Gli incontri di preghiera carismatica

Gli incontri di preghiera carismatica

“Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo” (At 2,46-47)

Braccia elevate e protese, lodi spontanee e sincere a Gesù, invocazioni ardenti allo Spirito Santo, canti, un suggestivo balbettio che sale di tono per poi dolcemente spegnersi come per incanto; queste sono alcune delle manifestazioni che un osservatore potrà cogliere tutta le volte che si imbatte in gruppo di preghiera del Rinnovamento Carismatico.
Le riunioni di preghiera sono riflesso e proiezione delle riunioni delle prime comunità cristiane, pertanto non rappresentano alcuna novità nella Chiesa. La Chiesa stessa, del resto, nacque proprio durante una riunione di preghiera nel giorno di Pentecoste.
Nel libro degli Atti leggiamo che i primi cristiani erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli dell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere (At 2,42). Secondo questa testimonianza, quattro erano gli elementi che caratterizzavano questa comunità ideale.
Perciò, nel Rinnovamento Carismatico, “le riunioni comuni” sono una parte dei suoi elementi caratteristici.
I fratelli che hanno ricevuto l’effusione dello Spirito, come quelli che la desiderano, si riuniscono in assemblee formando una vera “comunione di amore fraterno” sincera e affettuosa, il cui fine è “pregare insieme” e il cui centro è il Signore Gesù, che opera attivamente nella comunità e la presiede.
Il principio attivo che crea questa comunità orante è lo Spirito Santo, dono di Dio e forza dall’alto, che abita nell’assemblea cristiana come in un santuario consacrato (cfr. 1Cor 3,16); e abita in ciascuno dei credenti come nel suo proprio tempio (cfr. 1Cor 6,19).
Abbandonati all’azione dello Spirito e in unione con Cristo, i membri della comunità sono guidati, nella loro qualità di figli di Dio, dallo stesso Spirito che animavi gli Apostoli ed i cristiani dei primi tempi.
Queste riunioni di preghiera ripropongono il modello delle assemblee dei fedeli di Corinto a cui le lettere di Paolo erano indirizzate (cfr. 1Cor 14,26; Col 3,16-17; Ef 5,18-21; ecc.).
Perciò, nelle riunioni di preghiera, i fedeli, sotto l’impulso dello Spirito, innalzano, incessantemente, parole di lode e di ringraziamento al Padre celeste, celebrando il suo amore infinito rivelato nel Suo figlio Gesù, la Sua misericordia illuminata e la Sua bontà incommensurabile.
La riunione di preghiera è una comunità che offre adorazione e glorificazione al suo Dio; infatti la preghiera di lode e di ringraziamento a Dio Padre è posta in primo piano. Il modello di questa preghiera lo troviamo nei Salmi, nei quali l’uomo, estasiato per le meraviglie del creatore, prorompe in canti di adorazione e inni di lode (cfr Es 15,1-13; Dt 32,1-2; Dn 3; Tb 1-10; ecc.).
Durante la lode, l’uomo diviene simile agli Angeli che in cielo cantano incessantemente onori a Dio. Il Signore si abbassa fino a noi misere creature e ci trasporta alle altezze della sua gloria.
La lode attira, su colui che la fa, il grande amore di Dio che si manifesterà con opere concrete e meravigliose. Molti che avevano problemi di salute, familiari, di lavoro, sociali, vizi, dopo aver lodato Dio con sincerità di cuore hanno ricevuto grande pace interiore e, sovente, la soluzione dei loro problemi. La lode provoca la manifestazione della potenza guaritrice e liberatrice di Dio ed è capace di sciogliere da qualsiasi potere malefico che possa dominarci sia esso un influsso negativo, un’ ossessione, un’ oppressione e perfino una fattura.

