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Miracoli divini e prodigi diabolici

Miracoli divini e prodigi diabolici

“Sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi segni e miracoli, così da ingannare, se possibile, anche gli eletti” (Mt 24,24)

Dall’insegnamento della Sacra Scrittura sappiamo bene che il Demonio può travestirsi da angelo di luce (cfr. 2Cor 11,14) e compiere segni tali da ingannare, se possibile, anche gli eletti (cfr. Mt 24,24).
E’ ciò che si verificherebbe, infatti, se Dio non intervenisse infondendo nell’anima degli eletti particolari grazie per impedire un simile inganno.
Questa affermazione potrebbe creare un bel po’ di confusione, in quanto ogni falsa religione potrebbe classificare come diabolici i miracoli delle altre fedi, e così il miracolo, voluto da Dio come motivo di credibilità della unica e vera religione cristiana, perderebbe il suo valore.

A questo punto è necessario capire che cosa è il miracolo e quanto un miracolo può provare la vera religione.
San Tommaso definisce in questo modo il miracolo: Le cose causate da Dio fuori dall’ordine comunemente osservato nell’universo sono dette miracoli (Contra Gentes III,101).
Provando a fare una sintesi di quanto affermato nella sua opera, possiamo ancora affermare che il miracolo è un segno prodigioso, che si svolge secondo modalità che eccedono le ordinarie leggi naturali, operato da Dio – talvolta con la cooperazione degli Angeli o dei suoi servi (in casi eccezionali anche da infedeli o peccatori) – al fine di rendere meglio credibile la vera religione.

Di conseguenza ne rileviamo i due seguenti aspetti fondamentali:

una certa straordinarietà del fatto (“miracolo” deriva da “mirum” = “meraviglioso”), che serve a rendere credibile l’intervento divino.
la correlazione con una certa verità di fede, che il miracolo tende a provare.
Un esempio di miracolo in cui sono evidenti le due componenti è l’episodio del paralitico guarito (Mc 2, 5-12) riportato di seguito: Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: «Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati». Seduti là erano alcuni scribi che pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?». Ma Gesù, avendo subito conosciuto nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate così nei vostri cuori? Che cosa è più facile: dire al paralitico: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati, ti ordino – disse al paralitico – alzati, prendi il tuo lettuccio e và a casa tua». Quegli si alzò, prese il suo lettuccio e se ne andò in presenza di tutti e tutti si meravigliarono e lodavano Dio dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».
Il fatto prodigioso (la guarigione del paralitico) è “segno” che “il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati”.
Nel Vangelo dell’apostolo Giovanni, egli chiama “segni” i miracoli operati da Gesù, proprio per indicare che questi non sono soltanto fatti prodigiosi, ma che soprattutto “significano” qualcosa.

In base a quanto detto fino ad ora possiamo discernere un vero miracolo dai seguenti aspetti:

La natura della componente prodigiosa del miracolo: Alcuni miracoli, quali la resurrezione dei morti o il passaggio attraverso i muri, possono venire solo da Dio (per san Tommaso solo questi sono i miracoli propriamente detti), in quanto il Demonio non può compierli. Egli non ha facoltà di sospendere le leggi della natura, ma può usare e manipolare le leggi naturali in qualità di creatura angelica, cioè in modo superiore alle capacità umane (preternaturale), oppure accelerare i processi naturali.
Tuttavia anche nei casi di esclusiva pertinenza divina potremmo essere ingannati, perché il Demonio potrebbe far credere morto chi morto non è, come pure potrebbe far muovere e parlare un cadavere in modo da farlo sembrare vivo. Ancora potrebbe creare nell’immaginazione di una persona la convinzione che un certo fatto sia avvenuto (cfr. S.Th I, 114 ad 2).
Il messaggio trasmesso mediante l’evento prodigioso: i prodigi diabolici tendono a essere eventi mirabolanti che non significano nulla (la pura dimostrazione di potenza staccata dall’amore e dalla proclamazione della verità), come nel caso dal Diavolo che tenta Gesù per ottenere una pura dimostrazione di potenza, invitandolo a buttarsi giù dal Tempio (cfr. Lc 4,9).
Frequenti sono anche i prodigi che tendono ad accreditare errori o maestri dell’errore (es. lo pseudo-santone indiano Sai Baba: false guarigioni, materializzazione di ceneri, di oggetti, di pietre preziose ecc.).
Un vero miracolo non confermerà mai una dottrina erronea, contraria a quanto Dio ha rivelato e la sua Chiesa ci invita a credere.
Spiega San Tommaso Nessuno compie veri miracoli contro la fede, poiché Dio non è testimone della falsità: ne consegue che qualcuno che predica una falsa dottrina non può fare miracoli.
Nonostante tutti i criteri di discernimento fino ad ora forniti, nessun motivo di credibilità da solo è sufficiente a provare la vera religione in quanto esso deve svolgersi in un contesto dove la probabilità è aumentata da altri elementi quali: l’esempio dei Santi, la purezza della dottrina, i tanti altri miracoli verificatisi (nessuna religione ha i miracoli che avvengono nella religione cristiana: la vita della Chiesa è anche una storia di continui prodigi e miracoli).
Ancora utili per riconoscere il vero miracolo sono la santità di vita delle persone coinvolte con il miracolo stesso (l’umiltà, l’ubbidienza e l’amore per la croce, assolutamente impossibili presso i miracoli diabolici), il luogo dove questo si verifica, i frutti che esso porta.
Di fondamentale importanza è la conferma e approvazione da parte della Chiesa che, in qualità di guida e autorità spirituale, fornisce la certezza che il messaggio correlato col miracolo è vero.
Tutto questo rende più probabili i veri miracoli e meno probabili i prodigi diabolici che, sebbene mirabolanti e persuasivi (come avverrà negli ultimi tempi), si potranno armonizzare e integrare con le suddette note. Anche la più abile mascheratura presenterà qualche falla che potremo essere in grado di riconoscere.

Per riconoscere il vero miracolo, in ultima analisi, è decisiva la buona volontà delle persone, avvalorata dalla grazia. Se una volontà cattiva non riconosce il miracolo vero (neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi cfr. Lc 16,31), la volontà buona accetta il miracolo vero e rigetta quello falso. Per questo il Vangelo dice che negli ultimi tempi i prodigi diabolici ingannerebbero gli eletti se possibile. Non sarà infatti possibile perché la grazia divina renderà evidente a colui che ha buona volontà, la dissomiglianza del prodigio diabolico con le caratteristiche tipiche del vero miracolo.

Nell’insieme degli elementi che compongono il quadro di un vero miracolo, il giudizio della Chiesa è il principale aspetto: come crediamo alle Scritture perché ce le ha date la Chiesa, così dobbiamo accettare un miracolo perché la Chiesa lo conferma tale.

Perché non guarisco? Gli ostacoli alla guarigione

Gli ostacoli alla guarigione

“Un uomo che resta in collera verso un altro uomo, come può chiedere la guarigione al Signore?” (Sir 28,3)

La volontà e la decisione di affrontare gli ostacoli che si trovano sulla via della guarigione è spesso l’indicatore del nostro reale desiderio di guarire. Questo vale sia per coloro che stanno pregando per i malati sia per i malati stessi.

Alcune delle resistenze che a volte dobbiamo affrontare sono:

Mancanza di fede ed incredulità (cfr. Mt 13,58; Mt 17,14).
Esattamente come la fede è seminata nel nostro cuore dalla Parola di Dio, così l’incredulità è seminata nel nostro cuore da Satana. L’incredulità è fatta di disobbedienza e mancanza di fiducia in Dio. E’ altresì sbagliato ritenere la guarigione divina e il miracolo, qualcosa di rarissimo che non toccherà mai noi in prima persona.

Peccato non confessato (cfr. Sal 31,10; 32,5).
La colpa è una causa che predispone a molte malattie, come nel caso del paralitico in Matteo 9,1-8 dove Gesù ha affrontato prima il problema del peccato e poi quello della malattia. L’uomo alla piscina di Betsaida (cfr. Gv 5,12-18) soffriva da trentotto anni di un male che aveva le sue radici in un problema di peccato. Se siamo chiusi nei confronti della convinzione di colpevolezza che ci dà lo Spirito Santo e opponiamo resistenza al fatto che egli la affronti, il risultato è che siamo chiusi anche di fronte al suo potere di guarirci.

Odio, rabbia e risentimento (cfr. Gb 5,2; 18,4).
Questi atteggiamenti non solo possono provocare la malattia, ma se ci inaspriamo nei confronti di essa, possono anche essere di ostacolo alla guarigione. Quando siamo ammalati, possiamo essere risentiti nei confronti di chi sta bene. Possiamo risentirci contro noi stessi, con i nostri genitori e con Dio (nel caso di malattie congenite o di invalidità). L’amarezza è contagiosa ed esclude Dio da quella situazione perché egli non può intervenire e guarirci in quanto, così facendo, sembrerebbe giustificare il nostro atteggiamento risentito.
Se ci siamo adirati con Dio, dobbiamo pentirci e chiedere il suo perdono. Se siamo risentiti nei confronti di qualcuno perché ci ha ferito, dobbiamo perdonarlo e pentirci del nostro atteggiamento verso di lui anche se ciò può risultare difficile (cerchiamo di essere sempre noi a fare il primo passo).
Talvolta, affrontare il risentimento e l’amarezza sarà sufficiente di per sé a guarire (cfr. Lc 6,37); altre volte sarà ancora necessaria una preghiera di guarigione dopo aver rimosso l’ostacolo.
E’ fondamentale ricordare che il perdono non si basa sul nostro stato d’animo di predisposizione o meno a concederlo bensì sulla decisione di perdonare, anche se non ci si sente di farlo. Quando decidiamo di perdonare e di accettare il perdono, amiamo noi stessi e l’altro purché non si ponga alcun condizione (“io perdono ma…” oppure “ti perdono se…”). Il perdono deve inoltre essere illimitato, se necessario (cfr. Mt 18,21-22). Gesù stesso ci spinge ad amare anche coloro che ci odiano e ci fanno del male (cfr. Lc 6,32-36).
Per un bellissimo brano sul perdono leggere Luca 15,11-32.

Ferite interiori.
Quando la malattia fisica è conseguenza di problemi emotivi, generalmente è necessaria la guarigione interiore come prerequisito per la guarigione fisica.

Preghiera formulata male e/o non sufficientemente specifica.
Anche se Dio conosce perfettamente i nostri problemi e le nostre malattie, ci chiede di pregare in maniera specifica e dettagliata riguardo a ciò che realmente ci affanna.

Atteggiamenti sbagliati.
Possono inibire la fede ed ostacolare la nostra guarigione:
Gelosia (cfr. Gc 3,16), presentata da Giacomo come demoniaca e causa di disordine e di male.
Incapacità di perdonare. Essa è collegata all’apertura della nostra vita al potere di Satana (cfr. 2Cor 2,10), mentre d’altra parte, Gesù collega il perdono alla fede (cfr. Lc 17,3-6).

Guarigioni occulte e coinvolgimenti con l’occulto (vedi sezione sulla Liberazione).
L’uso di tali mezzi per ottenere la guarigione sposta spesso il problema dal livello fisico a quello psichico e spirituale. Un coinvolgimento con l’occulto deve prima essere spezzato tramite preghiere di liberazione.

Autocommiserazione e avvilimento (cfr. Sir 38,9).
A volte (anche se inconsciamente) si finisce per adagiarsi nella malattia ormai accettata come male cronico, anziché cercare di scrollarsi di dosso il fardello ad essa collegato (meccanismo di autodifesa).

Una vita senza discernimento.
Ci possono essere degli aspetti della nostra vita non graditi a Dio che come tali appartengono alle zone di tenebra del peccato. Tutto il nostro cammino di cristiani, deve essere continuamente esaminato.

“Riposo nello Spirito” e guarigione

Riposo nello Spirito

“Il Signore è su di loro: essi vivranno. Tutto ciò che è in loro è vita del suo spirito. Guariscimi e rendimi la vita” (Is 38,16)

Quando si riceve un autentico tocco interiore da parte di Dio, si beneficia sempre di qualche grazia di consolazione o guarigione.
L’intensità di questo tocco può variare dalla semplice sensazione di pace e di gioia (che è di per sé benefica) fino ad un contatto molto più diretto e profondo.
Senza entrare nell’ambito dei fenomeni mistici di “alto grado” quali i rapimenti e le estasi, esiste un tipo di grazia particolare e piuttosto diffusa, comunemente chiamata “riposo nello Spirito”, che consiste nell’abbandono alla potenza dello Spirito Santo che priva momentaneamente delle forze fisiche colui che la sperimenta ed agisce a livello interiore.
Questo abbandono all’amore di Dio potrebbe essere superficialmente interpretato come un fenomeno che avvilisce la dignità umana poiché ritenuto in contrasto con i comuni modi di operare di Dio. In realtà, molti si sono profondamente convertiti assistendo a persone che cadono in questo riposo, o si sono perlomeno posti domande riguardo alla nostra reale dimensione spirituale. Più che umiliare le persone risulta infatti essere una vera e propria benedizione, così potente che i nostri corpi non sono in grado di contenerla.

