Le catene di preghiera o “catene di sant’Antonio”

Catene di preghiera, catene di Sant'Antonio

“Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole” (Mt 6,7)

In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà (Mt 18, 19)
In questo passo evangelico, il Signore Gesù ci mostra l’importanza di unirci in preghiera per un’intenzione particolare, e non pone condizioni al momento di invitare i suoi discepoli a mettersi d’accordo per pregare.
Chi vuole unirsi a un’intenzione di preghiera, ad esempio del papa, può recitare la preghiera che vuole, all’ora e nel luogo che desidera, così come recitarla da solo o accompagnato o unito a qualcuno a distanza a un’ora convenuta o meno.
Bisogna però saper distinguere la differenza tra unirsi in preghiera per un’intenzione concreta e reale, anche se le persone non si conoscono, e far parte di una catena di preghiera.
Oggi più che mai, grazie a Internet, è aumentata la diffusione di catene di preghiera che per ottenere fini determinati minacciano con una punizione chi non le segue o cercano di imporre qualcosa.
La Chiesa non accetta che si strumentalizzi la preghiera, togliendole valore e importanza, per fini non santi.
In questo senso, le catene di preghiera sono censurabili, per due motivi:

1. In primo luogo, garantiscono disgrazia a chi non le segue, o le interrompe a livello temporaneo o definitivo, oppure non le reinvia, e sostengono questa minaccia citando ovviamente falsi esempi e false testimonianze. Chi dice queste cose in nome di Dio è un falso profeta e pecca in modo grave. Nessuno può minacciare in nome di Dio.
2. In secondo luogo, queste catene ingannano perché obbligano la gente a fare un cattivo uso della preghiera, fuorviandola o banalizzandola. È questo il vero obiettivo di questo tipo di catene di preghiera. E questo obiettivo si raggiunge con la presunta “esca” del beneficio personale se si partecipa; in questo senso le catene di preghiera sono superstizione.
Collegare disgrazia, condanna o premio a una catena di preghiera non è conforme agli insegnamenti della Chiesa; il premio e la condanna, inoltre, non derivano dalla partecipazione o meno a queste catene.

Tali catene di preghiera sono una superstizione perché viene attribuita alla semplice materialità di queste preghiere un’efficacia che non hanno.
Ce lo ricorda anche il Catechismo della Chiesa Cattolica:“Attribuire alla sola materialità delle preghiere o dei segni sacramentali la loro efficacia, prescindendo dalle disposizioni interiori che richiedono, è cadere nella superstizione” (n. 2111).
Ogni superstizione è un serio problema perché fa riporre la fiducia in pratiche ridicole, rappresentando di conseguenza un’offesa a Dio perché non si ha fiducia in Lui.
La superstizione va contro il primo comandamento della legge di Dio, ed è un chiaro segno del fatto che la vera fede è inesistente. Dove decade la religione aumenta la superstizione.
Per questo, cade in errore non solo chi invia e diffonde queste catene di preghiera, ma anche chi ci crede.

Da quanto detto si deducono vari errori:
– Un primo errore è avvalersi di una presunta necessità altrui a beneficio personale.
– Un altro errore di queste catene è che sono ricette o formule per ottenere risultati a scapito della fede. La magia pretende di ottenere qualcosa attraverso formule che devono essere seguite alla lettera per ottenere il risultato desiderato, e si abbandona il cammino della fede per addentrarsi in quello della magia.
– Queste catene di preghiera sono un grave errore perché “si attribuisce un’importanza in qualche misura magica a certe pratiche, peraltro legittime o necessarie” (Catechismo, n. 2111).
– Un altro problema è la questione della minaccia per la mancata realizzazione di una pratica, il che è inaccettabile. Questo suggerisce anche di avere una paura infondata nei confronti di Dio per richieste rivolte da uomini che pretendono di parlare in suo nome.
– Un altro errore di queste catene di preghiera è la diffusione di preghiere e immagini che contengono errori teologici. È una cosa seria, perché le persone che non possiedono una fede molto solida e ben radicata possono cadere in errore, a scapito di una sana preghiera e di un rapporto corretto con Dio.
– Un sesto problema che deriva dal fatto di ricorrere a queste pratiche e riporvi fiducia è l’abbandono di Dio a scapito della nostra salvezza. Quando ci rendiamo conto che Dio non risponde quando agitiamo la nostra bacchetta magica, quando vediamo che Dio non fa ciò che chiediamo, arrivano il disincanto e la frustrazione.
– Un settimo errore risiede nel fatto di voler “motivare” gli altri a diffondere una catena per ottenere ciò che si desidera in modo facile, rapido ed efficace, anche indipendentemente dal compimento della volontà di Dio, volontà che il buon seguace di Cristo deve concretizzare, anche se con sforzo, nella sua vita quotidiana.
– Un ultimo problema, seppur non meno importante e che non va escluso anche se non è di carattere religioso, è che queste catene, quando vengono inviate per e-mail, sono spesso usate per cercare informazioni, diffondere virus informatici…

Tutto si basa su due errori: a Dio non vanno posti limiti di tempo, ed Egli non risponde alle richieste che avanziamo non conoscendo i suoi progetti nei nostri confronti attraverso la sua divina provvidenza e saggezza.
La motivazione della preghiera a favore di qualcuno dev’essere l’amore. Si prega per vero amore nei confronti del fratello o della sorella nella fede che soffre.
E si prega senza dimenticare che la preghiera si deve adattare alla volontà di Dio. Non possiamo mai esercitare pressioni su Dio perché realizzi ciò che desideriamo. La preghiera è semplicemente per metterci nelle sue mani, per riporre nel suo cuore amorevole la nostra vita e il nostro destino, come un bambino tra le braccia della mamma (cfr. Sal 131, 2).
Dobbiamo tener presente che non possiamo manipolare Dio. Egli non agisce in base alla volontà umana. Dio non è un dispensatore di miracoli, e il rapporto con Lui si basa sulla fiducia.
Noi dobbiamo essere in comunione con Dio in qualsiasi circostanza della nostra vita. Chi confida in Dio lo riconosce come Padre e sa che il trionfo è assicurato, ma non allo stile degli uomini, secondo una logica umana.
Chi confida in Dio ha nel proprio cuore la certezza che la croce non è la fine del cammino. Chi confida in Dio sa che anche se le cose non vanno bene Egli non abbandona mai.
Non si tratta di assicurarci le cose mediante le nostre azioni, le nostre risorse o i nostri mezzi, ma di avere la sicurezza di saperci amati da Dio; è importante credere nella paternità di Dio e nella sua provvidenza.
Diffondiamo l’amore di Dio senza condizionamenti come ci ha insegnato Gesù. La preghiera autentica è una richiesta all’onnipotenza di Dio realizzata con fiducia, ma anche con il rispetto più assoluto per la sua volontà.
Bisogna quindi dire di no alle catene di preghiera, enessuno si senta male o colpevole o nel peccato se le ignora.

Fonte: da un articolo di padre Henry Vargas Holguin su Aleteia.it