Miracoli divini e prodigi diabolici

Miracoli divini e prodigi diabolici

“In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre” (Gv 14,12)

Dall’insegnamento della Sacra Scrittura sappiamo bene che il Demonio può travestirsi da angelo di luce (cfr. 2Cor 11,14) e compiere segni tali da ingannare, se possibile, anche gli eletti (cfr. Mt 24,24).
E’ ciò che si verificherebbe, infatti, se Dio non intervenisse infondendo nell’anima degli eletti particolari grazie per impedire un simile inganno.
Il caso più frequente riguarda la capacità di discernere tra veri e falsi miracoli.

A questo punto è necessario capire che cosa è il miracolo e quanto un miracolo può confermare la vera religione.
San Tommaso definisce in questo modo il miracolo: Le cose causate da Dio fuori dall’ordine comunemente osservato nell’universo sono dette miracoli (Contra Gentes III,101).
Provando a fare una sintesi di quanto affermato nella sua opera, possiamo ancora affermare che il miracolo è un segno prodigioso, che si svolge secondo modalità che superano le ordinarie leggi naturali, operato da Dio – talvolta con la cooperazione degli angeli, dei suoi servi o anche iniqui – al fine di rendere meglio credibile la vera religione.

Di conseguenza ne rileviamo i due seguenti aspetti fondamentali:

– la meraviglia legata al fatto, che serve a rendere credibile l’intervento divino;
– la correlazione con una certa verità di fede, che il miracolo tende a provare.

Un esempio di miracolo in cui sono evidenti le due componenti è l’episodio del paralitico guarito in Mc 2,5-12. Il fatto prodigioso (la guarigione del paralitico) è “segno” che “il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati”. Nel Vangelo di Giovanni, egli chiama “segni” i miracoli operati da Gesù, proprio per indicare che questi non sono soltanto fatti prodigiosi, ma che soprattutto “significano” qualcosa.

E’ quindi possibile discernere un vero miracolo dai seguenti aspetti:

1. La componente prodigiosa del miracolo: alcuni miracoli, quali la resurrezione dei morti o il passaggio attraverso i muri, possono venire solo da Dio (per san Tommaso solo questi sono i miracoli propriamente detti), in quanto il Demonio non può compierli. Egli non ha facoltà di sospendere le leggi della natura, ma può usare e manipolare le leggi naturali in qualità di creatura angelica, cioè in modo superiore alle capacità umane (preternaturale), oppure accelerare i processi naturali.
Tuttavia anche nei casi di esclusiva pertinenza divina potremmo essere ingannati, perché il Demonio potrebbe far credere morto chi morto non è, come pure potrebbe far muovere e parlare un cadavere in modo da farlo sembrare vivo. Ancora potrebbe creare nell’immaginazione di una persona la convinzione che un certo fatto sia avvenuto (cfr. Somma teologica I,114,2).

2. Il messaggio trasmesso mediante l’evento prodigioso: i prodigi diabolici tendono a essere eventi mirabolanti che non significano nulla (la pura dimostrazione di potenza staccata dall’amore e dalla proclamazione della verità), come nel caso dal Diavolo che tenta Gesù per ottenere una pura dimostrazione di potenza, invitandolo a buttarsi giù dal Tempio (cfr. Lc 4,9) oppure prodigi che tendono ad accreditare errori o maestri dell’errore (es. lo pseudo-santoni indiani: digiuni ininterrotti, guarigioni, materializzazione di ceneri, di oggetti, di pietre preziose ecc.).
Un vero miracolo non confermerà mai una dottrina erronea contraria a quanto Dio ci ha rivelato. Spiega San Tommaso Nessuno compie veri miracoli contro la fede, poiché Dio non è testimone della falsità: ne consegue che qualcuno che predica una falsa dottrina non può fare miracoli.

Un altro punto importante, ma spesso rifiutato o non compreso, è rappresentato dal fatto che Dio opera miracoli non solo tramite la santità della persona ma anche per mezzo di semplici credenti al fine di confermare la verità legata alla proclamazione del Vangelo. Per questo motivo anche nelle realtà cristiane non cattoliche si verificano molti miracoli in occasione della semplice proclamazione del kerigma e nella presentazione di un Gesù vivo ed operante come Salvatore e Signore. E’ lo stesso Vangelo a definire i segni prodigiosi che accompagneranno i credenti in Cristo (cfr. Mc 16,17-18). In questo punto del Vangelo il requisito per compiere questi segni non è necessariamente quello di essere “santi” ma semplicemente “credenti”, quindi pieni di fede nella Parola di Dio.

Ci conferma anche San Tommaso che i veri miracoli non possono essere compiuti che dalla virtù divina: Dio infatti li compie a vantaggio degli uomini. E ciò per due motivi: primo, per confermare la verità predicata; secondo, per mostrare la santità di una persona, che Dio vuole proporre quale esempio di virtù. Nel primo modo i miracoli possono essere compiuti da chiunque predichi la vera fede, o invochi il nome di Cristo, cose che possono fare talora anche gli iniqui. E in base a ciò anche gli iniqui possono compiere miracoli di questo genere. Per questo dunque, commentando quel passo evangelico (Mt 7,22-23): «Non abbiamo noi profetato nel tuo nome?», ecc., san Girolamo (In Mt 1) afferma: «Profetare, compiere miracoli e cacciare i demoni talora non è dovuto al merito di chi lo fa, ma all’invocazione del nome di Cristo, affinché gli uomini onorino Dio, invocando il quale si compiono così grandi miracoli». Nel secondo modo invece i miracoli non possono essere compiuti se non dai santi, la cui santità viene dimostrata dai miracoli compiuti sia durante la loro vita, sia dopo la morte, o da loro stessi o da altri. Si legge infatti nella Scrittura (At 19,11-12) che «Dio operava prodigi non comuni per mano di Paolo, al punto che si mettevano sopra i malati fazzoletti o grembiuli che erano stati a contatto con lui, e le malattie cessavano». E anche in questo senso nulla impedisce che un peccatore possa fare dei miracoli attraverso l’invocazione di un santo. Questi miracoli però non si dice che sono fatti da lui, bensì da colui per dimostrare la santità del quale essi vengono compiuti. (Somma teologica, II-II,178,2)