noi con la fede in Gesù Cristo. I simboli della fede, tra cui vi è anche la sacra Scrittura, vengono prima o dopo, come modi in cui il fondamento della fede, che è Dio in sé, si rende presente in qualche modo agli uomini. Si rischia l’idolatria dei simboli, quando essi vengano scambiati per Dio in sé, quasi che fuori di essi non c’è possibilità di comunicazione con Dio. Il culto di Dio e dei Santi può avvenire anche senza il ricorso a loro simboli, all’interno del cuore. È il culto esteriore e sociale che richiede l’uso dei simboli, non tanto quello interiore e privato.
Si può evitare l’ enfatizzazione dei simboli, considerando il loro ruolo di “strumenti” della fede e del culto, e non di “fine”. Questa enfatizzazione può avvenire anche nei confronti della Sacra Scrittura, quando la Parola di Dio non viene prevalentemente considerata nel suo aspetto originario e vivente, che è prima e fuori di ogni scrittura, ma soprattutto nel suo simbolo scritto, qual è la Bibbia.
Ciò induce a trasformare la religione della Chiesa nella “religione del Libro”, mentre essa è la religione che nasce non da un libro consegnato agli uomini, per quanto sacro possa essere, ma dalla rivelazione del Dio vivente, trasmessa vitalmente di generazione in generazione per l’assistenza dello Spirito Santo alla comunità di Dio, sorta da questa rivelazione. La “Parola di Dio”, norma di fede dei credenti, non è prima di tutto la sacra Scrittura, ma la rivelazione viva di Dio, custodita dalla fede della Chiesa in ogni tempo.
Ritornando ora al valore che hanno statue e immagini nel culto di Cristo, possiamo dire che tale uso è utile per il culto esteriore e comunitario, dato che questo ha bisogno di “simboli del culto”, intorno a cui esprimersi. Tuttavia senza il culto interiore e personale, improntato a retta fede e a vera ricerca di Dio, l’uso di questi simboli non esprime alcun autentico culto e scade facilmente in superstizione, in magia o in adempimento di tradizioni umane.

A volte Dio, secondo suoi misteriosi disegni, lega la presenza della sua grazia in un modo del tutto particolare a qualche statua e immagine di Maria o di qualche santo. E’ il caso delle immagini e della statue miracolose. Fra le immagini contemporanee, fatte dipingere su ordine esplicito di Gesù stesso, vi è quella che rappresenta Gesù misericordioso. Suor Faustina Kowalska così riferisce circa l’origine di questa immagine: «La sera, stando nella mia cella, vidi il Signore Gesù vestito di una veste bianca: una mano alzata per benedire, mentre l’altra toccava sul petto la veste, che ivi leggermente scostata lasciava uscire due grandi raggi, rosso l’uno e l’altro pallido. Muta tenevo gli occhi fissi sul Signore; l’anima mia era presa da timore, ma anche da gioia grande. Dopo un istante, Gesù mi disse: Dipingi un’immagine secondo il modello che vedi, con sotto scritto: Gesù confido in Te! Desidero che questa immagine venga venerata prima nella vostra cappella, e poi nel mondo intero. Prometto che l’anima, che venererà quest’immagine, non perirà. Prometto pure già su questa terra, ma in particolare nell’ ora della morte, la vittoria sui nemici. lo stesso la difenderò come Mia propria gloria (33).
Quando queste immagini sono riconosciute come particolarmente volute da Dio, vanno venerate a preferenza di altre. Questa preferenza non deve trasformarle in un oggetto magico, che dà forza indipendentemente dal loro contenuto e dalla relazione di fede che si instaura tra Gesù, Maria, un santo e il fedele. L’azione di Dio in questi oggetti li rende particolarmente adatti a svolgere la funzione di simboli nel culto reso a Gesù, a Maria, ai Santi. A volte queste immagini sono artisticamente brutte. Ve ne sono altre riguardanti Gesù, Maria e i Santi molto più belle. Eppure, poiché l’unzione dello Spirito ha toccato queste immagini, queste, anche se più brutte, vanno esposte alla venerazione e non altre più belle.

Lo stesso significato ha la benedizione, con cui la Chiesa benedice e, ancora di più, consacra gli oggetti destinati al culto. La benedizione della Chiesa sta sulla stessa linea di un intervento miracoloso dall’alto, che per iniziativa diretta di Dio eleva alla funzione di simbolo un qualche oggetto religioso. Con la benedizione un’immagine sacra viene, per così dire, “caricata” di un particolare significato simbolico, che aiuta il fedele ad elevarsi al mondo divino, simboleggiato dall’oggetto. L’unzione della grazia, che tocca l’oggetto sacro in virtù della benedizione della Chiesa in nome di Dio, fa partecipare l’oggetto al mondo divino, facendo di esso un simbolo celeste. Tutto questo può apparire un po’ materialistico, ma spiega la diversa reazione che hanno gli indemoniati, quando vengono esorcizzati con acqua benedetta o con acqua semplice. Davanti all’acqua benedetta reagiscono violentemente, davanti all’acqua normale no. Ciò dipende dal valore simbolico dell’acqua benedetta. Essa in un certo qual modo rende presente il mondo dello Spirito e la rende atta a produrre effetti spirituali che la semplice acqua naturale non produce.

Gli stessi principi teologici reggono l’uso di oggetti sacri da portare addosso. Ciò che di sacro hanno non è la loro rappresentazione materiale, ma il loro significato simbolico, che crea unione tra il fedele e il mondo celeste. A volte alcuni fedeli hanno scrupolo, quando si trovano nella necessità di distruggere immagini e statue sacre. Quando hanno un giusto motivo per farlo, non devono avere alcuno scrupolo, perché l’atto non è rivolto ad offendere il loro valore simbolico, ma a distruggere il loro aspetto materiale, perché non più adatto per l’uso. Quindi non si offende nessuna realtà divina. Altri ancora credono di manifestare pietà religiosa, accumulando immagini su immagini. È una falsa pietà, perché non è con l’aumento materiale dei simboli religiosi che si passa all’unione con le realtà divine che rappresentano. Basta a volte una sola immagine per elevarsi per suo mezzo ad un’unione intima col personaggio rappresentato. Scrive S. Giovanni della Croce: La persona profondamente devota ripone principalmente la sua devozione nell’invisibile, ha bisogno di poche immagini, usa poco di esse o si serve di quelle che sono più conformi al divino che all’umano, conformando esse e se stessa in loro allo stato e alla condizione dell’altro secolo e non a quella del presente … Quantunque sia bene gioire del possesso di quelle immagini le quali servono di aiuto all’anima per una maggiore devozione e perciò si devono scegliere sempre quelle che la muovono di più, tuttavia non è perfezione esservi attaccati tanto da possederle con spirito di proprietà e da affliggersi qualora le vengano tolte (34).

Fonte: “Il culto di Maria e dei Santi”, Don Carlo Colonna, Edizioni Shalom