La Pentecoste ieri e oggi

La Pentecoste ieri e oggi

“Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi” (At 2,3-4)

Dio, che ha condotto sempre in ogni epoca e in ogni circostanza la storia umana, ha deciso di effondere il suo Spirito divino anche in questi ultimi tempi, proprio come nei primi giorni del cristianesimo (cfr. At 2:17).
Per comprendere in profondità questo rinnovamento spirituale suscitato da Dio stesso ai nostri giorni, è necessario rifarsi all’ esperienza che gli Apostoli fecero il giorno di Pentecoste.
Il libro degli Atti degli Apostoli si apre con la narrazione dell’ultima apparizione di Gesù risorto, prima della sua ascensione al cielo. Gesù scomparirà definitivamente. I suoi discepoli non lo rivedranno più: mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre quella, disse, che voi avete udito da me: Giovanni ha battezzato con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo, fra non molti giorni (At 1,4-5).
I discepoli perciò dovettero rimanere in città fino a che non si realizzò la promessa del Padre, cioè che fossero battezzati in Spirito Santo.
Da notare che gli apostoli erano già incorporati a Gesù mediante la sua chiamata ed elezione, avevano già ricevuto l’investitura apostolica con i poteri che da questa scaturiscono, già cacciavano i demoni e guarivano i malati, già avevano preso parte alla prima cena eucaristica e ricevuto l’autorità necessaria per reiterarla in sua memoria, già erano stati costituiti quali inviati di Gesù come egli stesso lo era stato del Padre, già avevano anche ricevuto l’effusione di Spirito Santo per poter rimettere i peccati. Viene allora da chiedersi perché la necessità di questo battesimo nello Spirito Santo.
La risposta la da Gesù stesso: …avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra (At 1,8).
Quest’affermazione di Gesù manifesta il fine diretto dell’ effusione dello Spirito e, di conseguenza, del battesimo nello Spirito Santo che gli apostoli stanno per ricevere.
E’ chiaro che la discesa dello Spirito sui discepoli di Gesù li trasformerà in suoi testimoni e, in virtù di questa invasione di forza dall’ alto, essi saranno capaci di compiere cose fino ad allora inconcepibili.

Trascorso il tempo dovuto si adempie quindi la promessa di Gesù mentre erano tutti riuniti (compresa Maria) all’interno del cenacolo: Venne all’improvviso dal cielo un rombo come di vento che si abbatté gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro: ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere di esprimersi (At 2,2-4).
Questa realtà divina fu manifestata mediante segni visibili che servirono a manifestare il senso profondo dell’ effusione dello Spirito.
L’ultimo fenomeno descritto era il carisma chiamato xenoglossia o il “parlare in lingue straniere”, in maniera intelligibile. Questo carisma, dono dello Spirito Santo, invitava a pensare che l’unione dell’umanità, disgregata in altri tempi (torre di Babele) (cfr. Gn 11,1-9), poteva essere restaurata adesso.
Oltre la xenoglossia si manifestò anche il dono delle lingue o glossolalia (espressioni aconcettuali tipiche dello Spirito). Così è descritta la reazione dei presenti sul posto: Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare la propria lingua. Erano stupefatti e fuori di sé dicevano: «costoro che parlano non sono forse tutti giudei? E com’è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamiti e abitanti della Mesopotamia della Giudea, della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, stranieri di Roma, Ebrei e Proseliti, Cretesi e Arabi e li udiamo annunciare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio (At 2,6-11).
Gli Apostoli, realmente e pienamente posseduti dallo Spirito Santo, parlavano in uno stato d’esaltazione estatica simile a quella degli antichi profeti.
Mentre prima di questo episodio gli Apostoli stavano rinchiusi nel cenacolo per paura di essere catturati e uccisi, dopo che lo Spirito, forza di Dio, era disceso su di loro ed aveva preso possesso di loro, “alzandosi in piedi, Pietro, con gli undici, alzò la voce” e pronunciò sotto l’impulso dello Spirito Santo la prima testimonianza pubblica su Gesù. Ciò avvenne sotto gli occhi di tutti, fuori dal luogo che poco prima era considerato come un rifugio, e rivolto verso tutti i presenti (stranieri e non).

Il comportamento di Pietro spiega quello che sta accadendo. Dio incomincia a compiere quello che Egli stesso aveva preannunciato; adesso ha effuso il suo Spirito sopra gli Apostoli e continuerà ad effonderlo, non solo su di loro, ma sopra tutti gli uomini (cfr. Gal 3,1-5). Questa presenza dello Spirito sarà resa viva mediante i vari carismi: profezie, visioni, sogni, prodigi, segni.
Chi crede ed afferma che la Pentecoste con tutti i suoi portenti sia qualcosa di relegato solo alla vita dei primi cristiani, inciampa contro la Parola di Dio e rischia di vivere la religione come un puro concetto astratto, lontano, rituale, intellettuale e svuotato di una reale apertura e docilità all’azione dello Spirito vivificante di Cristo.
La Pentecoste è la potenza di Dio che viene ad abitare in noi semplici creature; questa inabitazione è manifestata dai vari segni e dai frutti dello Spirito Santo (amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo -cfr. Gal 5,22-).
Continua Pietro nel libro degli Atti con una forte professione di fede: Questo Gesù, Dio l’ha resuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato pertanto alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo che egli aveva promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire (At 2,32-33).

Trasformazione spirituale, illuminazione e crescita nella fede, forza per dare testimonianza di Gesù, dono delle lingue, tutto questo rappresenta il dono di Pentecoste per i discepoli di Gesù. Fu il loro battesimo nello Spirito Santo.
Dopo che Pietro, con la forza ed il fuoco dello Spirito Santo, ebbe proclamato la prima testimonianza su Gesù, i presenti, toccati nei loro cuori, aperti alla grazia e seguendo l’azione intima di Dio, si rivolsero a lui ed agli altri Apostoli dicendo: Che cosa dobbiamo fare fratelli? E Pietro disse: pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati; dopo riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro (At 2,37-39).
E’ chiaro perciò, che una volta convertiti e battezzati (con acqua) nel nome di Gesù, i nuovi discepoli ricevono il dono dello Spirito Santo, che è un regalo che Dio stesso ha promesso, poiché lo Spirito Santo – sottolinea Pietro – non è solamente per gli Apostoli, bensì per tutti i credenti. La promessa di Pentecoste con il dono dello Spirito Santo si estende perciò alle persone di tutte le nazioni e di tutti i tempi.
Si adempie la promessa di Gesù fatta ai discepoli ed ai veri credenti di tutti i tempi: In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre (Gv 14,12).
Di fatto, gli Apostoli ma anche i vari Santi dei nostri giorni, hanno manifestato nella loro vita la potenza dello Spirito Santo in loro operante, realizzando svariate guarigioni miracolose, liberazioni da demoni, risurrezioni di morti e tanti altri prodigi.