Preghiere non esaudite e loro deviazioni

Le deviazioni nella preghiera

“Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Mt 7,21)

A differenza di quanto comunemente si crede, anche la preghiera cristiana può trasformarsi in uno sterile automatismo intriso di connotati superstiziosi e magici. Ciò avviene ogni qualvolta si da un valore eccessivo a determinate parole o frasi che, pronunciate in sequenza o per determinati periodi, porterebbero con relativa certezza al raggiungimento degli obiettivi desiderati.
Ciò si può verificare anche in un contesto religioso quando, ad esempio, si confida nel fatto che pronunciando una determinata preghiera, arrivi in automatico la grazia richiesta, la guarigione o la risoluzione di un certo problema.

La preghiera magica, superstiziosa, emozionale e psicologica

Condannando ogni forma di superstizione, definita come eccesso perverso della religione, il Catechismo della Chiesa Cattolica sottolinea infatti come attribuire alla sola materialità della preghiera o dei segni sacramentali la loro efficacia, prescindendo dalle disposizioni interiori che richiedono, è cadere nella superstizione.
E riguardo alle espressioni della preghiera, a proposito di quella vocale si precisa che: Il bisogno di associare i sensi alla preghiera interiore risponde a una esigenza della natura umana. Siamo corpo e spirito, e quindi avvertiamo il bisogno di tradurre esteriormente i nostri sentimenti. Dobbiamo pregare con tutto il nostro essere per dare alla nostra supplica la maggior forza possibile.
Perciò la preghiera, affinché possa essere considerata tale ed accetta a Dio, deve unire alle parole ed ai gesti esteriori il dovuto trasporto del cuore e dell’anima insieme a pure intenzioni e sentimenti di fede, speranza e carità. Su questo punto parla chiaramente Gesù condannando ogni forma di falsa preghiera (cfr. Mc 7,6b; Mt 6,7).
Quindi non è la materialità delle parole che conta o il credere in preghiere più “efficaci” o più “potenti” di altre e in grado di fornire grazie e miracoli come e quando si vuole.
Questa mentalità ed approccio contribuisce a creare una falsa immagine di Dio e una spiritualità “fai da te” in cui la regola da seguire è quella relativa ai propri bisogni.
Per molti, ad esempio, l’unica forma di spiritualità è costituita da pratiche quali le novene, le quindicine e le orazioni di vario genere; un mondo devozionale che porta tanti fratelli ad attribuire un’importanza esagerata alla recita continua di formule per strappare le grazie al Signore.
Queste pratiche possono essere un reale aiuto solo se purificate dall’atteggiamento magico che spesso le accompagna e se armonizzate con i principi liturgici attuati dalla Chiesa.
A tal proposito si esprime chiaramente la Congregazione per il Culto Divino e la disciplina dei Sacramenti affermando che: L’accento posto esclusivamente sulla pietà popolare, la quale per altro deve muoversi nell’ambito della fede cristiana, può favorire un processo di allontanamento dei fedeli dalla rivelazione cristiana e di riassunzione in modo indebito o distorto di elementi della religiosità cosmica e naturale; può determinare l’introduzione nel culto cristiano di elementi ambigui provenienti da credenze pre-cristiane o che siano unicamente espressione della cultura o della psicologia di un popolo o di una etnia; creare l’illusione di raggiungere il trascendente attraverso esperienze religiose inquinate; compromettere il genuino senso cristiano della salvezza quale dono gratuito di Dio, proponendo una salvezza che sia conquista dell’uomo o frutto del suo sforzo personale; può infine far sì che la funzione dei mediatori secondari, quali la Beata Vergine Maria, gli Angeli, i Santi e talora i protagonisti della storia nazionale, sovrasti nella mentalità dei fedeli il ruolo dell’unico Mediatore, il Signore Gesù Cristo.

Un altro ostacolo che sovente contamina la preghiera è la tendenza all’evasione, cioè l’incapacità di vivere l’attimo presente come occasione di grazia per mettersi alla presenza di Dio.
La causa principale è costituita dalle distrazioni, dalle preoccupazioni, dai mille pensieri che affollano la nostra mente e che non ci permettono la giusta concentrazione e di raggiungere un adeguato stato di abbandono in Dio.
Ci si proietta impercettibilmente nel passato, si pensa a ciò che si è fatto, alle persone incontrate, alle parole pronunciate, ci si sofferma sulle esperienze tristi, sulle delusioni ricevute.
Allo stesso modo, la grazia di Dio viene vanificata quando ci si proietta esageratamente nel futuro, pensando a ciò che si dovrà fare, a come risolvere i problemi che si presenteranno, ecc …
E’ perciò necessario concentrarsi su Dio e decentrarsi da se stessi, per fissare lo sguardo spirituale unicamente su Dio. Bisogna educarsi alla “preghiera di presenza” di cui parlano i mistici, che si può realizzare solo attraverso il silenzio e l’ascolto della parola del Signore, così come ha fatto Maria. Il suo esempio è il modello di ogni preghiera di presenza per fuggire la tentazione dell’evasione.