Un’altra nota caratteristica della preghiera del Rinnovamento è la preghiera di acclamazione, quando nell’assemblea, tutti allo stesso tempo e ognuno per conto suo, alzano spontaneamente la voce per benedire il Signore e lodarlo dicendo: “Lode e gloria a te, Signore Gesù! Benedetto sei Tu! Lode, onore, gloria e potenza a Te! Benedetto è il nome del Signore! A Te l’onore e il potere! A Te la gloria per tutti i secoli! Amen! Alleluia!”.
Anche se la lode e il rendimento di grazie predominano nelle riunioni di preghiera, senza dubbio anche le preghiere di intercessione sono alquanto frequenti. Infatti chiunque nella propria vita ha bisogno di ricorrere al Signore per implorare il suo aiuto e la sua protezione nelle afflizioni, nelle sofferenze, nel dolore e in tante altre necessità. Necessità spirituali o corporali, nei dolori propri o altri, nelle tribolazioni grandi o piccole, o nei dolori fisici o morali.
Gesù aveva promesso ai suoi discepoli che avrebbe fatto qualunque cosa avessero chiesto nel Suo nome: “Se chiederete qualche cosa al Padre mio nel mio nome, Egli ve la darà”. Se, dunque, i discepoli chiederanno al Padre qualcosa nel nome di Gesù, il Padre la concederà perché vedrà in loro non una persona estranea ma il suo stesso figlio Gesù.
L’espressione “nel mio nome” presuppone che il credente faccia le veci di Gesù, che Gesù viva in lui, che fra i due esista una unione tanto stretta da formare un tutt’uno, in tal modo la richiesta del credente diventa la stessa richiesta di Gesù.
Durante la preghiera non mancano frequenti invocazioni allo Spirito Santo, inni e canti in suo onore, lodi e manifestazioni di gratitudine, dopotutto è Lui che opera in ognuno dei fedeli e produce la conoscenza del Padre e di Gesù.
E anche lo stesso Spirito Santo che, abitando nel cuore dei credenti, edifica la comunità mediante le sue ispirazioni carismatiche: ispira un fedele perché glorifichi Dio cantando in lingue; un altro, perché trasmetta un messaggio profetico; un altro ancora affinché manifesti una rivelazione, o perché pronunci parole di scienza o sapienza: (cfr. Cor 12,7-10; 14,26; Col 3,16-17; Ef 5,18b-21).
Lo Spirito Santo è, perciò, l’anima della riunione, unita nell’amore più autentico, del quale Lui stesso è la fonte inesauribile. Possiamo affermare che la preghiera della comunità è opera dello Spirito Santo.

Anche Maria è sempre presente in tutte le riunioni di preghiera e ciò è normale ed è necessario. Infatti così come partecipò intimamente al mistero di Gesù: nell’incarnazione durante la sua vita pubblica, ai piedi della croce e all’effusione dello Spirito Santo nel giorno di Pentecoste, così perpetua la sua presenza quando si tratta di continuare a costruire il corpo mistico di Cristo che è la Chiesa. In tali occasioni le si riconosce la sua presenza materna e si sperimenta la sua potente intercessione.
Si constata inoltre che una così forte presenza dello Spirito Santo e di Maria, provoca non di rado la manifestazione degli spiriti maligni che magari da anni ed in maniera silente, tormentavano alcune persone. Le reazioni possono essere quelle già descritte nella sezione relativa all’azione di Satana. Come conseguenza a ciò si verificano spesso liberazioni e guarigioni di ogni tipo, che suggellano in maniera inequivocabili la potente e premurosa assistenza di Dio durante la preghiera.
Le preghiere sono intercalate di tanto in tanto da inni e cantici, a volte pieni di gioia e di allegria, altre volte pieni di unzione e profondità.
Frequenti sono anche i momenti di silenzio profondo intesi ad ascoltare quello che Dio ci rivela nel profondo del cuore. Allo stesso modo, spesso, durante la preghiera, si ascoltano brevi letture dalla Bibbia: ora un salmo, ora un passo evangelico; alcune volte si tratta di un’esortazione apostolica, altre volte di una parola dei profeti.
L’uso frequente della Bibbia e una grande devozione alla Sacra Scrittura è una caratteristica del Rinnovamento Carismatico.
In ogni riunione di preghiera che, normalmente dura circa due ore, vi è inserito anche uno spazio di tempo dedicato ad un insegnamento progressivo che, generalmente, viene dato da chi presiede la preghiera. Mediante questa comunicazione della parola autorizzata, la comunità si edifica, cresce e si sviluppa.
Un altro elemento che completa la preghiera è la narrazione semplice e spontanea di esperienze individuali. Rendere partecipi gli altri, mediante una testimonianza personale, delle meraviglie che il Padre celeste, il Signore Gesù e lo Spirito Santo hanno operato in noi o nei nostri fratelli nella fede, ed è sempre motivo di solida edificazione spirituale.
Però, la riunione di preghiera raggiunge il suo apice e la sua espressione più perfetta, nella celebrazione della Santa Messa. Infatti, durante la cena Eucaristica, grazie alle parole Questo è il mio Corpo…questo è il mio Sangue… che Gesù ordinò di ripetere in sua memoria, sappiamo, che per mezzo della fede, che Gesù si fa presente in mezzo a noi realmente e sostanzialmente.
Partecipando alla comunione, di questo Corpo e di questo Sangue, si è partecipi di una comunione più perfetta con Gesù e, per mezzo suo con il Padre e lo Spirito Santo, e allora che ci viene comunicata la pienezza della Sua vita divina come Gesù stesso affermò (cfr. Gv 6,54-57).
Perciò, nel Rinnovamento nello Spirito, le riunioni di preghiera sono un mezzo di notevole efficacia per camminare nello Spirito; la comunità cristiana, nata dal soffio dello Spirito, va crescendo e maturando a poco a poco sotto l’influsso dello Spirito divino.