Nei suoi scritti Teresa d’Avila descrive molto dettagliatamente i vari gradi di unione mistica dell’anima con Dio e le manifestazioni ad essi legati. Sembra in particolare che il fenomeno del riposo nello Spirio possa essere accomunato a quello che lei classifica come “sonno delle potenze”. Per potenze si intendono il moto e l’operazione, l’intelletto, la volontà, la memoria… A tal riguardo troviamo scritto:

“Mi pare che questo modo di orazione sia una manifesta unione di tutta l’anima con Dio, durante la quale sembra che il Signore voglia permettere alle potenze di capire e godere quanto Egli va in esse operando. […] Si ha come un sonno delle potenze, le quali, pur senza perdersi del tutto, non riescono a capire come agiscono. Il piacere, la soavità, le delizie che qui si godono sono incomparabilmente più grandi che in passato, perché qui l’acqua della grazia arriva alla gola, tanto che l’anima non può, né sa come avanzare, né come tornare in dietro, soltanto bramosa di quella grandissima gioia. Benché vedessi che era molto più intima della precedente, tuttavia capivo che non era un’unione piena di tutte le potenze, e confesso che non riuscivo a discernere né a comprendere dove ne fosse la differenza. […] Mi ero trovata molte volte come fuori di me e quasi ebbra d’amor di Dio, ma non avevo mai compreso come ciò avvenisse. Capivo che era un’operazione di Dio, ma non avevo mai compreso come Egli operasse, perché, quantunque le potenze gli fossero unite quasi del tutto, non erano però così assorte da non poter operare.[…] Qui le potenze non possono far altro che occuparsi in Dio. Sembra che nessuna ardisca muoversi, e nemmeno potremmo muoverle noi, a meno che volessimo distrarci. Tuttavia ci vorrebbe molta forza, e non sempre si riuscirebbe del tutto” (Teresa di Gesù s., Libro della Vita, cap. 16, 1-3)

Le persone che hanno sperimentato il riposo nello Spirito riferiscono di essersi sentite leggere come una piuma nel cadere e di aver provato una grande pace e senso di potenza di Dio mentre giacevano a terra. Al contrario, chi assiste al fenomeno, nota la persona cadere a terra rapidamente come se fosse svenuta.
Chi non conosce il fenomeno può spaventarsi, ma in realtà colui che cade nel riposo non sente alcun dolore e non sbatte la testa contro gli ostacoli presenti. Anche nel caso in cui urtasse violentemente contro oggetti spigolosi, non riporterà alcun dolore e danno. E’ sorprendente vedere come la mano di Dio protegge e accompagna a terra il corpo ormai privo (o parzialmente privo) della propria forza. Quando le persone cadono, riferiscono infatti che ciò avviene in maniera molto dolce e sperimentano spesso una sensazione di assenza di peso.
E’ importante chiarire che il riposo nello Spirito non ha niente a che vedere con gli stati di trance medianica tipici dei fenomeni di occultismo, in cui la persona perde completamente il controllo del proprio corpo e della propria psiche in quanto posseduta da qualche spirito Maligno.
Nel caso più comune colui che sperimenta l’autentico riposo nello Spirito rimane infatti vigile, sente i rumori intorno a se, gli odori ed ogni contatto esterno con il suo corpo. La persona è soltanto privata momentaneamente delle forze fisiche. Il Signore opera nello spirito della persona, amandolo, confortandolo, guarendolo, consolandolo e facendogli sperimentare un profondo senso di pace.

Il riposo nello Spirito si verifica in momenti particolarmente intensi in cui si invoca lo Spirito Santo, con o senza l’imposizione delle mani da parte di altre persone. Si verifica molto spesso durante gli incontri di preghiera dei gruppi del Rinnovamento nello Spirito ed in occasione delle loro adorazioni eucaristiche. Anche in luoghi dove la presenza del Signore è molto forte (es. Medjugorje) non è raro vedere persone che cadono nel riposo in seguito all’imposizione delle mani da parte di qualche Sacerdote.
Ciò che principalmente conta è l’apertura del cuore e la disponibilità ad abbandonarsi nelle mani del Signore. In alcuni casi può verificarsi la caduta nel riposo anche a casa propria, qualora si riesca a creare un adeguato clima di preghiera e lode a Dio. La lode, infatti, aumenta considerevolmente la probabilità che si verifichi il fenomeno in quanto rappresenta la situazione più vicina al clima di adorazione tipico degli Angeli e dei Santi in Paradiso.

Molte persone che hanno sperimentato il riposo nello Spirito ci aiutano a capire che da ciò derivano molteplici effetti positivi e reali, soprattutto a livello interiore:

Sperimentare la presenza di Dio. Coloro che entrano nel riposo, sperimentano non solo tranquillità e pace, ma la presenza del Signore stesso.

Facilitare la guarigione. Quando non c’è davvero tempo di parlare e di pregare come si vorrebbe, specialmente quando si è in presenza di molta gente. Se una persona cade nel riposo, il Signore può guarirla o liberarla più velocemente. Talvolta, quando non si sa cosa non va e non si ha il tempo di chiedere, sarà semplicemente il Signore ad occuparsene.

A volte, nei casi più difficili, è necessario che il Signore operi con una potenza particolare (questo accade soprattutto nelle preghiere di liberazione, quando ci si trova in presenza di spiriti maligni). il riposo nello Spirito rende ogni cosa molto più facile, perché la potenza di Dio è talmente grande che tutto ciò che è male fatica a rimanere alla sua presenza; viene respinto dalla grandezza della bontà di Dio e non deve essere scacciato direttamente. Oppure, qualora sia necessario scacciarli, gli spiriti maligni si arrendono più facilmente. Lo stesso vale anche per la guarigione: questa speciale potenza sembra agevolare la guarigione; sembra succedere molto di più di quanto accade normalmente e più rapidamente. Spesso è come se il Signore stesso prendesse il controllo della situazione e desse consigli e guarigioni oltre agli aiuti di cui la persona ha bisogno.

Il riposo nello Spirito è perciò un vero e proprio dono, anche se alcuni evangelizzatori lo usano come semplice dimostrazione della potenza di Dio.
Per quanto riguarda l’elemento tempo, il riposo nello Spirito può durare da pochi secondi fino a diverse ore. Quando dura a lungo, generalmente il Signore ha deciso di operare più a fondo nella vita interiore della persona.
E’ importante ricordare che le persone che hanno sperimentato tale fenomeno non sono necessariamente sante, ma si tratta di doni che Dio concede anche ai deboli per attirarli a sé.
Sebbene fin qui si sia tentato di definire delle linee guida, in realtà quando le persone sperimentano il riposo dello Spirito, si possono verificare casistiche notevolmente diverse: alcune sono in grado di alzarsi, ma preferiscono riposare e pregare; altre sono incapaci di alzarsi e tuttavia sono pienamente consapevoli di tutto ciò che sta avvenendo; altre ancora sono così prese dalla loro realtà interiore che quasi non si accorgono di quanto sta accadendo intorno. Anche il grado dell’esperienza interiore varia in modo considerevole, da persone che sperimentano semplicemente una specie di sonno (senza che accada molto a livello interiore) all’essere quasi rapiti al settimo cielo come capitò a Paolo, o ad avere visioni della realtà divine.
Generalmente il riposo nello Spirito avviene sempre in modo tranquillo e ordinato. I casi in cui la persona urla o si assiste a qualche sorta di sfogo emotivo, portano a credere che la potenza dello Spirito abbia toccato in quella persona qualche area che necessita di guarigione interiore o di liberazione. Il bisogno di guarigione interiore di solito trova sfogo nelle lacrime che spesso sono state represse per molti anni. Talvolta, quando sono presenti spiriti maligni, la potenza dello Spirito li scuote; essi non possono sopportare la sua presenza e così si rivelano. D’altra parte, quando ciò accade, è consigliabile condurre la persona in un luogo dove si possa disporre della privacy necessaria per pregare e portare a termine la liberazione. In breve, tutto quanto non avviene in modo semplice e pacifico non è azione diretta dello Spirito, ma è la reazione di una natura umana ferita o delle forze del male.

Chiaramente si possono presentare problemi, in primo luogo perché il riposo nello Spirito appare come qualcosa di sensazionale e la gente ne comprende assai poco il significato. Le persone ne rimangono talmente impressionate, che la ricerca del sensazionale può prendere il sopravvento. Si spera che ne venga sempre evidenziato lo scopo principale – quello spirituale – e non causi più stupore. La risposta alla maggior parte di questi problemi non è pertanto la soppressione del dono – n tal modo il suo valore e il suo fine andrebbero perduti per la comunità – quanto piuttosto un suo uso prudente e saggio affinché venga compreso e non ne vengano esaltati gli aspetti sensazionali.
La gente solitamente ha la tendenza a ricercare il nuovo e lo spettacolare; invece di cercare Gesù, desidera delle manifestazioni visibili. Spesso, quando le persone cominciano a cadere a destra e a sinistra, l’esito che ne deriva è quello di un’atmosfera circense, che disturba qualunque cristiano equilibrato.
E’ inoltre importante ricordare che sono sempre possibili contraffazioni psichiche e naturali di questo fenomeno ed è un errore esprimere un giudizio semplicistico sostenendo che un incontro nel quale si verifica il riposo nello Spirito è più “ricolmo di Spirito” oppure un Sacerdote (o laico) è più spirituale quando, attraverso la sua imposizione delle mani, la gente “cade nel riposo dello Spirito” oppure che una persona che cade nel riposo “è più spirituale di chi non si abbandona”. Ci sono persone che non cadono mai nel riposo quando si prega per loro, ma che sembrano molto vicine al Signore. Forse la ragione per cui non è accaduto è che sono così abituate a sperimentare la potenza dello Spirito che avvertono, per così dire, solo un piccolissimo “differenziale”. Santa Teresa d’Avila spiega che quanto più si abituava alla potenza di Dio tanto minori erano le manifestazioni fisiche, mentre la sua vita di preghiera s’intensificava.
Sembra quindi che le persone abituate alle esperienze spirituali siano meno portate ad andare nel riposo nello Spirito. Inoltre, alcuni critici del fenomeno sostengono che coloro che cadono più facilmente appartengono ad un genere di persone più suggestionabili, gli adolescenti ad esempio, tuttavia non è così automatico. In genere, una persona aperta allo Spirito Santo ed alla sua libera azione – sia essa matura o immatura – è più portata di un’ altra al riposo nello Spirito.
Essere più sensibili all’azione dello Spirito è quasi avere una marcia in più; non si tratta solo di essere suggestionabili, sebbene per alcune persone entri in gioco anche questo fattore. D’altro canto molta gente fa di tutto per non cadere nel riposo; tuttavia, quando la potenza è molto forte, cade lo stesso.
Vi sono alcuni tipi di persone che sembrano frenare questa esperienza, in particolare coloro che riescono a controllare le loro emozioni. Certi individui temono veramente di lasciarsi andare: non si tratta tanto di un problema spirituale quanto interiore; hanno paura di tutto quanto non riescono a dominare attraverso la ragione. Alcune persone appaiono più mature, ma sono in realtà troppo controllate e hanno perso la capacità di rispondere alla vita con spontaneità.
In breve, è avventato esprimere qualunque genere di giudizio sommario sulle persone che cadono nel riposo, ritenendole diverse da coloro che rimangono in piedi. Talune cadono perché sono immature e cercano soltanto qualche nuovo tipo di esperienza; altre si rifiutano di cadere perché sono emotivamente limitate (e immature in un altro senso). Certe persone si lasciano travolgere dallo Spirito, perché sono aperte e si arrendono senza problemi; altre ancora non cadono perché sono già così vicine a Dio che il “differenziale” non è tale da farle cadere. Dunque, non giudicate, per non essere giudicati (cfr. Mt 7,1).

Per concludere è necessario dire che non tutti vengono guariti cadendo nel riposo nello Spirito. A volte i malati possono aver avuto un’esperienza di pace o persino una sorta di profonda unione spirituale con Dio (sperimentando amore, protezione, potenza), ma ciò non implica necessariamente la loro guarigione fisica o interiore. Purtroppo sono tante le persone che rimangono deluse quando le loro aspettative non si realizzano immediatamente. Quindi è importante ricordarsi, da un lato di accettare la benedizione interiore ottenuta tramite il riposo nello Spirito, e dall’altro di non perderla a causa dell’ansia o di un falso senso di colpa per non aver ricevuto la guarigione attesa.
II riposo nello Spirito, tuttavia, è uno stato in cui c’è molta probabilità che la persona riceva una guarigione interiore o fisica. In alcuni casi sembra che esso intervenga per “anestetizzare” la persona, prima di subire un “intervento chirurgico” da parte del Signore; in certi casi l’intervento è breve, in altri può durare anche molte ore.

