I culti spiritici afro-americani

I culti afro-americani

“Fino ad oggi essi agiscono secondo i culti antichi: non venerano il Signore e non agiscono secondo le loro norme e il loro culto, né secondo la legge e il comando che il Signore ha dato ai figli di Giacobbe” (2Re 17,34)

Esistono varie forme di spiritismo e culti sincretici nati in Africa e successivamente diffusi in America Latina. Gran parte di essi mescolano pratiche animiste con il Cattolicesimo. Sebbene in alcuni casi possano apparire come una forma di cristianesimo adattato alle usanze del posto, essi rappresentano in realtà i culti spiritici più distruttivi e pericolosi in assoluto con gravi conseguenze e danni spirituali.
Per avere un’idea della loro pericolosità basta ricordare che molte persone con disturbi diabolici seri, sono state costrette a rivolgersi agli esorcisti perché hanno ingenuamente assistito – magari come semplici turisti – a riti tribali. Gli stessi esorcisti mettono in guardia coloro che si recano in vacanza in posti esotici (Africa, Brasile, ecc.) a non partecipare mai a riti o a celebrazioni folkrostiche locali, neppure dall’apparenza innocua, o almeno di astenersi da quelle usanze dove c’è un richiamo esplicito agli antenati o alle anime dei defunti. Come nel caso delle sedute spiritiche, delle messe nere e di altre pratiche similari, anche in questo caso può costare molto caro assistervi anche da semplice spettatore.

Vudu

Il Vudù (o Voodoo) è una religione sincretica (intesa come fusione di teorie filosofiche o di dottrine religiose diverse), panteistica (l’intera realtà si identificherebbe con Dio, del quale tutte le cose sarebbero parte o manifestazioni o rappresentazioni oggettive) e dai tratti fortemente esoterici nata tra il 1600 e il 1700 pressoché contemporaneamente in America latina e in Africa occidentale. E’ un fenomeno ampiamente legato allo spiritismo e alla magia, ed è fondato su una complessa teologia. Combina elementi dall’animismo tradizionale africano con concetti tratti dal Cattolicesimo. Oggi il Vudù è praticato da circa sessanta milioni di persone in tutto il mondo, e dal 1996 è stato riconosciuto come religione ufficiale in Benin (dove è organizzato in una Chiesa alla quale aderisce l’ottanta percento della popolazione) e ad Haiti (dal 2003) dove è praticato da gran parte della popolazione, contemporaneamente alla religione cattolica. Numerose comunità sono infine presenti in Ghana e in Togo oltre che a Cuba, Antille e Brasile.
Gli spiriti del cosmo “Loa” venerati dai vuduisti (derivanti dagli “Orixa” della tradizione africana Yoruba), sono spesso associati a santi e figure cattoliche e rappresentati come tali tramite statuette o immagini. I “santi”, infatti, vengono considerati o come incarnazioni terrestri della divinità, oppure come raffigurazioni alternative della divinità stessa. I Loa non vengono solamente pregati, ma anche serviti e accontentati con sacrifici, danze o simboli che rispecchino il gusto personale di ogni spirito.
Queste divinità, considerate perciò come intermediari tra l’unica divinità suprema e l’uomo, non hanno un aspetto proprio. Per questo motivo possono essere rappresentati solo tramite i “Vevè”, complessi disegni geometrici sacri. Questi simboli sono ritenuti il miglior modo attraverso cui esprimere il loro aspetto, in quanto sono rappresentazioni simboliche delle funzioni e delle caratteristiche che contraddistinguono gli spiriti della natura e degli elementi.
Per quanto riguarda i cerimoniali, tutti i presenti possono assistere alla prima metà dei rituali Vudù. Per potere invece partecipare all’intera cerimonia, che prevede l’invocazione dei Loa, bisogna prima sottoporsi all’iniziazione dove per sette giorni i nuovi adepti rimangono in un luogo chiuso e imparano i segreti del Vudù. Il rito vero e proprio inizia per mano di un sacerdote o di una sacerdotessa. Il suo compito è quello di evocare in sequenza tutti i Loa bevendo un liquido e versandolo a terra intorno ad un palo sacro. Una volta che tutti i seguaci sono entrati in comunione con gli spiriti, il sacerdote disegna per terra i Vevè specifici per ogni ogni Loa. Solo allora iniziano le danze e i canti che terminano quando tutti i partecipanti al rituali sono ormai in stato di trance. A questo punto i Loa si manifestano e “cavalcano”, ovvero invasano i fedeli, durante il culto. Il Loa condiziona sempre il comportamento del posseduto che esprime, in questo modo, direttamente la personalità del Loa. Ogni spirito ha una sua caratteristica che lo rende immediatamente riconoscibile. Alcuni sono violenti e fanno stare male i loro “cavalli” (i posseduti), altri invece si limitano a manifestare la propria personalità. I Loa però non si limitano a farsi vedere, ma chiedono anche da mangiare o da bere e alcuni oggetti. Solo quando saranno soddisfatti ascolteranno le richieste dei fedeli e, se possibile, li accontenteranno per poi uscire dal corpo in cui risiedono.
Secondo la tradizione magica vuduista, alcuni potenti stregoni sarebbero addirittura in grado di infondere una sorta di nuova vita ai morti, creando i cosiddetti “zombi”…