Durante le riunioni si svolgono generalmente i seguenti punti:

– Preghiere di lode e acclamazione al Signore (fatta da tutti assieme e molto frequentemente);
– preghiere (spontanee e generali);
– preghiere di intercessione (richiesta di grazie per se stessi o per gli altri);
– inni e canti (alternando fra “allegri” o più “soavi” secondo l’ispirazione dello Spirito).
– il dono delle lingue (che può essere usato sotto forma di canto o di preghiera);
– le profezie (che possono essere formulate a parole o in lingue);
– l’insegnamento (dato da chi ne ha il dono riconosciuto);
– momenti di silenzio (da farsi spesso per ottenere un contatto intimo e profondo con Cristo che è realmente presente);
– letture tratte dalla Bibbia;
– testimonianze (racconto di un esperienza della propria vita in cui si è particolarmente manifestata la potenza di Dio);
– l’Eucarestia (se possibile).

Affinché le riunioni producano frutto è necessario:

– parteciparvi assiduamente;
– che esse siano espressioni di comunione di sincero amore fraterno;
– che l’anima e il principio attivo sia lo Spirito Santo (i partecipanti non si affannino per voler entusiasmare gli altri con sforzi personali, ma implorino lo Spirito Santo affinché animi la comunità con il suo ardore);
– che il centro delle riunioni sia Cristo Gesù (il ruolo del responsabile è di iniziare, terminare e assicurare che tutto proceda con ordine. Egli si guardi bene dal manipolare il gruppo come se fosse cosa sua).
– che sia di una conveniente durata (non superiore alle due ore ne inferiore ad un’ora).

E’ bene inoltre ricordarsi di alcuni aspetti:

1. Lo Spirito di Dio ha creato dal nulla ogni cosa che esiste, dando a ciascuna delle varietà tali da non trovarne due uguali (ciò ci suggerisce la libertà, la grandezza e la totale indefinibilità di Dio).
Nonostante l’originalità della creazione, ogni cosa ha qualche attinenza con la propria specie: l’essenza. Tutti gli uomini hanno un naso ma nessun naso è uguale ad un altro; tutti hanno le dita ma non esistono due impronte digitali uguali. Dio è infinito.
Questa infinità di Dio, che si vede nelle cose naturali, si percepisce ancora di più nelle cose spirituali. Pertanto non si troverà, nell’ambito del Rinnovamento Carismatico, un gruppo uguale ad un altro eccetto che nell’essenza. Dunque tutti i gruppi di preghiera del Rinnovamento Carismatico, nonostante la varietà dei carismi e la libertà dello Spirito, devono rispettare un determinato “scheletro” che li identifichi come tali.
Così nei gruppi di preghiera i segni esteriori possono essere innumerevoli e diversi (a volte possono sembrare anche strani), ma lo Spirito è unico ed è lo stesso, il Signore (cfr. 1Cor 12,4-6).