Fonte: “Il Riposo nello Spirito”, Padre Robert De Grandis, Edizioni San Michele

Malattie di origine demoniaca

Malattie origine demoniaca

“C’era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta” (Lc 13, 11)

Gesù durante la sua predicazione e missione ha sempre agito sulle sofferenze di vario tipo, qualunque sia la sua origine.

Ci sono alcuni casi, nei quali l’infermità era di origine malefica e il Demonio si manifestava solo al momento in cui veniva cacciato, mentre fino ad allora non si era rivelato palesemente. Leggiamo infatti nel Vangelo: Gli presentarono un muto indemoniato. Scacciato il Demonio, quel muto cominciò a parlare (Mt 9,32) oppure Gli fu portato un indemoniato cieco e muto, ed egli lo guarì, sicché il muto parlava e vedeva (Mt 12,22).

Da questi due esempi si evince che Satana era la causa delle malattie fisiche e che appena cacciato dal corpo, la malattia scompare e la persona riacquista il suo naturale stato di salute. Il Demonio riesce infatti a generare malattie e difficoltà fisiche e psichiche anche senza manifestare i segni tipici della sua azione straordinaria che palesano una sua diretta azione sulla persona (possessione o vessazione).

Un altro esempio riportato nel Vangelo è il seguente: Stava insegnando nella sinagoga il giorno di sabato. C’era là una donna che aveva da diciotto anni uno spirito che la teneva inferma; era curva e non poteva drizzarsi in nessun modo. Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna sei libera» e le impose le mani. Subito quella si drizzò e glorificava Dio … E Gesù: Questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto legata diciotto anni, non poteva essere sciolta da questo legame in giorno di sabato? (Lc 13,10-13.16).

In questo ultimo episodio Gesù parla chiaramente di un impedimento fisico provocato da Satana. In particolare Egli sfrutta la critica ricevuta dal capo della sinagoga per confermare l’origine malefica della malattia e dare pieno diritto alla donna di essere guarita anche in giorno di sabato.

Quando l’azione straordinaria del Demonio si accanisce su una persona, possono quindi manifestarsi menomazioni fisiche e psichiche quali il mutismo, la sordità, la cecità, le paralisi, l’epilessia, la pazzia furiosa. In tutti questi casi Gesù, cacciando via il Demonio, guarisce anche il malato.

Si legge ancora nel Vangelo: Si avvicinò a Gesù un uomo che, gettatosi in ginocchio, gli disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio. Egli è epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e spesso anche nell’acqua; io l’ho già portato ai tuoi discepoli, ma non hanno potuto guarirlo». E Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa! Fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatemelo qui». E Gesù minacciò lo spirito immondo dicendo: «spirito muto e sordo, io te l’ordino, esci da lui e non vi rientrare più» e il Demonio uscì da lui e il ragazzo da quel momento fu guarito (Mt 17,14-21).

In definitiva gli evangelisti distinguono all’interno del Vangelo tre diverse categorie di sofferenti:

– i malati per cause naturali, guariti da Gesù;
– i posseduti, che Gesù libera cacciando il Demonio;
– i malati e posseduti contemporaneamente, che Gesù guarisce cacciando il Demonio.

Gli esorcismi di Gesù si distinguono quindi dalle guarigioni. Quando Gesù caccia i demoni, libera i corpi dal Demonio che, qualora stia causando malattie ed infermità varie, cessa di agire anche a livello fisico e psichico. Per tale motivo, questo tipo di liberazione va considerata come una guarigione fisica.

Un altro passo del Vangelo ci mostra come una liberazione dal Demonio viene considerata una guarigione: Pietà di me Signore, figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un Demonio … Allora Gesù le replicò: «Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita (Mt 15,21.28).

Questo insegnamento di Gesù dovrebbe essere sempre tenuto in considerazione, poiché contrasta in modo netto la moderna tendenza a razionalizzare tutto e che spinge a considerare tutto ciò che non è spiegabile scientificamente come qualcosa di “naturale” non ancora conosciuto, le cui leggi fisiche sono ad oggi incomprese, ma che verranno svelate nel futuro.

Da questa concezione è nata la “parapsicologia”, che pretende di spiegare tutto ciò che è incomprensibile o misterioso come qualcosa in relazione con le forze dell’inconscio e con sconosciuti dinamismi della psiche.

Ciò contribuisce non poco a considerare semplicemente “malati di mente” tutti coloro che affollano i manicomi, dimenticando che tra i veri malati psichici ci sono anche molte persone vittime di possessione demoniaca che vengono curati allo stesso modo degli altri, imbottendoli di medicinali e sedativi, quando una liberazione sarebbe l’unica cura efficace per fare ritrovare a loro lo stato di normale salute fisica e psichica.
Pregare per i malati delle cliniche psichiatriche sarebbe un impegno molto utile ma troppo spesso trascurato o non considerato affatto. Dopotutto ricordiamo sempre che Satana preferisce fare internare queste persone poiché, con la parvenza di una malattia psichica incurabile, egli è libero di dimorare in loro senza essere disturbato da alcuno e lontano da ogni pratica religiosa che potrebbe allontanarlo.

I concetti della parapsicologia e la pretesa di poter spiegare tutte le malattie fisiche e psichiche da un punto di vista naturale, hanno pesantemente contaminato la genuina fede cristiana e si sono dimostrate devastanti, soprattutto all’interno degli insegnamenti nell’ambito dei Seminari ai futuri Sacerdoti. Ciò ha infatti provocato la quasi totale eliminazione del ministero dell’esorcismo in varie diocesi nel mondo. Ancora oggi, in alcune facoltà teologiche cattoliche, viene insegnato da qualcuno che non esiste nessuna possessione diabolica e che gli esorcismi sono inutili retaggi del passato. Ciò contraddice apertamente l’insegnamento ufficiale della Chiesa e di Cristo stesso.

Fede, guarigioni e miracoli: intervista a Damian Stayne

Fede, guarigioni e miracoli con Damian Stayne

“Aumenta la nostra fede! Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe” (Lc 17,6)

Kristina Cooper intervista Damian Stayne, fondatore della Comunità Cor et Lumen Christi ed iniziatore della rinomata Scuola dei Carismi per la formazione dei cattolici nell’esercizio dei carismi.

Goodnews: Quante scuole hai tenuto fino ad oggi?

Damian: Negli ultimi tre anni abbiamo tenuto circa 30 scuole alle quali hanno partecipato più di 5000 persone tra Inghilterra, Irlanda, Polonia, Portogallo ed Africa Orientale (Tanzania-Kenya-Uganda).

G: Quale è stata l’urgenza che ti ha spinto a sentire la necessità di questo tipo di scuola?

D: Ero preoccupato dal fatto che nel Rinnovamento Carismatico Inglese, per lo meno, solo poche persone erano in grado di pregare con efficacia per le guarigioni, le liberazioni, esercitare nella verità la profezia e ricevere parole di conoscenza; stando così le cose, (la maggioranza di essi è piuttosto in età avanzata) questo ministero avrebbe rischiato di morire insieme con essi.

G: Perché pensi che ci sia un tale rischio?

D: Il rischio c’è ed è reale poiché molti non hanno mai ricevuto la formazione necessaria oppure non hanno affatto compreso il ruolo del dono della fede per ottenere la guarigione. Credere che i miracoli possano accadere, non basta; dobbiamo credere per vedere i miracoli ed aspettarci davvero che Dio possa usare anche noi; questo tipo di fede che riempie di aspettativa non ha nulla a che fare con una presa di coscienza ma si tratta di un vero e proprio dono di Dio, un dono che dobbiamo ardentemente desiderare e chiedere a Dio in preghiera. Senza il dono della fede non vedremo accadere ciò che Dio vuole invece operare: grandi guarigioni e miracoli mentre la nostra testimonianza e predicazione mancherebbero di efficacia.

G: Ne hai fatto esperienza personale?

D: Si. Sin dagli inizi nella comunità che ho fondato, pregavamo per le guarigioni e ne avvenivano diverse, molte delle quali erano fisiche; tuttavia, ciò che sperimentavamo era ben al di sotto delle promesse di Gesù e di ciò che i vangeli e il libro degli Atti riportano. Non vedevamo accadere ciò che Gesù aveva detto riguardo ai ciechi che recuperano la vista, i sordi che odono per la prima volta in vita loro e i paralitici che camminano.

G: Quando sono iniziate a cambiare le cose?

D: Qualche anno fà, un sacerdote indiano tenne un ritiro per noi a Chertsey. Questa fu la prima volta in cui vidi con i miei occhi un cieco effettivamente guarire dalla cecità. E ciò avvenne in trenta secondi. Nessuno poté dubitare. L’anno seguente la nostra comunità doveva guidare il servizio di guarigione alla Conferenza annuale del Rinnovamento Carismatico quando mi sentii spinto a pentirmi, chiedere perdono per la mia mancanza di fede e pregare perché accadesse un numero maggiore di miracoli alla conferenza. Sentivo dentro di me che Dio voleva fare molto di più e chiesi così una fede maggiore. Passai molto tempo in uno processo di reale pentimento e poi mi confessai. Sentivo che dovevo mettermi a posto con Dio perché Lui potesse usarmi come desiderava poiché il peccato può frapporsi tra l’ascolto di Dio ed il muoversi nell’unzione.

G: Cosa accadde?

D: Era l’ultima sera e ci eravamo avviati nella fase conclusiva del servizio di guarigione. Mi trovavo a pregare in mezzo alla folla mentre tutti erano immersi nell’adorazione; stavo pregando per qualcuno perché ricevesse la grazia dell’evangelizzazione quando avvertii qualcosa dietro alla mia schiena. Compresi che si trattava di una parola di conoscenza. Sapevo che il Signore mi stava guidando a pregare per qualcuno che soffriva alla colonna vertebrale. Mi voltai e vidi una donna seduta sulla sedia a rotelle. Ero terrorizzato e la mia prima reazione fu “Ah, no! Le sedie a rotelle non fanno per me!”. Chiesi dunque alla donna di cosa soffrisse e rispose di avere un problema alla colonna. Avevo paura di pregare per lei qualora non fosse avvenuto nulla ma sentivo che Dio mi chiamava a fidarmi della fede che gli avevo chiesto in preghiera. Chiamai due membri della mia squadra perché si unissero a me per pregare sulla donna che era costretta ad assumere forti dosi di antidolorifici ma nonostante ciò non era in grado reggersi in piedi e camminare per il forte dolore. Mi disse che era sulla sedia a rotelle da due anni ma dopo due o tre minuti di preghiera si alzò da quella sedia e si mise prima a camminare e poi a correre per la sala senza alcun dolore. Il marito, che aveva dovuto prendersi cura di lei in tutto, rimase scioccato quando la vide tornare camminando da sola per il vialetto di casa. Sono rimasto in contatto con lei e dopo cinque anni da quel giorno cammina perfettamente da sola e conduce una vita normale. Tuttavia, questa guarigione segnò un profondo cambiamento dentro di me e fece crescere la mia fede ed il desiderio di vedere Dio all’opera in misura maggiore.
Poi, nel 2001, iniziai a mettere per iscritto gli insegnamenti per la Scuola dei Carismi al fine di formare ed incoraggiare le persone ad aver fede che Dio possa usarsi di loro in modo potente attraverso l’esercizio carismatico compresa la guarigione.

G: Ci sono stati altri elementi che ti hanno influenzato?

D: Si, la lettura dei ministeri di alcuni servi di Dio provenienti dal mondo pentecostale i quali hanno operato in modo soprannaturale per mezzo del dono di fede e l’esercizio della parola di autorità. Giorno dopo giorno, compresi sempre più il ruolo della fede nella guarigione e nei miracoli e così iniziai a pregare ogni giorno e pentirmi per la mia mancanza di fede così necessaria per i miracoli. Chiesi a Dio di usarmi per guarire i ciechi, i sordi, i muti, i paralitici e coloro che soffrissero di cancro o altre malattie inguaribili. Gli chiesi anche di usarmi per risuscitare i morti.

G: E ciò è accaduto?

D: La prima volta in cui ricevetti la fede per esercitare la parola di comando o di autorità davanti ad un’assemblea fu in occasione della Scuola dei Carismi in Polonia. Durante la sessione dedicata alla guarigione, improvvisamente mi sentii spinto dal Signore a chiedere a tutti quelli che soffrivano di cancro di alzarsi in piedi mentre cominciai a maledire i loro tumori comandando loro di scomparire nel nome di Gesù. Una donna che aveva subito diverse operazioni chirurgiche per la rimozione del cancro che era tuttavia ricomparso fu completamente guarita. Nel giro di 24 ore tutte le escrescenze erano svanite ed ancora oggi sta bene. Nella maggioranza delle scuole che abbiamo tenuto fino ad ora abbiamo visto persone guarire attraverso la parola di comando. L’episodio più spettacolare comunque è avvenuto lo scorso anno in Tanzania dove dovevo guidare un grande incontro di guarigioni e miracoli; c’era una grandissima folla di circa 7000 persone il primo giorno che crebbe fino a 15.000 presenze nei due giorni successivi. Davanti a quella folla enorme mi resi conto che non potevamo pregare per ciascuno personalmente e così pregai per loro con la parola di comando ordinando ai vari mali da cui erano afflitti di andarsene da loro secondo quanto il Signore mi andava indicando.