Macumba

Il temine Macumba viene usato per definire un insieme di pratiche rituali africane trapiantate in Brasile nel XIX secolo. Costituisce il più famoso risultato della tradizione Yoruba nigeriana trapiantata in America Latina.
A metà del XX secolo la Macumba brasiliana si divide in: Candomblé, Umbanda e Quimbanda (il ramo malefico dell’Umbanda). A questi potremmo aggiungere l’Omoloko.
La Macumba include spesso elementi di altre religioni, in un sincretismo che abbraccia religioni autoctone africane, cultura europea, cattolicesimo e spiritualità brasiliana. Le cerimonie della macumba sono fortemente influenzate dagli elementi africani e spesso avvengono all’aperto, includono sacrifici animali (principalmente galli e galline) e offerte agli spiriti (denaro, tabacco), in modo simile a quanto avviene nel Vudù haitiano. Dei medium, chiamati “macumbeiro”, officiano riti e cerimonie. Anche se la macumba può essere vista come una religione a sé stante, spesso i praticanti sono affiliati ad altre credenze religiose, come il cattolicesimo. La macumba è quindi capillare nelle comunità brasiliane, dove consultare un macumbeiro per rituali di buona fortuna è pratica abbastanza comune.

Candomblè

Il Candomblè è di derivazione Macumba, è praticata prevalentemente in Brasile ma anche in stati vicini come l’Uruguay, il Paraguay, l’Argentina e il Venezuela. Il Candomblé di Bahia è il più tipico e diffuso dei culti afro-brasiliani. Si articola in una molteplicità di centri indipendenti, alcuni che cercano di mettere in secondo piano gli elementi cristiani, e altri di tendenze più apertamente sincretiste.
L’iter iniziatico del Candomblé è piuttosto lungo ed i rituali, per lo più celati ad occhi indiscreti, si basano essenzialmente sul fenomeno della possessione. Una tipica cerimonia del candomblé comprende sei momenti: riti di purificazione preliminari, discesa degli spiriti, che prendono possesso del corpo degli iniziati al ritmo di diversi tipi di tamburi della tradizione africana; danza degli iniziati (cioè, secondo il Candomblé, degli spiriti che hanno preso possesso dei loro corpi); congedo degli spiriti; banchetto sacro; e infine “consultazione” degli spiriti, che offrono suggerimenti per la vita quotidiana e spirituale.
Le preghiere prevedono l’invocazione degli “Orixa” (leggasi Oriscià) di origine Yoruba, spiriti considerati come intercessori tra gli uomini e la divinità suprema (o energia cosmica “Ashe”). Vi sono Orixa dei minerali, dei pesci, degli animali, del fuoco, dell’aria, dell’acqua e della terra che formano le sette forze della natura. Queste divinità possiedono una propria personalità e ciascuno di loro è associato ad un fenomeno naturale specifico e a certi colori. Sarebbero proprio questi spiriti che, una volta evocati, si impossessano del corpo del medium che li ha chiamati durante una trance. Ogni Orixa possiede uno o più “schiavi” a cui sono legati, e che hanno il dovere di portare i loro messaggi e richieste.
Come conseguenza della colonizzazione e della diffusione del Cattolicesimo sono stati associati agli Orixa tutti i più comuni santi cattolici. Se non si conosce il fenomeno Candomblé (e gli altri culti similari), si rischia di scambiare la statua di qualche Orixa per quella di un santo o di Gesù stesso (considerato “Oxala”); in molti casi è stata infatti ripresa integralmente l’immagine tradizionale con cui il santo viene rappresentato in tutto il mondo.
Gli Orixa ricevono regolarmente omaggi sotto forma di offerte, danze sacre e canti. I sacerdoti sono in prevalenza donne, ma non mancano gli uomini.
Il privilegio di servire gli Orixa come “cavallo” (ossia esserne posseduti) è riservata a pochi eletti, specialmente a quelli di sesso femminile. La possessione da parte della divinità, che rappresenta la caratteristica principale dei culti di origine africana, non si esercita su una persona qualsiasi, ma su alcuni soltanto. Il carattere personale della divinità è un’ulteriore caratteristica. Ogni persona è preparata per accogliere solo la sua divinità protettrice e nessun’altra.
La cosa sconvolgente riguardo al Candomblé è che viene proposto come “attrazione” turistica in varie zone del Brasile (specialmente a Salvador de Bahia) anche grazie alla particolarità degli abiti indossati dalle donne e per le accattivanti danze rituali.