2. Se in un certo senso abbiamo “paura” dei doni spirituali, è perché, solitamente, non riusciamo a capire il piano di Dio che, in sintesi, si può esprimere così: “Egli vuole formare il suo popolo” e per questo ci chiama e ci riunisce. Noi siamo solo collaboratori della sua opera, strumenti della sua potenza.
La manifestazione dei carismi, rara o frequente che sia, può essere considerata come il progetto di Dio che sta formando ed edificando il suo popolo. Il rifiuto dei doni, di tutti o solo di alcuni, è un voler quasi respingere, anche con le intenzioni migliori, la manifestazione della potenza Dio.
La presenza dello Spirito in una comunità, permette a questa di manifestare tutta l’immensa ricchezza di carismi che sono il corredo di ogni battezzato. Certamente ciò comporta anche dei rischi ed alcuni se ne preoccupano, spesso, eccessivamente. È bene ricordare che, proprio perché la costruzione della Chiesa continui a realizzarsi in maniera “bene ordinata”, lo Spirito concede, ad alcuni fratelli o sorelle, il carisma del discernimento degli spiriti, perché ogni cosa “sia esaminata e si ritenga ciò che è buono” (1Tm 5,21).
Il timore eccessivo, talvolta, sopprime i doni ed estingue lo Spirito.

3. La gioia, a volte esplosiva, a volte pacata e profonda, è un’ altra delle note distintive delle riunioni di preghiera. Sicuramente esistono momenti di solennità e di tranquillità ma mai aleggia la tristezza.
I canti, le lodi e perfino il silenzio possono ritenersi quali espressioni di esultanza e di allegria.
È comprensibile che, chi prende parte per la prima volta a tali incontri, possa essere sorpreso di fronte a queste manifestazioni di allegria. Essi, tuttavia, non avranno mai l’impressione che stia regnando la noia.
Questo particolare stato d’animo, è bene sottolinearlo, non è dato da una forma di esaltazione collettiva, è piuttosto l’allegria quale frutto della presenza dello Spirito. Si tratta di una serena, pura giocondità che dà tono e clima a tutto l’incontro di preghiera ed alle relazioni fraterne.
Alcuni, per lo più coloro non hanno mai frequentato alcun gruppo di preghiera o se lo hanno fatto non hanno voluto deporre prima ogni forma di prevenzione, trovano nelle manifestazioni di gioia un ampio campo di critica. Essi parlano di emozionalismo, isterismo e fanatismo collettivo. Una cosa sono questi tre stati psicologici ed altro invece è il clima di gioia, pace, serenità che si può ampiamente e concretamente riscontrare nei gruppi di preghiera del Rinnovamento. Talvolta, in particolari circostanze, si potrebbe anche passare dallo Spirito alla carne e dunque parlare di una certa esuberanza, ma questi casi sono da analizzarsi singolarmente e da attribuirsi al mancato “polso” del responsabile. Non deve mai mancare il necessario discernimento in ogni manifestazione.
Chi crede che tale gioia possa essere causata dai canti, dal battere delle mani o da qualsiasi altro fattore emotivo, cade in errore; quella gioia è solo esteriore e non può durare, fa sì che molte persone, partecipando ad un gruppo di preghiera, in esso e con i membri del gruppo siano allegre e contente, ma poi, al di fuori e con i propri familiari, sono aride e tristi. Chi possiede la vera gioia non si comporta così.
La vera gioia è quella che, come afferma il Manzoni, “il mondo irride ma rapir non può”. Non può essere “rapita” perché è scolpita nell’intimo dell’uomo e vi si scolpisce nel contatto reale che si ha con Dio.
Per un cristiano la gioia è parte integrante della. fede. È la manifestazione estrinseca dell’intrinseca unione con Dio.
Per questo S. Paolo, rivolgendosi ai Tessalonicesi, esorta: Siate sempre allegri (cfr. 1Ts 5,16). Ancora, con più forza ed insistenza, rivolge la stessa esortazione ai Filippesi: Siate sempre lieti nel Signore (Fil 4,3); qui specifica che la gioia deve essere solo nel Signore e non su altri fattori. Per dare enfasi e forza alla sua esortazione ripete: Siate lieti. È necessario, per S. Paolo, che un cristiano possegga la gioia, essendo essa, un frutto dello Spirito Santo (cfr. Gal 5,22).
Molti pensano e sostengono che la gioia debba essere interna e personale. S. Paolo non condivide questa idea ed esplicitamente asserisce: La vostra letizia sia nota a tutti gli uomini (Fil 4,5).
Tanto è importante la gioia in un cammino spirituale che, Gesù stesso, ha voluto sottolinearne la presenza con parole veramente singolari: Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena (Gv 15,11).