G: Quale fu la risposta?

D: Ciò che accadde fu incredibile. Tantissime persone si alzarono per testimoniare di essere guarite al punto che pensammo che non avessero capito ciò che avevamo detto ma gli organizzatori ci rassicurarono che nessuno avrebbe mai osato alzarsi in piedi se non fosse stato guarito davvero. Firmammo quindi alcune testimonianze perché nessuno avrebbe potuto credere altrimenti. Il primo giorno si alzarono circa 160 persone per testimoniare di aver recuperato istantaneamente la vita. A questo tipo di guarigione seguirono numerosissime guarigioni dalla sordità, mutezza, paralisi, tumori ecc.
Una donna testimoniò di aver avuto un tumore al collo grosso quanto un palloncino da circa quarant’anni. I dottori le avevano detto che sarebbe stato troppo rischioso rimuoverlo e le terapie praticate non erano servite a nulla. Durante la notte quel tumore scomparve completamente. L’unica cosa che si poteva vedere il giorno seguente era un afflosciamento della pelle nell’area che aveva ospitato il tumore. Nel corso degli ultimi tre anni abbiamo avuto 15000 testimonianze di guarigioni avvenute in quei due giorni. La popolazione fu così sbalordita di ciò che Dio stava facendo in mezzo a loro che ci invitò a presiedere altre due riunioni.

G: Le guarigioni avvenute in Gran Bretagna sono state altrettanto spettacolari?

D: No, come potete immaginare le cose avvengono in tono minore ma il clima sta cambiando. Abbiamo infatti iniziato a vedere quelli che io amo definire i Segni del Nuovo Testamento – guarigione di ciechi, sordi e persone sulle sedie a rotelle ai nostri incontri così come la guarigione di malattie incurabili in misura sempre crescente.

G: Per quale motivo ritieni che ci siano meno guarigioni in Gran Bretagna piuttosto che in Africa?

D: Io ritengo che ciò dipenda dalla fede e dal bisogno. Lo stesso avveniva ai tempi di Gesù. Anche lui non poté guarire molte persone quando si recò a Nazareth dove era cresciuto per la loro mancanza di fede. Adesso posso capire la ragione per cui dette inizio al suo ministero nei bassifondi della Galilea piuttosto che nella sofisticata Gerusalemme. Sembra proprio che coloro che sanno di essere poveri e bisognosi tendano ad esser mossi da una fede più grande che è necessaria per i miracoli.

G: Hai riscontrato una buona risposta dalle Scuole dei Carismi?

D: Molto buona, direi. La gente è ansiosa di crescere nella conoscenza dei carismi e la scuola serve a tale scopo. Essa si svolge attorno a ciò che la Bibbia e la Chiesa Cattolica insegnano riguardo ai carismi e spiega l’importanza del dono della fede in tutto ciò. A tutti i partecipanti viene poi data la opportunità di mettere in pratica ciò che hanno imparato pregando con coloro che partecipano alla scuola. Alla fine della scuola teniamo sempre un grande incontro di guarigione e miracoli aperto a tutti nel quale essi possono pregare per gli altri.

G: I partecipanti dei corsi vedono le persone guarire dopo aver pregato per queste in tale occasione?

D: Si. A causa dell’insegnamento e dell’ambiente di fede, quando queste pregano per la guarigione vedono le persone guarite. Ad esempio in Inghilterra in media una persona ogni 4 o 5 che partecipa al corso riceve guarigione fisica. Purtroppo, talvolta, ciò si ferma lì. La crescita nella fede è un processo costante. Io ritengo che la maggioranza di noi non preghi affatto per la fede ed in fede e non si penta della mancanza di fede semplicemente perché non comprende appieno quanto l’intervento di Dio sia limitato e circoscritto dalla piccolezza della nostra fede. I doni di Dio sono gratuiti in un certo senso ma sembra proprio che ci sia un prezzo da pagare per vederli crescere e portare frutto attraverso l’intercessione, l’obbedienza ed il sacrificio. I doni di Dio vengono ricevuti gratuitamente ma debbono essere coltivati perché portino frutto. In Africa, dopo la Scuola dei Carismi iniziano subito a mettere in pratica ciò che hanno imparato e ci dicono che il numero delle guarigioni sta crescendo di molto. In Gran Bretagna comunque, sovente manca il forum dove mettere in pratica i carismi. Io incoraggio le persone ad organizzare dei servizi di guarigione perlomeno mensili e visitare altri gruppi perché le persone tendono a rimanere chiuse e sentirsi al sicuro nel proprio gruppo e così facendo non potranno mai vedere una crescita costante delle guarigioni. Nella mia comunità un membro soffre di epilessia mentre mia moglie soffre di tumore benigno al cervello e nonostante tutte le nostre preghiere non sembrano ricevere guarigione eppure quando preghiamo per altri, questi vengono guariti. Mi ricordo che mio padre recentemente mi abbia detto che il dono di guarigione non è accordato da Dio per la convenienza dei nostri amici e familiari. Ha ragione. Esso serve primariamente per la predicazione del Vangelo e l’estensione del regno di Dio.

G: Preghi per la guarigione singolarmente su ogni persona?

D: Le persone hanno diverse chiamate ed io ritengo che il mio principale carisma sia in verità quello di insegnare, esortare ed incoraggiare le persone nell’esercizio dei carismi. Inoltre sono chiamato a restaurare nella Chiesa il modello di evangelizzazione con segni e miracoli il quale – mi sento di poterlo affermare – spesso viene messo da parte. Questo metodo di predicare la parola aspettandosi che Dio confermi o sostenga ciò che viene detto con segni e miracoli costituisce il metodo utilizzato da Gesù stesso e dunque valido per il giorno d’oggi: il metodo di Gesù attraverso la Chiesa. Ogni qualvolta usciamo per predicare o per formare Dio aggiunge la sua testimonianza (Eb 2) e le persone vengono fisicamente guarite.

G: Perché ritieni che i segni e i miracoli siano importanti nella evangelizzazione di oggi?

D: La gente oggi vive in stato di minaccia e di insicurezza per una molteplicità di ragioni ed ha bisogno di avvertire la presenza di qualcuno che sia buono e potente, che li ami, li protegga e li aiuti. Per questo motivo ritengo che le dimostrazioni della potenza di Dio siano importanti in modo particolare nell’area della guarigione. Esse sono segno che il suo regno viene. Negli ultimi anni è aumentato l’interesse e l’apertura verso le cose spirituali. Basta solo guardare l’attrazione esercitata dalle terapie ispirate alla New Age. I seguaci della New Age credono nella guarigione soprannaturale e sono disposti a recarsi laddove questa venga offerta; pertanto è estremamente importante mostrare che il nostro Dio è potente ed efficace più di tutti gli altri idoli sul mercato. Io credo che la credibilità stessa del Vangelo sia messa in discussione oggi e le persone vogliono sapere dove risiede la vera autorità spirituale. I segni e i miracoli sono in grado di fornire una chiara dimostrazione che Gesù è vivo ed è il Signore di tutto e di tutti.

G: Stai organizzando una conferenza sull’importanza dei segni e dei miracoli il prossimo luglio a Londra. Parlamene.

D: Si. Abbiamo appena tenuto due conferenze sui miracoli a Chertsey. All’ultima hanno preso parte più di 200 persone ed abbiamo sentito che il Signore ci diceva di fare un passo di fede ed organizzare un incontro grande. Abbiamo così preso in affitto la Friends Meeting House che può ospitare comodamente 1100 persone per il prossimo 9 e 10 luglio. L’unico problema erano le 5000 sterline da pagare in anticipo. Abbiamo rivolto un appello pubblico e nel giro di tre giorni ci è arrivato un assegno per posta che non solo copriva la somma necessaria per l’affitto ma anche il denaro necessario per stampare 10.000 volantini. Abbiamo considerato questo evento come la conferma che Dio è davvero dietro a questa conferenza e che sia qualcosa di veramente importante per tutta la Chiesa Cattolica. Crediamo che questo tipo di incontro debba rimanere aperto a tutti e pertanto sarà possibile grazie alle donazioni. Si tratta della prima grande conferenza cattolica in Inghilterra sul tema dei segni e dei miracoli. In ogni sessione ci sarà un momento di lode ed adorazione, la predicazione, la guarigione e il ministero nella potenza dello Spirito Santo; ci saranno molte opportunità perché Dio possa confermare la sua parola con segni e miracoli. E naturalmente, ci sarà la messa giornaliera e l’adorazione del Santissimo Sacramento. Noi crediamo che quest’evento non si rivolga solo ai membri del rinnovamento carismatico ma vada oltre il rinnovamento stesso.

(Fonte: www.amicidigesu.it – Dall’archivio del “Goodnews”, Marzo/Aprile 2007)

La preghiera con “parola di comando” nel nome di Gesù

La parola di comando nel nome di Gesù

“Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazareth, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui” (At 10,38)

In ambito evangelico è molto diffuso l’uso della “parola di comando” nel nome di Gesù per ottenere guarigioni e miracoli.
In realtà non si tratta di niente di nuovo, solo della piena presa di coscienza che Gesù ci ha dato autorità di comandare alle malattie affinché se ne vadano nel suo Nome. L’opera del Maligno viene distrutta da Dio anche mediante coloro che riconoscono e riscoprono in se stessi, in qualità di tempio del Dio vivente, la presenza dello stesso Spirito che agiva con potenza negli apostoli e nei cristiani dei primi tempi.
Ed in questo molti dei nostri fratelli protestanti dimostrano di avere una fede ed una franchezza di evangelizzazione superiore a molti cattolici e di non essere secondi a nessuno.
Dispiace invece constatare come noi cattolici ci focalizziamo spesso su erudite catechesi e lunghe omelie, mentre loro preferiscono evangelizzare in semplicità tramite la potenza dello Spirito Santo, come lo stesso San Paolo raccomanda:

«Io venni in mezzo a voi in debolezza e con molto timore e trepidazione; e la mia parola e il mio messaggio non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.» (1Cor 2,3-5)

E’ tuttavia bene ricordare che agire con fede salda non corrisponde ad assicurarsi la grazia santificante e di conseguenza il paradiso (cfr. Mt 7, 22-23 ) ma è sicuramente un aspetto da riscoprire e approfondire in quanto in ambito cattolico siamo ancora in una fase embrionale riguardo la preghiera di fede e di autorità.
All’estero si sono già sviluppate da tempo importanti realtà cattoliche che agiscono con la potenza dello Spirito Santo per la guarigione fisica, come ad esempio in Inghilterra (Danian Stayne, fondatore dell comunità “Cor et Lumen Christi”) o in Brasile (Ironi Spuldaro) che praticano preghiere di guarigione tramite la parola di comando in assemblee di tutto il mondo.
Da questo punto di vista la nostra mentalità deve cambiare radicalmente per consentire allo Spirito Santo di agire con potenza come Gesù ci ha promesso e detto di fare. Dovremmo interrogarci se vivere un cristianesimo senza concretezza e tangibilità sia realmente utile e fruttuoso, oppure se Dio vuole che evangelizziamo nella potenza del suo Spirito e del suo Nome con i segni che accompagnano la predicazione e che convertono chi ci sta di fronte. Tutto a sua gloria, non per esaltare l’oratore che, sebbene dotato di grandi doni, resta sempre un misero strumento.

In ambito protestante è molto diffusa la pratica dello “street healing” (es. Thomas Fischer, Todd White, Pete Cabrera Jr. ecc.), in antitesi alla sempre più diffusa magia di strada (street magic) alla quale si dedicano oggigiorno molti celebri personaggi collusi con il mondo dell’occulto.
La persona che prega per la guarigione altrui cammina lungo la strada e si ferma dai passanti chiedendo se soffrono di qualche dolore o malattia. Costoro sono in realtà guidate dallo Spirito Santo verso le persone che Egli desidera guarire, infondendo particolari doni di discernimento e introspezione altrui.
Viene presentato Gesù come il Signore della loro vita che li ama infinitamente (annuncio kerigmatico) per poi passare a comandare direttamente alla parte malata di guarire nel nome di Gesù. In altri casi viene chiesto di perdonare qualcuno oppure viene chiesto di ripetere una sorta di credo in Gesù o di rinuncia al peccato o a determinati spiriti che legano e condizionano il soggetto.
Le persone restano letteralmente allibite nel vedere come in pochi istanti il dolore e la malattia sparisce e cominciano a ringraziare Dio, a lodare Gesù e cambiare vita.
La parola di comando viene utilizzata molto spesso per dolori articolari, paralisi, difetti congeniti, handicap da incidenti, cancro ecc. Capita di vedere anche persone che si alzano dalla sedia a rotelle o che si vedono allungare una gamba più corta (fenomeno molto comune e conosciuto in ambito evangelico).
Come già detto, la parola di comando viene utilizzata con molta efficacia anche per liberare la persona da spiriti maligni che provocano un determinato tipo di impedimento o problema fisico.
In alcuni casi per ottenere la guarigione viene eseguito un breve contatto con la zona malata, in altri casi è sufficiente stimolare o ravvivare vocalmente la fede della persona ed agire tramite la sola parola di comando. Questi carismatici agiscono in piena fede e nella convinzione che tutte le malattie siano a noi sottomesse (nel nome di Gesù) alla pari di un cane che obbedisce al proprio padrone.