Umbanda

L’Umbanda è simile al Candomblé e sempre di derivazione Macumba, è molto diffuso in Brasile, ed è nato dall’incontro con il movimento spiritista, influenzato in particolare dallo spiritismo francese di Allan Kardec oltre che dalle filosofie orientali. L’incontro tra il kardecismo e i culti afro-brasiliani dà vita a un sincretismo di secondo grado, in cui nei medium oltre ai tradizionali Orixa (che abiterebbero un piano più alto rispetto agli altri spiriti e avrebbero nei loro confronti un ruolo di guida) discendono gli spiriti dei morti. Vengono perciò invocati spiriti di trapassati, schiavi neri ed indios, che prestano il loro concorso nelle guarigioni e dispensando ai fedeli vari consigli.
Non si tratta di una religione unificata: come nel caso del Candomblé ogni tempio, generalmente chiamato tenda, è autonomo dagli altri ed i rituali sono suscettibili di variazioni e novità in base anche alle direttive delle entità celebrate nel tempio stesso.

Quimbanda

Diverso dall’Umbanda è invece il culto Quimbanda. Presso le popolazioni di lingua bantu il “kimbanda” era lo stregone, il depositario di conoscenze ancestrali a livello medico, magico ed etico.
La Quimbanda, comunemente intesa come la magia nera, deriva direttamente dall’Umbanda e ne rappresenta la metà oscura, tutto ciò che l’Umbanda non è o comunque non può e non desidera essere. I protagonisti di questo culto sono l’orixa Exù e Pomba Gira, l’equivalente del diavolo e della sua perversa consorte in un fiorire di manifestazioni e schematizzazioni complicatissime e rigorosamente sincretizzati con i demoni della tradizione occidentale: Lucifero, Belzebuth ed Astaroth in testa.
Exù e Pomba Gira fanno da portavoce dei mortali e richiedono da loro sacrifici di galli, piccioni e capretti in cambio dei loro servizi (che prevedono l’apporto di benefici o di malefici a seconda della richiesta).
Sarebbero inoltre attratti da tutto ciò che è tagliente ed è per questo che gradiscono che il pugnale utilizzato per l’uccisione rituale degli animali sia lasciato tra le offerte unitamente a bevande altamente alcooliche.

