Santità e comunione dei Santi

Santità e comunione dei Santi

“Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello” (Ap 7,14-15)

La mentalità del mondo spesso ci inganna facendo apparire la santità come qualcosa di straordinario e di irraggiungibile da parte delle persone comuni. In realtà essa rappresenta un traguardo che Dio ha posto, e reso accessibile, a tutti i credenti in Cristo. La santità non si commisura dai miracoli e dai fenomeni mistici straordinari, che molte volte l’accompagnano, ma dall’eccelso grado di carità verso Dio ed il prossimo, che i santi perfetti raggiungono.
Un’ulteriore distinzione va fatta tra santità perfetta e santità comune e universale. Per fare un esempio sulla differenza basta pensare all’intelligenza che tutti abbiamo ed usiamo, ma ben pochi in mezzo a noi sono dei veri e propri geni. Tutti sappiamo cantare, ma ben pochi diventano grandi cantanti.
Anche gli Apostoli parlano di una santità possibile a tutti i redenti da Cristo e ben sperimentabile (cfr. Ef 1,1; 1Cor 1,1-3).
L’apostolo Paolo parla di una chiara distinzione tra Santi “deboli”, “forti” e “perfetti” nella fede (cfr. 1Cor 2,15-16; 3,1-4; Rm 15,1-3). I Santi “deboli” nella fede sono “neonati in Cristo”, ancora carnali e ben poco spirituali, soggetti a molte ignoranze e dubbi sulla fede, a facili compromessi morali, a cadere vittime della seduzione dei falsi profeti e maestri della fede, a suscitare scismi e divisioni nella compagine ecclesiale. I “forti” nella fede, invece, sono progrediti e in corsa verso la perfezione. Essi sono chiamati a raggiungere la santità perfetta, che li fa diventare “spirituali”, dotati della mente di Cristo, della sapienza perfetta. I forti nella fede non sono ancora ” i perfetti”. Essi sono esposti alla tentazione di inorgoglirsi del loro stato di fede e dei doni dello Spirito che hanno e disprezzare così i deboli. Ciò indica che sono ancora imperfetti, non avendo raggiunto la carità, il supremo dei doni dello Spirito, che rende perfetto il cristiano. Anche i forti, quindi, con il loro comportamento privo di carità e rispetto per i deboli, possono essere fautori di scismi e divisioni all’interno della Chiesa.
La distinzione di san Paolo si ritrova nella classificazione dei cristiani secondo le tre età della vita spirituale: l’età della purificazione; l’età dell’illuminazione; l’età dell’unione con Dio. Si distinguono così i Santi principianti, proficienti e perfetti nel cammino di santità.
Alla luce di questa visione appare chiaro che quando parliamo della santità dei cristiani, non possiamo parlarne in modo generico e univoco, come una qualità che aderisce allo stesso modo in tutti. Maria e i Santi glorificati rappresentano questa qualità in modo eminente.
Essendo Dio la santità suprema e fonte di ogni santità, il suo disegno di salvezza nei confronti degli uomini è di farli partecipare alla sua stessa santità.

La “partecipazione alla natura divina” realizza per grazia nei cristiani ciò che è avvenuto in Gesù Cristo. La sua umanità era sì simile alla nostra, ma nello stesso tempo dissimile, perché totalmente divina e santa in virtù della sua unione con Dio.
Dio per santificare i cristiani, comunica una “partecipazione alla sua natura” che teologi latini chiamano “grazia santificante”, che genera la santità in loro. Lo Spirito Santo viene visto come la persona divina che porta a perfezione le opere di Dio, volute dal Padre e manifestate nel Figlio.
La santità viene quindi infusa in noi dallo Spirito Santo. Essa si è impastata con la nostra natura umana fin dal giorno del battesimo, ricevuto appena nati, ma non per questo la grazia si manifesta in tutta la sua pienezza e perfezione. Ciò avverrà solo attraverso un processo di crescita, che possiamo chiamare “processo di santificazione”. Questo processo nelle sue ultime fasi registra un fenomeno di trasformazione spirituale in Cristo, per cui Dio e l’uomo diventano una sola cosa. L’esperienza mistica di questa trasformazione spirituale, testimoniata da molti Santi, è quella di un ferro, che, gettato in una fornace, diventa del tutto simile al fuoco, pur conservando la natura di ferro. Così la “santità” è fuoco e luce purissima, senza nessuna imperfezione. Da parte sua anche la nostra naturale “umanità” diventa santa e divina, degna perciò di rispetto ed onore. Da qui la venerazione per i santi perfetti, che questi ispirano in coloro che vengono a contatto con loro.
Questo raggiungimento della santità si realizza però soltanto con la nostra collaborazione libera, che spesse volte non c’è, e attraverso un lungo tirocinio spirituale, vissuto con molta sapienza, impegno e sofferenza. Per questo, pur partecipando al dono della “divinità”, non tutti i cristiani sono perfetti in essa, anzi ben pochi. Ebbene, questi pochi diventano modelli di vita degni di venerazione, imitazione ed invocazione.
L’uomo santificato non è Dio, perché conserva sempre la natura propria che è umana, ma risplende di Dio, che è diventato veramente suo capo. Egli è trono e tempio Dio. A Dio aspetta l’adorazione; a chi porta i suoi attributi per una somiglianza divina di cui è rivestito, aspetta solo la venerazione. La differenza tra i due termini è di fondamentale importanza.
Il progetto di Dio comprende, oltre alla santificazione perfetta, anche la glorificazione. Lo dice chiaramente Paolo: Quelli che ha giustificati li ha anche glorificati (Rm 8,30). Anche Gesù promette che quelli che lo seguono nella vita della croce, saranno glorificati da Dio: Se uno mi vuol seguire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà (Gv 12,26). I Santi canonizzati sono nella Gloria di Dio e risplendono nel mondo intero come esempio luminoso.
Le grazie che si ricevono da Dio mediante l’invocazione dei Santi del cielo sono una testimonianza del loro ruolo di intercessori a favore degli uomini.