I comandi utilizzati sono molto semplici e del tipo: “Ti ringrazio Dio Padre, nel nome di Gesù ti ordino orecchio di aprirti e sentire”, “Nel nome di Gesù che ti ama ordino a te mal di schiena ti lasciare questa persona”, “Nel nome di Gesù Cristo nostro Signore e per le sue sante piaghe ti ordino cecità di scomparire all’istante”, “Parlo a te gamba destra, nel nome di Gesù ti ordino di allungarti alla pari della gamba sinistra”, ecc.
Non essendo abituati a vedere attuate le promesse di Dio tutto ciò potrebbe sembrare assurdo, ma basta andare in internet e visionare i tanti video in cui queste cose accadono realmente.
C’è da dire che queste persone hanno sicuramente ricevuto da Dio dei doni molto particolari e potenti, soprattutto il carisma della fede, ma il dono deve essere anche richiesto, confermato nel tempo e sviluppato con la pratica e la necessaria dose di umiltà e sottomissione a Dio. Va inoltre mantenuto nella rettitudine della dottrina senza deviare in usi alternativi e/o personalistici.
Dobbiamo ricordare che in molti paesi del mondo la gente si reca dagli stregoni, dai maghi e dagli sciamani per ottenere qualche tipo di guarigione. Quanto sarebbe bello che invece di andare da questi strumenti diabolici cercassero qualche cristiano che tramite la fede in Gesù possa liberarli dal loro male? Non dovremmo forse dimostrare che il nostro Dio è il vero Dio e che egli è infinitamente più grande del loro non-Dio? E come possiamo dimostrarlo se non nella carità, nell’amore, nella comunione fraterna e nell’operare guarigioni come lo stesso Gesù faceva e come continua a fare tuttora tramite coloro che credono nella potenza della sua parola?

E non mancano sicuramente le esortazioni da parte di Gesù:

«E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno» (Mc 16,17-18)

«In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre. Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò» (Gv 14,12-14)

«In verità vi dico: chi dicesse a questo monte: Lèvati e gettati nel mare, senza dubitare in cuor suo ma credendo che quanto dice avverrà, ciò gli sarà accordato. Per questo vi dico: tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato» (Mc 11, 23-24)

Ogni volta che aumentano le tenebre del male nel mondo, tanto più coloro che seguono Cristo sinceramente e che lo amano, diverranno più splendenti nella sua luce.
Quanto sarebbe bello riuscire a vivere il Vangelo nella sua pienezza, senza “filtrare” o accantonare le parti che ci sono scomode o che razionalmente non riusciamo a comprendere ed accettare.
Se credessimo realmente alle parole di Gesù potremmo non solo guarire nel nome di Gesù, ma anche risuscitare i morti, come infatti molti santi hanno fatto nel passato e continuano a fare le persone di fede dei nostri tempi. Dobbiamo solo decidere se credere che la parole di Dio sia viva ed operante ancora oggi oppure no.

La guarigione secondo Tarcisio Mezzetti

Guarigione fisica e malattia redentrice

“E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e se ha commesso peccati, gli saranno perdonati. Confessate perciò i vostri peccati gli uni agli altri e pregate gli uni per gli altri per essere guariti.” (Gc 5,15-16)

“Parleremo questa mattina della guarigione fisica e ne parleremo in due insegnamenti successivi. Nella prima parte capiremo bene cosa è la guarigione fisica, nella seconda parte faremo una esperienza di preghiera per la guarigione fisica a gruppetti, su dei fratelli che chiederanno di essere guariti.
Tutto quello che faremo insieme è rivolto sia a guarire noi che anche ad imparare come usare in maniera corretta e semplice, un carisma molto grande ma anche molto comune.
Per pregare per la preghiera di guarigione non è necessario che ci sia Padre Emiliano Tardiff, lo possiamo fare anche noi.
Potrei ad esempio citare moltissimi casi di preghiere fatte dai genitori sui figli, perché i genitori hanno “la grazia di stato” per pregare sui propri figli. E’ una antichissima tradizione della Chiesa quella dei genitori che pregano sui propri figli.

Quindi voglio che questo carisma venga capito per quello che veramente è: un carisma comune del popolo cristiano.
La guarigione si verifica nella misura in cui noi siamo Gesù che ama un’altra persona.
Quando Gesù si recò a guarire la figlia di Giairo, portò con sé i suoi amici Pietro Giacomo e Giovanni; in più chiamò i genitori della fanciulla (Lc 8, 49-56).
Forse portò dietro queste persone perché erano quelle che più profondamente amavano Lui, Gesù, e amavano lei, la fanciulla.
Ci accorgiamo che la guarigione si verifica più spesso dove c’è più amore poiché Dio, fonte della guarigione, è Amore.
Tre persone hanno in special modo il dono di guarire perché possiedono di solito il dono di amare più profondamente:

1. l’amico più stretto dell’ammalato
2. una persona che sia stata guarita dalla stessa malattia
3. una persona che sta lottando ancora adesso con lo stesso problema.

Un amico intimo può pregare più intensamente di un estraneo la preghiera sentita della fede, perché ama di più.
Giacomo scrive nella sua lettera: E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e se ha commesso peccati, gli saranno perdonati. Confessate perciò i vostri peccati gli uni agli altri e pregate gli uni per gli altri per essere guariti. Molto vale la preghiera del giusto fatta con insistenza. Elia era un uomo della nostra stessa natura: pregò intensamente che non piovesse e non piovve sulla terra per tre anni e sei mesi. (Gc 5, 15-17)

Allo stesso modo, una persona guarita dalla stessa malattia può pregare con maggiore speranza.
Una persona vittima della stessa malattia può pregare con maggiore compassione di chi non ha mai sofferto dello stesso male.
Tutti possiamo pregare per la guarigione fisica, ma Gesù opera le guarigioni attraverso le nostre preghiere nella misura in cui amiamo e siamo come Lui.
Dice Padre Matt Linn: “la guarigione è la preghiera che preferisco perché è in essa che più io mi sento di essere Gesù. Quando prego per un malato io prego nello stesso modo in cui Gesù trascorse la maggior parte del suo tempo di preghiera. Allora comincio a provare l’amore e la compassione di Gesù”.

Gesù nutriva così tanto amore e compassione che non poteva passare accanto ad un ammalato, fosse pure un lebbroso, senza tendere la mano per operare guarigione.
Secondo la legge ebraica esistente a quel tempo Egli sarebbe dovuto stare a cinquanta metri di distanza e con il vento alle spalle. Tuttavia Gesù doveva contattare e toccare i
lebbrosi poiché l’amore e la compassione del Padre gli riempivano il cuore.
Gesù non aveva bisogno di compiere le guarigioni per dimostrare che era il Figlio di Dio, ma perché Egli era Dio e doveva quindi agire come il Padre.
Essere come Gesù significa provare la sua stessa compassione per gli ammalati, e far entrare nei nostri cuori la preghiera di Gesù che guarisce.
Gesù non tenne solo per sé la sua compassione per gli ammalati: quando mandò i dodici apostoli disse loro di insegnare, predicare e guarire e cacciare i demoni.
Quando mandò i settantadue discepoli, li mandò ad annunciare il Regno, quindi ad insegnare e predicare, ma anche a guarire i malati.

Durante la Controriforma ci fu la riscoperta dei valori del Vangelo; quando i primi Gesuiti andarono nelle Filippine, erano così convinti di quello che era scritto nel vangelo che, pur non parlando la lingua del posto, si misero in contatto con i bambini. Insegnarono loro e li invitarono ad andare a casa e a pregare sui loro nonni e sui loro malati, nel nome di Gesù.
I bambini andavano, pregavano e veramente la gente guariva. Così avevano tanti battesimi da dare che dovettero chiedere rinforzi in Spagna.
Da qui dovete capire una cosa importante: il dono di guarire è il dono dell’evangelizzatore.
Non si fa un ministero per guarire, si fa un ministero di guarigione per evangelizzare.

State alla larga da coloro che fanno le preghiere sulle fotografie perché una fotografia non si evangelizza. Si può magari intercedere per una persona che si è vista in fotografia, ma le preghiere di guarigione si fanno sugli uomini, per parlare loro dell’amore di Dio. Quindi non è un carisma per conto suo, infatti nel Vangelo di Marco (Mc 16,14) dice una cosa molto importante: Alla fine apparve agli undici, mentre stavano a mensa, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risuscitato.
Diede loro una bella sgridata perché erano increduli, quindi non erano molto migliori di noi, poi disse loro: Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura.

Erano undici testoni ed increduli, questo dimostra che è sempre lo Spirito di Dio che parla in noi perché mentre noi parliamo agli altri di Gesù, Gesù evangelizza anche noi.
Non aspettate di essere professori in teologia laureati alla Gregoriana: per parlare di Dio basta poco, basta dire la vostra vita: “ero perduto e il Signore mi ha ritrovato, ero morto e mi ha fatto ritornare alla vita”. E’ la più grande catechesi che potete fare. Se proprio volete aggiungete: Io l’ho incontrato; chi è davanti a voi dirà: anche io voglio incontrarlo.

Poi il Signore dice: Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà ( anche se sarà battezzato) sarà condannato. E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: (anche se peccatori come noi) compiranno i cinque segni della evangelizzazione:

1. nel mio nome scacceranno i demòni,
2. parleranno lingue nuove,
3. prenderanno in mano i serpenti e,
4. se berranno qualche veleno, non recherà loro danno,
5. imporranno le mani ai malati e questi guariranno”.

Quando vi trovate a parlare con qualcuno che è contrario ai carismatici, voi tranquillamente leggetegli questo brano e poi chiedetegli: Il Signore ha detto che chi avrà
fede farà queste cose: prendiamo in considerazione solo l’ultima: poseranno le mani sui malati e questi guariranno, tu l’hai mai fatto? Risponderà: mica sono Pranoterapista! A
questo punto voi potete rispondere: allora non credi, perché chi crede fa queste cose!

Adesso è importante quello che segue: Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano.

E’ Gesù che accompagna l’evangelizzatore! Allora colui che ha un grande dono di guarigione è perché è un grande evangelizzatore, non perché è un grande mago o perché ha un grande fluido: noi siamo persone che credono a quello che ci ha detto Gesù.
Gesù disse: Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
E quando inviò i 72 discepoli disse loro: Se entrate in una casa e siete ben accolti, mangiate ciò che vi sarà presentato, guarite i malati che vi saranno e dite loro: è a voi
vicino il Regno di Dio. E’ la prova del Regno. Se io caccio i demoni col dito di Dio, dice Gesù, allora vuol dire che il Regno di Dio è vicino. E’ la prova della evangelizzazione.
Con le sue ultime parole terrene, poi, Gesù incaricò i credenti di andare, imporre le mani ai malati e pregare per la loro guarigione.