Santo Daime

Il Santo Daime è fondato negli anni trenta in Brasile come ennesima eredità della tradizione nigeriana Yoruba. Incorpora elementi di varie religioni o tradizioni spirituali, come cattolicesimo popolare, spiritismo kardecista, animismo africano e sciamanesimo sudamericano. I rituali del Santo Daime comprendono canti collettivi di inni, a volte eseguiti danzando, altre volte semplicemente seduti su delle sedie, insieme all’assunzione del Daime, il nome che il fondatore del culto, Raimundo Irineu Serra, o Mestre Irineu, diede alla bevanda conosciuta comunemente con il nome di “ayahuasca” (leggasi aiuasca).
L’assunzione del Daime, pur non avendo un reale potere lassativo, può provocare vomito o stimolare l’evacuazione intestinale, fenomeno accolto come una forma di purificazione dalle impurità emotive e fisiche. In generale il Santo Daime promuove uno stile di vita sano in conformità con il motto del fondatore “armonia, amore, verità e giustizia”, così come altri valori dottrinali chiave, come forza, umiltà, fraternità e purezza di cuore.
La pratica del Santo Daime comincia e finisce con preghiere cristiane e presenta vari tipi di rituali: due di questi sono le “concentrazioni” e le “danze”, noti anche come “innari”. Altri rituali si concentrano sulla recita del rosario o sulla guarigione. I partecipanti bevono il Daime in tutti i tipi di rituali, ma ci sono delle differenze: le concentrazioni sono meditazioni silenziose, praticate stando seduti, mentre gli innari comprendono danze e inni cantati suonando le maracas.
Il nucleo cristiano è combinato con elementi gnostici e panteistici. Anche gli esseri spirituali dello sciamanesimo indigeno amazzonico e deità del pantheon africano sono incorporati nella dottrina.
I partecipanti al rituale si sottomettono a un processo attraverso il quale essi possono apprendere cose ed entrare in contatto con lo spirito del fondatore per essere guidati. Attraverso la forza degli inni essi diventano testimonianza vivente con l’apporto di energie specifiche di guarigione, forza, comunione, perdono e rimembranza. Ciò può comportare vari prodigi (l’ayahuasca è famosa per le visioni che genera e per il senso di comunione con la natura e la realtà spirituale) e anche lezioni più terrene, meno piacevoli, su se stessi. Si ritiene che il Daime riveli sia gli aspetti positivi sia quelli negativi o irrisolti dell’individuo, dando luogo a “passaggi” difficili che comportano la disintegrazione di questo contenuto psicologico dissociato. Data la complessità del rituale, le cerimonie sono chiamate “lavori”, visto che possono durare fino a 12 ore.

Santeria

Il culto della Santeria è riconosciuto come un altro risultato della religiosità Yoruba nigeriana. E’ diffusa principalmente a Cuba, ma la troviamo anche in Brasile, Porto Rico, Repubblica Dominicana, Panama e anche in luoghi con molti immigrati latino-americani e negli Stati Uniti (come Florida, New York e California).
Il termine “santeria” è stato coniato dagli spagnoli per denigrare quella che a loro pareva una eccessiva devozione ai santi da parte dei loro schiavi, che andavano in questo modo a non comprendere il ruolo principale di Dio nella religione cattolica. Questo atteggiamento nacque da una costrizione imposta loro dagli schiavisti: la proibizione tassativa, pena la morte, di praticare le proprie religioni animiste portate con loro dall’Africa occidentale, li costrinse a trovare una soluzione per aggirare questo divieto e cioè di celare, nel vero senso della parola, dietro l’iconografia cattolica i loro Dei così da essere liberi di adorarli senza incorrere alla crudeltà dell’oppressore. In tal modo i dominatori spagnoli pensarono che gli schiavi, da buoni cristiani, stessero pregando i santi quando in realtà stavano di fatto conservando le loro fedi tradizionali.
Gli adepti della Santeria a Cuba, pur ammettendo le similitudini e le comuni origini con Candomblé e Macumba brasiliani e il Vudù haitiano, sostengono di non praticare la magia nera, ma solo quella bianca. In pratica esclusivamente divinazione, e riti per favorire successi in amore, in ambito economico e di salvaguardia della salute o nella cura di malattie. Le pratiche private sono improntate sul culto dei morti e degli antenati ai quali si riserva un angolo della casa e si offrono cibo e bevande. Presente anche il concetto induista-buddista della reincarnazione, in particolare per chi non pratica i rituali. Ci sono poi i rituali collettivi accompagnati dai tamburi con fenomeni di possessione e trance.
Le principali divinità della Santeria cubana sono simili a quelle delle altre religioni afro-americane che prevedono la venerazione degli Orixa di provenienza Yoruba.
Gli Orixa vengono propiziati con sacrifici, ma non sempre c’è bisogno di una vittima e di uno spargimento di sangue. Più frequentemente si offrono frutti, fiori, candele o i cibi preferiti dagli Orixa. Si ricorre a offerte più importanti solo se si devono risolvere problemi molto delicati e soprattutto si ricorre al sacrifico di sangue solo quando è a rischio la vita di una persona.
Nel culto santero sono di fondamentale importanza gli spiriti dei morti, chiamati “eggun”, che vanno sempre onorati prima degli Orixa. I defunti hanno bisogno di essere nutriti e per questo motivo in casa di un santero troverete sempre, nel bagno o dietro le porte, bacinelle di acqua, tazzine di caffè, bocconi di cibo, mazzi di fiori e candele votive.
Ogni cerimonia rituale si apre con l’invocazione e l’offerta agli eggun. La messa spirituale è una seduta pubblica in cui i partecipanti siedono intorno a un tavolo spesso tenendosi per mano. Durante le cerimonie, che si svolgono dopo il tramonto, il “santero” parla con una lingua a metà tra l’africano e lo spagnolo, incomprensibile per chi non è un iniziato. Invoca i morti con un bastone detto palo e prende le sembianze degli eggun che incontra nella stanza liberi di parlare e agire. La cerimonia è arricchita da preghiere e offerte propiziatrici. Se c’è bisogno di divinare il futuro o di dare risposta a domande poste dai fedeli si ricorre a noci di cocco e a conchiglie, che vengono lanciate in aria e il loro modo di disporsi al suolo viene interpretato come segno di una ben precisa volontà.
Il santero è un personaggio al quale si ricorre frequentemente per dare una soluzione ai problemi del quotidiano. E’ un guaritore e un divinatore del futuro, un oracolo e un preparatore di amuleti. Si va da lui con la stessa facilità con cui ci si reca da un medico e spesso lo si consulta anche quando la medicina tradizionale non ci dà speranza.