4. Può accadere che, durante il corso della riunione, si avvertano all’improvviso, senza un motivo apparentemente plausibile, sensazioni di tristezza, turbamento, freddezza e apprensione.
In alcune rare circostanze, la sensazione di freddezza, può anche dipendere da colui che guida la preghiera ma, nella maggioranza dei casi, ciò è da escludere.
In alcuni casi, il senso di “malessere”, è causato da motivi strettamente personali di disagio fisico o spirituale. Se avremo cura di esaminarci sinceramente, nella grande maggioranza dei casi, ci accorgeremo che siamo bloccati solo da noi stessi per un vecchio rancore che affiora all’improvviso, una distrazione che abbiamo assecondato, un problema della vita quotidiana che non siamo riusciti a mettere da parte durante la preghiera, un banale mal di testa e così via.
In altri casi, questo disagio può anche derivare da una o più persone inserite nel gruppo e, ipotesi da non scartare alla leggera, persino da persone che vivono ed operano al di fuori del gruppo ma che sono unite a noi spiritualmente.
Tutti noi credenti siamo parte dell’unico corpo mistico di Cristo e tutti siamo in comunione tra di noi formando così, la comunione dei Santi (cfr 1Cor 12,12-26).
Se camminando, urto con il piede una pietra fratturandomi un dito, il dolore non resta solo nel punto colpito ma, essendo il piede parte del corpo, si propaga per tutto il nostro essere. Ancora: se con un martello, invece di battere un chiodo colpisco un dito della mia mano, il dolore si ripercuote per tutto il corpo. Se un membro si infetta, prima o poi ne sarà contagiato tutto il corpo…
Nell’ambito del Corpo mistico: se un fratello è malato spiritualmente ne risentirà nella mente e nel cuore coinvolgendo, nella stessa malattia, la mente ed il cuore degli altri. È un influsso negativo che parte da questo fratello e raggiunge i diversi membri.
Nel corpo fisico sappiamo che, quando un organo si ammala, influisce su tutto l’organismo, pertanto, gli organi sani non restano passivi all’evento ma a cominciare dalla mente, tutti collaborano per curare quello malato.
La mente pensa di chiamare il dottore o di prendere questa o quella medicina, la mano porta la medicina alla bocca, la bocca la mastica e la ingerisce, lo stomaco la digerisce ecc. In un certo senso questo si verifica anche nel Corpo mistico.
Lo Spirito percepisce l’infermità spirituale di un fratello membro del Corpo; per ottenerne la guarigione comunica il malessere ai diversi membri che più gli sono vicini affinché questi si attivino per soccorrere e curare il membro malato.
Avverto, improvvisamente, turbamento ed apprensione: questo mi dice che qualche battaglia, più crudele e più decisiva, si sta svolgendo nelle anime. Forse qualcuno ha tradito il Signore, qualche anima è stata strappata da Gesù ed agonizza nel peccato.
Mi sento freddo, stordito, assonnato, legato nelle mie facoltà, come imbavagliato e impedito di pregare, mi sembra superfluo sforzarmi. Questo può significare che qualcuno dei miei fratelli è assediato e assalito dal nemico ed altri demoni mi impediscono di soccorrerlo.
Così possiamo percepire lo stato d’animo e le tentazioni di alcuni fratelli o dell’intero gruppo, o addirittura, la presenza di malefici o fatture nelle case o sulle persone.
Come per il corpo si ricorre al medico per recuperare la salute, così per lo spirito è necessario ricorrere al medico divino, Gesù, per ottenere la guarigione spirituale.
Dobbiamo evitare che la nostra mente cerchi di individuare chi possa essere la causa e finire per giudicare i nostri fratelli. Sta scritto: Non giudicare per non essere giudicato (Mt 7,1).
Dobbiamo piuttosto stimare il fratello anche quando è nel peccato o sotto l’influsso delle tentazioni perché egli è un possibile santo futuro (cfr. Mt 21,31).
Per grazia di Dio, le sensazioni negative sono piuttosto rare. Più frequenti, invece, sono stati d’animo e sensazioni completamente opposte che si manifestano con ondate di gioia contagiosa. Sono sensazioni che ci rasserenano, ci esaltano, ci infervorano gratificando il nostro cuore con una dolcezza indescrivibile. La gioia è prodotta dalla consapevolezza e realizzazione di essere, grazie alla comunione dei Santi, partecipi del giubilo di tante anime che cantano vittoria e del canto degli Angeli che esultano in Dio.

Fonte: “Rinnovamento Cristiano nello Spirito Santo”, P. Michele Vassallo S.D.V., Edizioni San Michele