La Chiesa primitiva prese questo incarico molto sul serio e intese la preghiera di guarigione come il mezzo principale per realizzare ed estendere l’evangelizzazione.
Se oggi il carisma è calato rispetta all’inizio, è perché si è cercato di enuclearlo, di tirarlo fuori dal suo terreno naturale che era la evangelizzazione e l’annuncio del Regno.
Quando i primi cristiani raccontavano la storia di Gesù, imponevano le mani sui malati per mostrare che Gesù era veramente presente e amava la sua gente.
Quando noi cantiamo “El vive, El vive” lo dobbiamo dimostrare fuori di qui non solo con i canti, ma con i fatti, che noi crediamo che Lui vive. Lo dobbiamo dimostrare perché noi crediamo in Lui e agiamo come Lui ci ha detto di fare. Allora noi possiamo dire alla gente: Gesù Cristo è vivo! Soprattutto in un mondo che pensa che tutt’alpiù era un grande uomo che ha avuto la disgrazia di essere un rivoluzionario e quindi è morto in croce 2000 anni fa.
Sebbene i primi cristiani venissero continuamente imprigionati a causa della loro preghiera di guarigione, e ci sono i documenti che lo dicono, essi insistevano in questo loro carisma delle guarigioni. Non potevano proclamare a parole l’esistenza di un Dio che ama, senza manifestare nel contempo il suo amore che risana. Leggete Atti al Cap 3 e 4 e vedrete che quello detto fin qui è vero.
Operare guarigioni piuttosto che parlare soltanto dell’amore di Dio fu l’aspetto essenziale della vita cristiana dai primi tempi fino al quarto secolo. Nel Vangelo di Marco, Gesù mandò i Discepoli a predicare e a guarire ed essi al loro ritorno riferirono tutto quello che avevano detto e fatto.
Ai laici veniva regolarmente distribuito l’olio benedetto per ungere i familiari ammalati: era un uso ordinario della Chiesa.
Fu soltanto nel periodo dell’imperatore Costantino nel IV secolo che si verificò gradualmente un cambiamento nella pratica della guarigione.
La conversione di Costantino significava adesso che lo Stato accettava i cristiani e raramente ormai li perseguitava a causa della loro fede.
Con la fine dell’era dei Martiri, i cristiani credettero che fosse necessaria qualche altra maniera di soffrire per Cristo. Iniziarono così a considerare la malattia come un modo di offrire il loro corpo a Dio. Il Manicheismo e altre eresie rafforzarono ulteriormente queste attitudini, mentre i cristiani cominciarono a considerare il corpo come un male che doveva essere tenuto sotto controllo con il digiuno e con la vita nel deserto.
Avvenne così un grande distacco tra la dottrina di Paolo, la dottrina di Gesù in fondo, perché in tutta la mentalità semitica l’uomo era una entità unica; era la mentalità ellenistica che tendeva a separare l’anima dal corpo. Quindi scindeva queste due entità: l’anima era nobile ed il corpo era nulla, era da buttare via. Ma questo corpo risorgerà ci dice San Paolo e la Chiesa fa perfino una celebrazione con la benedizione di un corpo proprio per dare onore a questo corpo che risorgerà.
Queste eresie pian piano cominciarono a dominare sulle stesse attitudini di impostazione ebraica che aveva Gesù, relativi alla bontà del mondo creato e all’unione fra il corpo, la mente e l’anima.
Poiché ora invece l’anima veniva considerata più importante del corpo, i cristiani pregavano per la guarigione spirituale ma non per quella fisica; fu così che l’idea della
sofferenza redentrice fece il suo ingresso nella Chiesa, e si sviluppò così tanto che ogni malattia fu concepita come un modo, una forma di redenzione, una croce da portare con pazienza, piuttosto che un male da guarire con la preghiera.

Vi posso assicurare che ci sono delle depravazioni in questo senso che sono molto gravi; ad esempio alcuni religiosi negli ospedali si avvicinano ad ogni letto e dicono: “…se devi soffrire… il Signore ha bisogno di questa sofferenza..” e basta! Non si può dare ad una persona solo questa parte.
Mi sono trovato davanti ad una suora che moriva e lottava contro un tumore già in metastasi ossee e che aveva bisogno di medicine speciali per allungare la vita. Le sue
consorelle la avevano totalmente emarginata perché non accettava di morire.
Sono depravazioni, non sono verità; sono esagerazioni che non fanno parte dell’equilibrio vero che viene dal Vangelo: Gesù non ha detto “…sei cieco, ebbene, loda Dio…”
Sant’Agostino favorì il concetto della sofferenza redentrice, sostenendo che alla Chiesa erano stati necessari all’inizio i miracoli di guarigione, per convincere la gente a credere; una volta stabilitasi, la Chiesa non aveva più bisogno di questi miracoli. Così scrisse Sant’Agostino.
Pochi anni dopo lo stesso Sant’Agostino scrisse un altro libro “Le Ritrattazioni” in cui ritrattava tutto quello che aveva asserito circa il fatto che i miracoli non fossero più necessari. Il grande teologo, peraltro molto onesto, aveva cambiato parere perché nel corso degli ultimi due anni aveva assistito ad oltre settanta miracoli nella sua stessa cattedrale.

Nonostante la riscoperta agostiniana dell’importanza delle guarigioni, questo carisma andò di nuovo perduto.
Non è successo così nella Chiesa Ortodossa dove il carisma dell’unzione dei malati è considerato ancora adesso un carisma di guarigione, con tantissime guarigioni; per loro è
ordinario che questo avvenga.
A causa dei molti inganni e delle attitudini magiche di alcuni laici nei confronti delle guarigioni, soprattutto nei riguardi della unzione dei malati, la Chiesa insistette che i sacerdoti e non i laici diventassero i ministri ordinari dell’unzione dei malati.
In seguito alle violentissime pestilenze, i sacerdoti avevano solo il tempo di visitare ed ungere i malati nel letto di morte. Inoltre, poiché i cristiani sapevano che la Chiesa imponeva severe penitenze per i peccatori, molti attendevano soltanto l’ora della morte per confessarsi.
Così il Sacramento della unzione dei malati perse il suo significato di Sacramento di guarigione, per divenire addirittura codificato il Sacramento della Estrema Unzione,
mediante l’associazione della Confessione e della Estrema Unzione, sul letto di morte.
Tale situazione si è protratta nella Chiesa fino al Concilio Vaticano II. Questo Concilio ha riscoperto invece, il Sacramento dell’Unzione dei Malati come un Sacramento di
guarigione ed ha introdotto quattro cambiamenti nelle linee direttrici della sua celebrazione. Aggiungo che vi sono ulteriori sviluppi nel documento Vaticano sulle sette, al
Capitolo 3, quando si parla della cura pastorale; al punto 3 c’è scritto: “E’ necessario riscoprire il ministero della preghiera di guarigione, come fatto nei movimenti carismatici”.

La Chiesa stessa prende posizione affinché questo ridivenga un ministero ordinario!
La Chiesa ha introdotto dei cambiamenti nella celebrazione della Unzione dei Malati:

– questo Sacramento è stato restaurato come una preghiera diretta alla guarigione anziché ad una morte serena.

– La preghiera dell’Unzione dei Malati è diventata la preghiera di tutta la Comunità, e non più solo la preghiera del sacerdote e dell’ammalato nella camera di ospedale. Così Dottori, Medici e familiari possono essere inclusi nella celebrazione di questo Sacramento.
Quando un medico prescrive con amore una medicina, o prega per il proprio paziente, anche egli sta partecipando ed estendendo la partecipazione del Sacramento stesso.
Pregare per la guarigione degli ammalati non è quindi una prerogativa dei carismatici, ma è una estensione del Sacramento della Unzione dei Malati. Tale preghiera è essenziale
nell’espletamento del sacramento, così come il perdono è essenziale al Sacramento della riconciliazione.

– un altro cambiamento sottolinea che il Sacramento della Unzione dei malati può essere ripetuto più volte per lo stesso soggetto: la Chiesa ci suggerisce di estendere l’amore
taumaturgico di Gesù, pregando ripetutamente.

Dice Padre Matt Linn: ogni volta che prego, non so con certezza ciò che precisamente accadrà. Se prego, per esempio per un invalido costretto sulla sedia a rotelle, non so se
quella persona sarà in grado di camminare dopo la mia preghiera, ma io so di certo che ogni volta che prego, sarà il Signore a fare il successivo passo d’amore per quella
persona. Mi sono accorto di cosa possono essere questi successivi passi d’amore mentre pregavo per un amico che si chiamava Joe. Tra le persone che pregavano con me per Joe, tre erano medici e poiché Jo soffriva di scoliosi, i medici avevano tracciato sulla sua schiena il modo in cui la spina dorsale doveva raddrizzarsi. Pregammo per circa 15 minuti senza alcuna apparente guarigione, poi chiedemmo a Joe se provasse qualcosa. Joe rispose che provava un profondo senso di pace e non mi sento peggio, perché quando sto seduto così a lungo, il dolore si acuisce.

Le prime due cose che di solito accadono quando preghiamo per la guarigione sono:

1. la persona prova una profonda pace interiore
2. l’infermità non si aggrava

Questi sono due doni che possono essere facilmente non considerati perché sembrano due cose trascurabili, ma non è vero poiché la guarigione progredisce ogni volta che noi
riempiamo la persona con l’amore di Gesù.
Imponemmo nuovamente le mani sulla schiena di Joe e pregammo nuovamente per lui per un po’. Poi chiedemmo a Joe: c’è qualcuno che devi perdonare? Di botto rispose no,
ma dopo un po’ di preghiera si ricordò di tre persone che doveva perdonare. Mentre perdonava queste tre persone, il dolore alla schiena cominciò a svanire, e riusciva anche a
piegarla con maggiore facilità.

Sono questi di solito i due passi successivi della preghiera di guarigione: il dolore scompare e di conseguenza si riacquista il movimento.

Il passo finale è un cambiamento strutturale: verso la fine della preghiera, la spina dorsale di Joe si era riassestata perfettamente, proprio come i medici ne avevano tracciato la linea sulla sua schiena.

Benchè qualche guarigione, come il caso della suora menzionato prima, si realizza con una sola preghiera e può provocare un cambiamento fisico tale da trascendere ogni
spiegazione naturale, la gran parte delle guarigioni, come nel caso di Joe, si attuano con preghiere ripetute che accelerano il processo naturale della guarigione. Ogni volta che prego con qualcuno come con Joe, il Signore farà il passo d’amore successivo, anche se io ignoro quale sarà questo passo. Poiché per anni il suo dolore alla schiena aveva spinto Joe a concentrarsi in nient’altro che su se stesso, egli aveva definito quel dolore un dolore che redime, ed aveva pregato pochissimo per il passo successivo, cioè per il passo di essere guarito.

Spesso noi diciamo che un dolore redime quando invece, novanta volte su cento non ha una tale funzione. Il dolore fisico come quello di Joe spesso ci induce a concentrarci in noi stessi, e nella misura in cui produce questa concentrazione in noi stessi, il dolore non è una sofferenza redentiva. Una malattia redime nella misura in cui ci aiuta ad avvicinarci agli altri e ad avvicinarci a Dio.

Ho visto di tali persone la cui sofferenza redimeva perché le persone che stavano intorno a loro, uscivano trasformate: quello era un carisma, un dono di Dio.

Un esempio di malattia che redime potrebbe esserci fornita dal caso di un nostro amico
cieco, dicono i fratelli Linn, che si chiamava Larry. Facemmo il nostro ritiro di trenta giorni, sotto la guida di Larry, uno dei più sensibili direttori spirituali che abbiamo conosciuto. La cecità di Larry ha carattere redentivo perché lo ha aiutato ad entrare in ascolto dei cuori umani, ed in tal modo ad aprirsi agli altri e a Dio. Un giorno Larry si chiese se dovesse recarsi da qualcuno con un famoso dono di guarigione che era venuto in città, a chiedergli di guarirlo. Gli chiedemmo allora: saresti in grado di offrire e di ricevere maggiore amore, se tu potessi vedere? Rispose: io so che Dio può guarirmi, ma non credo che potrei dare e ricevere maggiore amore se vedessi: la mia cecità è il modo in cui Dio mi ama.

Se noi avessimo pregato per Larry, non è certo che avrebbe riacquistato la vista perché siamo concordi con lui nel ritenere che Dio si serve della sua cecità, ma sappiamo che Dio avrebbe intrapreso il passo successivo con Larry. Forse tale passo si sarebbe concretizzato nell’accentuarsi della sua sensibilità, per ascoltare il cuore degli altri anche con maggiore percezione di quanto faccia adesso. Se fosse stato così, la sua cecità sarebbe stata ancora più redentrice, aprendolo ancora di più a Dio e agli altri.
Così, ogni volta che preghiamo per la guarigione, noi siamo consapevoli che il Signore compirà il passo successivo, aprendo quella persona a dare o a ricevere più amore, rendendo la malattia ancora più redentrice, se è una malattia redentrice, oppure operando la guarigione fisica, quindi bisogna pregare sui malati sempre.”

Fonte: Tarcisio Mezzetti – Lozio – luglio 1987

La guarigione fisica e interiore

La guarigione fisica e interiore

“E per la fede riposta in lui, il nome di Gesù ha dato vigore a quest’uomo che voi vedete e conoscete; la fede che viene da lui ha dato a quest’uomo la perfetta guarigione alla presenza di tutti voi” (At 3,16)

E’ importante fare una distinzione tra i termini guarigione e miracolo poiché mentre il primo indica un processo più o meno veloce per sconfiggere una malattia, il secondo è inteso come intervento immediato (ed inequivocabile) da parte di Dio affinché una persona guarisca completamente da una malattia, deformazione, infermità ecc.
In entrambi i casi la base di partenza è la preghiera personale o di gruppo per l’intercessione dell’interessato.