Lo stato dei Santi glorificati è simile a quello degli Angeli. Anch’essi sono disposti secondo diverse posizioni di gloria o di vicinanza diretta a Dio. Tutti vedono Dio, ma tra loro si riflettono la luce divina, secondo la ricezione che ne hanno. Chi ne ha di più direttamente, illumina ed eleva chi ne ha di meno. Tutti hanno quindi “la scienza divina”, attinta direttamente da Dio, ed operano in virtù di questa scienza. Essi, come gli Angeli, sono sottomessi al Dio-Trinità. Le operazioni dei Santi nei confronti degli uomini sono simili a quelle degli Angeli. Essi hanno il compito di purificare, illuminare ed elevare all’unione con Dio gli uomini in terra. La “scienza divina”, di cui godono, non è solo per la loro beatitudine, ma anche per la santificazione dell’intero corpo mistico di Cristo, di cui una parte notevole sta in terra, nello stato di pellegrinaggio verso il cielo.
Alla luce di questa concezione, la venerazione, il culto, la devozione, l’invocazione dei Santi glorificati mette in comunione la Chiesa terrena con la gerarchia celeste dei Santi, permettendo alla pienezza di grazia di cui godono i Santi, di effondersi in parte sugli uomini in terra. Tutto ciò in vista del completamento dell’opera della salvezza e santificazione degli eletti in Cristo Gesù. Da parte loro non c’è in cielo fra le gerarchie degli Angeli e dei Santi glorificati un culto celeste simile a quello che esiste in terra. In cielo esiste solo il culto dell’Altissimo, che è al disopra di tutte le gerarchie celesti, lodato e adorato da tutti ad una sola voce, come dice il salmo 29,9: Nel suo tempio tutti dicono: Gloria!.
Quando pensiamo ai Santi glorificati come intercessori e mediatori di grazia, non dobbiamo pensare che ciò avvenga in virtù di qualche mandato estrinseco alla loro natura, affidato loro da Dio, come un sovrappiù di opera che essi devono compiere, pur avendo raggiunto il riposo da tutte le loro opere. Il loro stato di mediatori associati e intercessori deriva dalla posizione naturale, che occupano tra Dio, l’Altissimo, e gli uomini. In virtù della comunione tra tutti i Santi, celesti e terreni, e dell’unità del corpo mistico di Cristo, la posizione dei Santi glorificati non costituisce una posizione separata da quella dei santi che sono in terra. C’è comunicazione tra queste posizioni, per cui noi uomini, stando in terra, ma vivendo la comunione con i Santi glorificati, veniamo beneficati dalla loro luce divina, sia quando lo Spirito muove noi dalla terra ad invocarli in modo liturgico o privato, sia quando lo Spirito muove i Santi dal cielo a venire in nostro soccorso, anche se non sono invocati.

II culto dei Santi dell’ Altissimo, presenti concretamente in Maria e nei Santi glorificati, è proprio del tempo presente della Chiesa terrena e si basa su questo grande annunzio di fede: il regno di Dio già si è parzialmente realizzato nella sua dimensione finale, che è puramente celestiale. I Santi già regnano in eterno con Cristo e del loro regno beneficiamo potentemente noi che, stando in terra, lo riconosciamo e lo invochiamo a salvezza e santificazione.
Poiché la realizzazione finale del regno nei Santi glorificati è ancora parziale, il culto di Maria e dei Santi annunzia anche la gloria futura del regno, quando tutti i Santi dell’Altissimo saranno radunati nella Gerusalemme celeste e la morte sarà vinta per sempre dalla risurrezione dei corpi dei Santi e dalla loro assunzione nei cieli.
Maria e i Santi glorificati, avendo già raggiunto il possesso di Dio, esercitano, dopo Dio, una potente attrazione verso la realizzazione finale della storia di ogni uomo e dell’umanità. Per questo motivo i cristiani, esercitando il culto di Maria e dei Santi, sono potentemente elevati verso l’alto, attirati a vivere sempre più nella dimensione celeste dell’esistenza nuova, inaugurata in loro col battesimo. È questo il “grano buono” del culto di Maria e dei Santi, che, pur mischiato con “la zizzania” degli abusi, dovuti alla debolezza e malvagità umana, continua a crescere nella Chiesa a salvezza e santificazione di quanti lo praticano in modo retto.

Fonte: “Il culto di Maria e dei Santi”, Don Carlo Colonna, Edizioni Shalom