Palo

Il Palo chiamato anche “le Regole del Congo” sono uno stretto gruppo di religioni africane che gli schiavi dell’Africa Centrale importarono principalmente nelle isole di Cuba e Porto Rico. Alcune varianti della religione Palo sono il Palo Mayombe e il Kimbisa o Santo Cristo Buen Viaje.
Le basi del credo del Palo sono: la venerazione degli spiriti degli antenati e la credenza in energie naturali. Oggetti naturali, ed in particolare i pali, sono considerati come infusi di energie spesso collegate alle energie degli spiriti. Questi oggetti, conosciuti come “nganga” sono percià molto utilizzati durante i rituali.
La pratica principale dei Palo si concentra su un particolare ricettacolo religioso o altare. Si tratta di un vaso consacrato pieno di terra sacra, bastoni (palos), resti umani, ossa e altri oggetti (la necessità di disporre di resti umani implica la frequente necessità di profanare i cimiteri). Ogni vaso è dedicato ad una specifica entità spirituale e sarebbe inabitato anche dallo spirito di qualche morto (quasi mai l’antenato diretto del proprietario dell’oggetto), che funge da guida per tutte le attività religiose che vengono eseguite. Vari metodi di divinazione sono utilizzati nel Palo. Uno prevede l’utilizzo di conchiglie o gusci. Un metodo più tradizionale, prevede l’utilizzo di un corno di animale ricoperto con uno specchio.
I rituali del Palo non disdegnano i sacrifici animali e addirittura umani, come attestato da recenti fatti di cronaca in cui i narcotrafficanti, per ingraziarsi le divinità e ricevere il loro aiuto, hanno compiuto vere e proprie carneficine di massa.

Obeah

Il termine Obeah è di derivazione Ashanti e significa “stregoneria” e a volte indicato anche come “Obi”, indica le pratiche magiche e religiose originarie dell’Africa centrale e Occidentale.
E’ praticata in Giamaica, Suriname, Isole Vergini, Trinidad e Tobago, Guyana, Belize, nell’isola di Barbados e nelle Bahamas, oltre che in altre isole caraibiche.
Condivide diversi elementi, oltre che le sue origini, con altre pratiche magico-religiose quali Palo, Vudù e Santeria. In molte zone caraibiche è mescolata con elementi di altre religioni quali quella cristiana e induista.
L’Obeah fa ampio uso della magia per ottenere fortuna, amore e denaro. Ricorrenti sono le pratiche distruttive e sanguinarie per arrecare, se necessario, danno al prossimo.