Coloro che svolgono il ministero di guarigione sono entusiasti nel constatare che in molti casi la loro preghiera ha una risposta positiva da parte di Dio. Quella di guarigione sembra essere una preghiera molto gradita al Signore a giudicare dal numero di persone che ne sono beneficate. Il problema è che spesso si crede che pregare non serva a nulla, perciò neppure ci proviamo o lo facciamo con scarsa fede ed impegno.
Tuttavia il Vangelo è molto chiaro a riguardo: In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà (Mt 18,19-20), poi dice: In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre. Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò (Gv 14, 12-14), ed ancora: Qualunque cosa chiediamo la riceviamo da lui perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quel che è gradito a lui (1Gv 3,22), ed ancora: Questa è la fiducia che abbiamo in lui: qualunque cosa gli chiediamo secondo la sua volontà, egli ci ascolta. E se sappiamo che ci ascolta in quello che gli chiediamo, sappiamo di avere già quello che gli abbiamo chiesto (1Gv 5, 15-15).
Nei versetti citati, Gesù non dice: “se alcuni privilegiati tra voi chiederanno…forse il Padre concederà qualche cosa” (il che avrebbe comunque lasciato spazio a qualche speranza), bensì assicura che chiunque abbia vera fede, può ottenere nel suo nome ogni cosa e compiere prodigi più grandi di quelli che compiva Lui stesso.
Se riflettiamo su tutto ciò non può che apparire grandioso, quasi incredibile; ci dice che in pratica possiamo usufruire della potenza di Dio se gliela chiediamo per qualcosa che è a Lui gradito.
A giudicare dalle ripetute guarigioni che seguono le sessioni di preghiera, ciò risulta vero e molto attuale. Gesù è vivente in mezzo a noi ed opera prodigi proprio come 2000 anni fa. L’unica cosa che ci impedisce di mettere in atto queste grandiose parole è la nostra fede, spesso purtroppo troppo tiepida. In molto casi è possibile assistere alla guarigione di una malattia o di un problema leggero mentre altri problemi gravi rimangono. Ciò è dovuto al fatto che la nostra fede spesso non si spinge e credere possibile che la potenza di Dio vada oltre i limiti che ci poniamo. La vera fede in Cristo potrebbe realmente fare resuscitare i morti come ci attestano molti Santi (e non solo) e compiere altri grandiosi prodigi. Dopotutto è lo stesso Gesù che ci dice: Per la vostra poca fede. In verità vi dico: se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile.
Se i prodigi divini non avvengono è perché siamo noi a porvi limite con la nostra scarsa fede ed il nostro modo di pensare che considera ormai cessati o non più necessari i doni dello Spirito e la potenza di Dio.

La preghiera di guarigione deve avvenire dopo aver creato un clima di lode e adorazione profonda del Signore ed invocazione dello Spirito Santo. E’ la Santa Trinità l’origine di ogni guarigione perciò è fondamentale creare un clima di preghiera adeguato.
La preghiera perché sia maggiormente efficace deve prevedere il contatto fisico tra il gruppo orante e la persona malata quindi sarà importante mettere una mano sulle spalle, sul capo, sulla fronte o meglio sulla parte malata. E’ importante in definitiva che si verifichi l’imposizione delle mani sul malato come ci dice Gesù nel Vangelo (cfr. Mc 16,17-18). Ciò deve essere fatto sia da parte dei religiosi che dei laici, sebbene una parte dei primi non accetti che mani non consacrate possano fare tale gesto. In realtà ciò non costituisce un gesto sacramentale come in altri casi, ma solo un atto di amorevole contatto e di trasmissione della potenza guaritrice di Dio; è lo stesso Gesù a richiedere tale gesto per agire con efficacia.

A volte l’effetto della preghiera è immediato ed il malato avverte formicolio e calore in prossimità dell’organo dolorante seguiti da scomparsa del dolore, altre volte la guarigione avviene a distanza di tempo ed in altro luogo. E’ il Signore che accorda la guarigione e sta a Lui scegliere le modalità, i luoghi e se la guarigione deve seguire un iter medico oppure se deve essere immediata e risolutiva.
Spesso è necessario impegnarsi nella preghiera per ore, giorni, mesi o addirittura anni. Perciò è indispensabile non scoraggiarsi se il risultato non è immediato; infatti la guarigione tramite preghiera può avvenire gradualmente fino a realizzarsi in maniera completa in un arco di tempo più o meno lungo. A detta di molte persone dedite a questo ministero, più si prega sul malato e più si vedono i risultati. Lo scoglio principale da superare in questo caso sono gli scetticismi, le riluttanze e la perdita di pazienza e dedizione qualora i tempi di guarigione si allunghino.
E’ importante inoltre dire, come sostenuto da molti, che a volte si prega per la guarigione di un determinato male e si viene guariti in un’altra parte del corpo; non dobbiamo risentirci perché è Dio che decide dove e come è meglio operare su ogni singola persona. Alcune malattie hanno inoltre una altissima probabilità di scomparsa in seguito alla preghiera mentre altre sono più refrattarie o comunque richiedono più tempo.
Tutti siamo invitati a pregare per il fratello malato imponendogli le mani, dobbiamo solo avere fede, vivere in grazia di Dio e vincere la paura e la vergogna se i risultati non arrivano oppure non sono immediati. Spesso Dio vuole che ci umiliamo e che ci affidiamo completamente a Lui affinché Egli possa manifestare la sua potenza.
E’ importante coinvolgere anche la persona su cui preghiamo, stimolando la sua fede, affinché possa contribuire in maniera determinante nel processo di guarigione. Dobbiamo inoltre chiedergli di perdonare tutte le persone che le hanno fatto del male e di cancellare ogni odio e rancore dal cuore, altrimenti difficilmente il Signore manifesterà su di essa la sua misericordia guaritrice. Il Signore è felice di donare ma richiede anche un po’ di sforzo da parte nostra.
E’ inoltre spesso utile (se non necessario), anticipare la preghiera di guarigione con una preghiera di liberazione dagli spiriti maligni, affinché possano essere rimossi quei blocchi spirituali che impediscono il buon esito della preghiera. Padre Matteo La Grua afferma che in molti casi ha visto scomparire all’istante anche tumori in fase avanzata in seguito ad una semplice preghiera di liberazione; ciò palesa il fatto che spesso le malattie sono conseguenza di legami e blocchi spirituali contratti nel tempo.

Tutti in qualità di battezzati possiamo pregare con efficacia per la guarigione di qualcuno, tuttavia esistono persone che hanno ricevuto da Dio un particolare dono che ne aumenta considerevolmente la potenza guaritrice. Anche costoro sono spesso più efficaci nei confronti di alcune malattie e meno nei confronti di altre; qui appare evidente l’importanza dell’umile collaborazione reciproca all’interno del gruppo/comunità affinché i vari doni vengano utilizzati in maniera complementare senza egoismi o protagonismi.
Nelle preghiere carismatiche animate da un sincero spirito di fede nella guarigione fisica, avvengono frequenti guarigioni e non di rado i presenti che hanno il dono della parola di conoscenza comunicano che il Signore ha scelto di guarire quella determinata persona.

Un’altra fondamentale indicazione pratica è che la richiesta a Dio per la guarigione deve essere il più possibile specifica senza rimanere nel generico. Se si soffre di un mal di spalle si deve chiedere di guarire da quello specifico male chiedendo che i muscoli, i nervi, i tendini e le ossa vengano riportati al normale stato di equilibrio e salute. Anche se si tratta di una malattia psichica è opportuno specificarne il tipo e chiederne il risanamento legato a quel determinato tipo di problema. Dio conosce tutto alla perfezione (comprese le nostre malattie) ma basandosi sull’esperienza di molti, egli richiede una formulazione molto specifica della preghiera.
Anche Gesù durante il suo ministero di guarigione chiedeva spesso alla persona che si trovava davanti cosa voleva che gli fosse fatto, sebbene Egli conoscesse perfettamente le loro situazioni e le loro malattie da cui desideravano guarire.

Oltre a pregare Dio che guarisca da una malattia specifica, è consigliato intimare con autorità alla malattia stessa di scomparire immediatamente nel nome di Gesù, come ad esempio: Ordino ad ogni malattia degli occhi e ad ogni forma di cecità di scomparire nel nome di Gesù Cristo!”, o ancora “Nel nome di Gesù Cristo ordino ad ogni tipo paralisi di scomparire ed allontano ogni problema collegata ad essa!”.
Nei casi di tumori e cancri, alcuni celebri carismatici dediti al ministero di guarigione usano anche maledire la massa tumorale affinché essa cessi di replicarsi e scompaia. A sostegno di ciò troviamo un episodio similare nella vita di Gesù: La mattina dopo, mentre rientrava in città, ebbe fame. Vedendo un fico sulla strada, gli si avvicinò, ma non vi trovò altro che foglie, e gli disse: Non nasca mai più frutto da te. E subito quel fico si seccò. Vedendo ciò i discepoli rimasero stupiti e dissero: Come mai il fico si è seccato immediatamente?. Rispose Gesù: In verità vi dico: Se avrete fede e non dubiterete, non solo potrete fare ciò che è accaduto a questo fico, ma anche se direte a questo monte: Levati di lì e gettati nel mare, ciò avverrà. E tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete. Troviamo anche qui un’ulteriore conferma della potenza della preghiera.

E’ infine fondamentale tenersi alla larga dalla presunzione, affermando ad esempio che la guarigione è avvenuta in maniera definitiva e completa (a meno che Dio stesso non lo comunichi in maniera certa). Spesso l’esaltazione ha portato persone a consigliare ai malati di buttare le medicine e di confidare solo nel fatto che erano state guarite. Molte altre volte viene annunciata una guarigione in base alle sensazioni fisiche provate, quando in realtà ciò è solo la fase iniziale di regressione della malattia che necessita tuttavia di ulteriori preghiere. Dobbiamo essere molto equilibrati e non annunciare con troppa facilità la guarigione definitiva o l’abbandono delle terapie mediche a meno che il Signore stesso ce lo comunichi tramite una locuzione interiore o in altro modo.

Un accenno ad un altro tipo di guarigione molto importante, quella interiore. Molte nostre anomalie psichiche e disturbi, sono riflessi di traumi avuti nel corso della vita a partire dal periodo in cui eravamo nell’utero di nostra madre. Una gravidanza non voluta, la mancanza di amore nell’infanzia, la violenza del padre in età adolescenziale, il distacco dai genitori, la ribellione, l’isolamento sociale e degli amici, e tante altre difficoltà hanno influito sulla nostra personalità determinandone molti aspetti conflittuali e di sofferenza (circa il 90% delle nostre memorie è archiviato nel subconscio e solo il 10% è a livello conscio, quindi conosciamo in pratica solo il 10% di noi stessi).
La preghiera di guarigione interiore consiste nel fare un viaggio a ritroso nella nostra vita assistiti dalla presenza di Gesù che vuole guarirci (cercando di visualizzarlo mentalmente accanto a noi). Questo viaggio deve partire dal momento della nostra concezione fino al momento attuale, cercando di enunciare tutti i cattivi ricordi tappa per tappa, e chiedendo a Gesù che con il suo amore guarisca ogni singola ferita e che il suo Santo Spirito riempia i nostri vuoti affettivi. E’ molto importante essere specifici descrivendo ogni singolo episodio che si possa ricordare e che ci possa aver inquietato anche minimamente e chiederne il risanamento totale (anche se ciò può comportare il disseppellimento di fatti dolorosi volutamente rimossi dai nostri pensieri). E’ preferibile fare la preghiera assistiti da una persona dotata di un buon discernimento, ma se proviamo vergogna possiamo affrontare il percorso a ritroso anche da soli (trovate alcune preghiere nella sezione specifica). Gli effetti sono spesso immediati e tangibili, così che molti traumi passati vengono dimenticati o comunque non influiscono più in maniera determinante sulla nostra personalità ed emotività.
Infatti il risultato della preghiera di guarigione interiore non consiste nel dimenticare gli episodi negativi della nostra vita, ma nel riuscire a non farci più condizionare da essi. Ciò che prima ci faceva soffrire, adesso non ci fa più male; in noi non c’è più odio, né tristezza, né meditiamo vendetta per le ferite ricevute, e se le ricordiamo, proviamo comunque pace. E’ questo il segno dell’autentica guarigione interiore.

E bene ricordarsi che a grazia avvenuta anche la guarigione, come la liberazione, necessita di un costante percorso di fede per garantire un buon mantenimento in salute (preghiera, lettura della Bibbia, Messa, ecc.).
Qualora invece la guarigioni non arrivi o tardi ad arrivare, è fondamentale non perdersi d’animo; spesso infatti la fede si frantuma, ed i malati si sentono completamente defraudati e delusi dal Signore, mentre avevano riposto in Lui tutta la loro fiducia. In questo caso il problema nasce dalla non comprensione del piano di Dio e del significato delle sue promesse. Teniamo sempre in mente che Gesù ci chiede fiducia nella sua fedeltà e nella sua misericordia e che ci ama comunque immensamente anche se non riceviamo la guarigione sospirata.