Anche la preghiera emozionale e la ricerca del sensazionale rappresenta un reale rischio di deviazione. Tra le molte esigenze che affiorano nella vita dell’uomo c’è la ricerca di forti emozioni, di qualcosa o di qualcuno che possa rompere con la quotidianità per fare sperimentare qualcosa di nuovo.
Questa esigenza molto spesso viene ricercata nella preghiera quando si va alla ricerca di qualcosa che scuota interiormente e possa dare segni concreti della presenza divina.
A tal proposito si esprime la Congregazione per la Dottrina della Fede, che ha dato delle chiare disposizioni disciplinari per regolare lo svolgimento delle riunioni di preghiera e per evitare: «forme simili all’isterismo, all’artificiosità, alla teatralità o al sensazionalismo». Un forte invito alla prudenza e a focalizzare la finalità della preghiera, che non è la ricerca delle emozioni, che durano un momento e non sono mai feconde, ma il sincero dialogo con Dio che supera le nostre momentanee emozioni e diventa esperienza di vita anche nei momenti in cui essa è attraversata dalla sofferenza.
Dobbiamo agire confidando non in ciò che “sentiamo” (la fede non è questione di sentimento), ma in ciò che sappiamo perché Dio ce lo ha promesso. La buona preghiera non è data da una particolare sensazione mistica o dalle nostre emozioni.

Come ultimo rischio da ricordare c’è la deviazione della preghiera come tecnica psicologica.
Riferendosi ai nuovi fenomeni sincretistici molto in voga come ad esempio la New Age, improntate ad un particolare tecnicismo della preghiera che porta a ripiegare su se stessi e a costruirsi una pseudo-religiosità dal carattere psicologico, il Pontificio Consiglio afferma che: La preghiera cristiana non è un esercizio di auto contemplazione, di staticità e di svuotamento di sé, ma un dialogo d’amore che conduce ad arrendersi sempre più alla volontà di Dio, per mezzo della quale siamo invitati a una profonda e autentica solidarietà con i nostri fratelli e le nostre sorelle.

Fonte: “La preghiera che libera. Ostacoli, deviazioni e tendenze magiche nella preghiera cristiana”, Don Leoluca Pasqua, Edizioni RnS

Altri motivi per cui la preghiera non viene esaudita

Il pensiero di san Tommaso riguardo al problema della preghiera non esaudita la possiamo trovare nella Summa teologica II-II, 83,15, ad 2. E’ possibile riassumere le motivazioni nei seguenti punti:

1. Le preghiere non vengono esaudite quando non chiediamo cose utili per la nostra salvezza eterna.
Peggio ancora se chiediamo di poter compiere un peccato. “Se le cose che uno domanda per sé non gli sono utili per la beatitudine (cioè, la salvezza eterna), non le merita: anzi talora compromette il suo merito, desiderando e chiedendo queste cose: per esempio, se uno chiede a Dio di poter compiere un peccato; il che equivale a pregare in modo non pio”.

2. Possono non essere esaudite quando domandiamo cose che non sono necessarie alla salvezza eterna, ma neppure le sono chiaramente contrarie. A questo proposito S. Agostino dice: “Chi con fede prega per le necessità della vita presente, con uguale misericordia può essere esaudito e non esaudito. Poiché il medico sa meglio del malato quello che fa bene all’infermo”. Per questo S. Paolo non fu esaudito quando chiese di essere liberato dallo stimolo della carne, perché appunto non era conveniente” (Sent. Prosp. 213).

3. Se invece si domanda ciò che è utile alla salvezza eterna di chi prega, e ciò che chiede è un bene indispensabile per la sua salvezza, allora “riceve infallibilmente quanto chiede”, sebbene il tempo dell’esaudimento possa essere differito perché Dio ci dà quelle grazie “al tempo debito”. Per questo infallibilmente si ottiene quando si domandano le virtù che sono necessarie per la salvezza: fede, speranza carità, castità, giustizia…

4. Tuttavia questo esaudimento “può essere impedito se uno non insiste a pregare. Ecco perché S. Basilio scriveva: “Per questo spesso domandi e non ottieni, perché domandi malamente, e con poca fede, o con leggerezza, oppure chiedendo cose che non ti giovano, o senza insistere”.

5. Ugualmente non si viene esauditi quando preghiamo per persone che non si dispongono – cambiando vita – a ricevere le grazie domandate. Grazie che invece vengono date se uno – cambiando vita – si dispone a riceverle.

6. Perciò, conclude San Tommaso, “perché uno ottenga sempre ciò che domanda, si richiede il concorso di queste quattro condizioni:
– che preghi per se stesso,
– che chieda cose necessarie per salvarsi,
– che lo faccia con pietà
– che lo faccia con perseveranza”

Fonte: “Amicidomenicani.it”, sezione “Un Sacerdote risponde”