Santa Morte

La Santa Morte (Santa Muerte in lingua originale), o Santissima Morte o ancora Donna Sebastiana, è una figura di culto prevalentemente messicana. Per la sua spiccata somiglianza alla religiosità popolare cattolica, per l’uso di immagini, altari, veglie, fiori, processioni, molti cattolici dell’America Latina credono che si tratti di una cosa approvata dalla Chiesa e pensano che la “Santa Morte” sia un altro santo della Chiesa cattolica. Molti la venerano come San Giuda Taddeo o San Charbel.
Le sue origini sono incerte; sebbene alcuni ritengano sia legato al culto della morte preispanico precolombiano, molti asseriscono invece trattarsi piuttosto di un sincretismo con la religione Yoruba, pure diffusa in Africa, o altro.
La leggenda popolare, tramandata oralmente, narra dell’apparizione che la “Madonna Morte” avrebbe fatto a un popolano, per far in modo che la “propria devozione” avesse inizio, spiegando che era “in virtù” dei “sacrifici” fatti dall’intero popolo messicano che essa concedeva loro questa speciale grazia e protezione. Un culto “popolare” quindi, non “organizzato”, senza “ministri” né “chiesa” almeno fino al 2002 quando un sedicente arcivescovo della scismatica “Iglesia católica tradicional Mex USA” (e già allontanato dalla Chiesa Cattolica, nella cui gerarchia non risulta avesse mai ricoperto alcun incarico) ne formalizzò il culto.
Le persone che venerano la cosiddetta “Santa Morte” la presentano come un’“entità spirituale” che è sempre esistita, dall’inizio dei tempi fino ai giorni nostri. Di fatto, dicono che sia l’entità spirituale più potente che esiste.
Affermano che questa entità spirituale gestisce un’energia chiamata “energia di morte”, capace di materializzarsi in una figura, che concentra sia la forza creatrice che quella distruttrice dell’universo. A loro avviso, chi crede nella “Santa Morte” può imparare a gestire questa forza, che emana dalle sue immagini consacrate, visto che la Bambina Bianca (un altro dei suoi nomi) è una delle protezioni più forti esistenti.
Per i suoi devoti, “la Signora”, come viene chiamata affettuosamente, è capace di apparire e di manifestarsi corporalmente o di imprimere le sue immagini in vari luoghi. In libri e riviste in cui si promuove il suo culto, si narrano i presunti interventi miracolosi vissuti, in cui la “Santa Morte” ha liberato da molteplici pericoli e ha aiutato a risolvere problemi complicati, legati a salute, denaro e amore.
Un altro dato importante è il fatto che quanti praticano il culto alla cosiddetta “Santa Morte” lo fanno perché presumibilmente le si può chiedere di tutto: ci sono persone che chiedono favori o miracoli per trovare lavoro o per avere salute o cibo, ma anche chi chiede potere economico, politico o criminale, chi chiede vendette o morte, oltre al successo nelle proprie attività legate al crimine organizzato.
Quello che non si oserebbe mai chiedere a Dio, alla Madonna, agli angeli e ai santi si osa chiedere alla cosiddetta “Santa Morte”. Non stupisce, quindi, che il culto alla “Santa Morte” si colleghi a persone che vivono in situazioni ad alto rischio e alla delinquenza sporadica o organizzata. I suoi devoti in genere portano un ciondolo o uno scapolare visibile con questa immagine. Molti addirittura se la tatuano. La portano i militari, i poliziotti, i narcotrafficanti, i delinquenti e le schiave del sesso, anche se come in tutte le regole esistono eccezioni. La “Santa Morte” è un simbolo che sembra identificare le persone che vivono tra legalità e illegalità.
La venerazione della cosiddetta “Santa Morte” non è cristiana, è piuttosto collegata alle cosiddette scienze occulte, allo spiritismo, alla magia, alla stregoneria e all’esoterismo. È una cosa del tutto al margine della fede cattolica, che prescinde dall’aspetto etico e tollera, promuove e appoggia condotte delittuose.