Ecco alcune importanti precisazioni riguardo alla guarigione:

– Non tutte le guarigioni sono miracolose come credono alcuni (cfr. 1Cor 12,9).
– Non siamo noi che guariamo, benché Gesù che chiede la nostra collaborazione.
– Il ministero di guarigione non può disprezzare né prescindere dalla professione medica (cfr. Eccl 38).
– Il ministero di guarigione si realizza meglio per mezzo di un gruppo poiché vi è generalmente più ricchezza di carismi.
– Ogni guarigione si realizza in un ambito di fede e preghiera come appare nel Vangelo.
– La preghiera di guarigione quando viene accompagnata dall’imposizione delle mani, ha una forza speciale.

Il senso della malattia

Il senso della malattia

“Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato” (Gv 11,4)

Molti cristiani in ogni parte del mondo sono assolutamente convinti che Dio li voglia ammalati e depressi confondendo come volontà di Dio ciò che Egli usa per la sua gloria. La malattia non rientra nella sua volontà, anzi è facilmente riscontrabile che mai Gesù incoraggiò le persone ad ammalarsi, a continuare ad essere depresse oppure a sopportare delle sofferenze fisiche o interiori. I passi biblici che confermano questa realtà sono numerosi tuttavia è possibile esemplificare il tutto citando solo la “lettera di presentazione” di Gesù alla sinagoga:

Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore” (Lc 4,18-19)

Dio ci vuole sani nello spirito, nel corpo e nell’anima; quindi possiamo affermare che chiedere la guarigione non è andare contro la sua volontà.
Se la volontà di Dio consistesse nel principio che la malattia debba avere il sopravvento su di una persona, allora neppure i medici e le medicine avrebbero ragione di esistere, perché andrebbero contro la logica del disegno divino.
Gesù, che significa “Dio salva” viene inviato per liberare e guarire. Ciò costituì gran parte del proprio ministero terreno.
Sono molti i brani del Vangelo che ci confermano ciò (cfr. Mt 4,23; 8,16-17; 9,10-13; 11,28; 12,15; 15,30-31, Mc 1,32-34; 6,55-56; Lc 5,15; Gv 12,47, ecc.)
Gesù trascorse la vita predicando e guarendo. Non predicava senza guarire né guariva senza predicare, ma esercitava questi due ministeri integrandoli.
Questo accadeva perché si compisse ciò che aveva annunciato il profeta Isaia: Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori (cfr. Is 53,4).
Gesù condivise il suo ministero di guarigione con i discepoli (cfr. Mt 10,7-8; Lc 10,8-9) e con tutti coloro, di ogni generazione futura, che avessero creduto in Lui (cfr. Mc 16,17-18), promettendo di operare prodigi ancor più grandi di quelli da lui operati (cfr. Gv 14,12) mediante l’effusione del suo stesso Spirito.
I discepoli erano persone al seguito di Gesù, che tuttavia non erano nel gruppo degli apostoli perciò essi rappresentano i credenti in Cristo, cioè tutti i battezzati.
A conferma di ciò possiamo verificare nel Vangelo che sono numerose le guarigioni operate dai seguaci di Cristo nel suo nome (cfr. Mc 6,12-13; 16,20; Lc 10,17, ecc.).

Dio ci vuole sani, tuttavia è spesso difficile giustificare tanta sofferenza, dolore, malattia e morte. Alcune malattie si presentano refrattarie a qualsiasi tipo di trattamento medico e pure alle preghiere di guarigione più intense.
Papa Giovanni Paolo II, nella sua Lettera Apostolica “Salvifici Doloris” sul senso cristiano della sofferenza nel mondo, affronta questo problema giungendo, si potrebbe dire, a tre conclusioni a cominciare dal Libro di Giobbe:

LA SOFFERENZA E’ CASTIGO DEL PECCATO
Dio è giudice giusto che premia il bene e castiga il male … La convinzione di coloro che spiegano la sofferenza come punizione del peccato trova il suo appoggio nell’ordine della giustizia e corrisponde all’opinione espressa da un amico di Giobbe: Per quanto ho visto, chi coltiva iniquità, chi semina affanni, li raccoglie (Gb 4,8).
Le nostre angosce e sofferenze sono frutto del peccato. Non provengono da Dio (cfr. Rm 6,23). Dio non ha creato la morte (cfr. Sap 1,13).

LA SOFFERENZA HA CARATTERE DI PROVA
Alla fine Dio stesso rimprovera gli amici di Giobbe per le loro accuse e riconosce che Giobbe non è colpevole. La sua è la sofferenza di un “innocente”; deve essere accettata come un mistero, che l’uomo non è in grado di penetrare fino in fondo con la sua intelligenza. Se è vero che la sofferenza ha un senso come punizione, quando è legata alla colpa, non è vero, invece che ogni sofferenza sia conseguenza della colpa ed abbia carattere di punizione. La Rivelazione pone con tutta franchezza il problema della sofferenza dell’uomo innocente: la sofferenza senza colpa.
Giobbe non è stato punito, non vi erano le basi per infliggergli una pena, anche se è stato sottoposto ad una durissima prova.
Dall’introduzione del libro risulta che Dio permise questa prova per provocazione di Satana, questi, infatti, aveva contestato davanti al Signore la giustizia di Giobbe:
Forse che Giobbe teme Dio per nulla? .. Non hai forse messo una siepe intorno a lui e alla sua casa e a tutto quanto gli appartiene? Tu hai benedetto il lavoro delle sue mani, e il suo bestiame abbonda sulla terra. Ma stendi un poco la mano e tocca quanto ha e vedrai come ti benedirà in faccia (Gb 1,9-11). E se il Signore’ acconsente a provare Giobbe con la sofferenza, lo fa per dimostrare la giustizia. La sofferenza ha carattere di prova (Salvifici Doloris n. 11).

LA SOFFERENZA E’ UNA CHIAMATA ALLA CONVERSIONE
Il Libro di Giobbe rivela in maniera acuta il “perché” della sofferenza: dimostra anche che questa raggiunge l’innocente, ma non offre la soluzione al problema.
Nell’Antico Testamento notiamo un orientamento che tende a superare l’idea che la sofferenza sia solo un castigo per il peccato commesso. Nella sofferenza del popolo eletto è presente un invito divino alla conversione: io prego coloro che avranno in mano questo libro di non turbarsi per queste disgrazie e di considerare che i castighi non vengono per la distruzione del nostro popolo (2Mac 6,12).
Così si afferma la dimensione della pena. Questa ha senso non solo perché serve a compensare lo stesso male con altro male, ma, soprattutto, perché crea la possibilità di ricostruire il bene nello stesso soggetto che soffre. Questo è un aspetto importantissimo della sofferenza nella Rivelazione dell’Antica e soprattutto della Nuova Alleanza. La sofferenza deve servire alla conversione, cioè alla ricostruzione del bene del soggetto, che può riconoscere la misericordia divina in questa chiamata alla penitenza. La penitenza ha come finalità quella di superare il male che sotto diverse forme è latente nell’uomo, e considerare il bene, tanto nell’uomo stesso come nella sua relazione con gli altri e soprattutto con Dio (Salvifici Doloris n. 12).
In ogni caso, quando la sofferenza viene permessa, ha come finalità la gloria di Dio, il proprio bene o quello di un’ altra persona.

PER LA GLORIA DI DIO
In due brani del Vangelo dell’apostolo Giovanni si dice chiaramente che Dio permette le malattie e le sofferenze per la Sua gloria;
Rispose Gesù: né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio (Gv 9,3).
All’udire questo, Gesù disse: questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il figlio di Dio venga glorificato Gv 11,4).

PER IL NOSTRO BENE
La tradizione cattolica, ha sempre insegnato che Dio può permettere la malattia per il nostro profitto, la nostra purificazione o santificazione. Perciò ogni dolore che si offre a Dio, unendolo alla sofferenza di Cristo sulla croce, è strumento corredentore e gloria di Dio
L’apostolo Paolo parla di una spina nella carne … ben tre volte ho pregato il Signore che l’ allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: ti basta la mia grazia … (2Cor 12,7-9).
S. Paolo chiese a Dio che gli togliesse questa sofferenza, ma sembra che il Signore non l’avesse esaudito per il bene spirituale dell’Apostolo.

PER IL BENE DEGLI ALTRI
Il più grande esempio di sofferenza per il bene altrui ce lo offre Gesù che patì e morì per la salvezza del mondo.
Un altro esempio potrebbe essere quello della malattia di Paolo, che gli permise di predicare il Vangelo ai Galati (cfr. Gal 4,13).

Introduzione alla guarigione

Introduzione alla guarigione

“Io sono il Signore, colui che ti guarisce!” (Es 15,26)

Il modo ordinario a cui spesso ricorriamo per curare le malattie sono i medici, la scienza medica e le medicine. Secondo quanto ci attesta la Bibbia ciò è infatti cosa buona e lecita (cfr. Sir 38,1-4; 38,6-7; 38,12). Dio ha inoltre posto delle virtù curative in alcune erbe e piante, ed il loro uso nella medicina naturale è pienamente conforme all’insegnamento biblico (cfr. Ez 47,12).
Ci sono altri casi in cui il limite umano richiede l’intervento diretto di Dio affinché una malattia ribelle, cronica o incurabile sia debellata (cfr. Sap 16,12).

Le grazie concesse da Dio su preghiera ed intercessione della Madonna o di un santo sono innumerevoli e testimoniate dagli “ex-voto” presenti all’interno di molte chiese e santuari. Tuttavia è molto importante parlare del ministero di guarigione che molti religiosi e laici hanno intrapreso nella loro vita. Si tratta di persone che radicati sulla parola e sulle promesse di Gesù hanno deciso di pregare sui malati sperimentando numerose guarigioni, graduali e/o miracolose, che ci attestano l’autenticità e la validità delle parole del Vangelo stesso.
Coloro che si dedicano al ministero di guarigione sono persone da ammirare non per i propri meriti, ma per il fatto che esse testimoniano e sperimentano che Gesù è tuttora vivo ed operante in mezzo a noi. Il Signore chiede solo di credere in ciò che ha promesso e di invocarlo per poter liberare tutta la sua potenza guaritrice.
Dio ci vuole sani nel corpo e nella mente perciò è ben lieto di guarirci se glielo chiediamo e se veramente crediamo che Lui possa farlo. In via generale non dobbiamo identificare la croce personale che dobbiamo portarci quotidianamente con la malattia; quest’ultima ha sempre mosso a pietà Gesù che infatti guariva i malati che incontrava lungo la sua strada. Solo in alcuni casi il Signore sceglie di santificare una persona tramite la malattia e solo allora essa va accettata ed accolta come una vera croce redentrice.

E’ inoltre opportuno antecedere alla preghiera di guarigione fisica anche una preghiera per il perdono di chi ci ha fatto del male ed una per la richiesta a Dio di perdonarci dei nostri peccati.
Pregando sugli ammalati per la guarigione fisica, accade che in alcuni casi c’è un ostacolo che impedisce la guarigione come se la malattia fosse legata. E’ spesso in queste occasioni che, antecedendo una preghiera di liberazione, si vedono subito gli effetti sull’ammalato che diventa più disponibile a recepire la grazia della guarigione.
Sono molteplici i casi di guarigione fisica (anche tumori) avvenuti dopo una semplice preghiera di liberazione. Il sacerdote siciliano Padre La Grua racconta uno dei tanti eventi prodigiosi che riguardò la guarigione istantanea di una donna affetta da tumore al polmone (grosso come un limone). Essa si sottopose alla preghiera di gruppo il quale si accorse che qualcosa ne ostacolava l’efficacia. Fu fatta una breve preghiera di liberazione e poi, una volta che la donna era libera dall’impedimento, su comando, è stata data al tumore l’intimazione di scomparire. E scomparve all’istante.
Sempre padre La Grua (e non solo) sostiene che i tumori, che tanto affliggono oggi l’umanità, sono in gran parte legati all’influsso di Satana. Oltre all’influenza dell’inquinamento e del cattivo stile di vita, è principalmente l’influsso nefasto del Diavolo che tramite il peccato, i rancori, gli odii, i rimorsi, le invidie, le gelosie, acquisisce il potere di distruggere in vari modi, oltre allo spirito, anche il corpo delle persone.

Sono numerosi i casi di guarigioni istantanee a seguito di preghiere fervorose a Dio. Egli è infatti ben lieto di ridonare la salute a coloro che veramente credono e mettono in pratica ciò che Lui ha promesso duemila anni fa; guarire i malati con la potenza del Suo nome (cfr. Mc 16,17-18: At 4,10-12). E’ tuttavia fondamentale ricordare che senza il perdono di cuore nei confronti di tutti coloro che ci hanno fatto del male, non possiamo pretendere da Dio la guarigione come traviamo scritto nel Siracide:

“Rancore e ira sono cose orribili, e il peccatore le porta dentro. Chi si vendica subirà la vendetta del Signore, il quale tiene sempre presenti i suoi peccati. Perdona l’offesa al tuo prossimo e per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati. Un uomo che resta in collera verso un altro uomo, come può chiedere la guarigione al Signore? Lui che non ha misericordia per l’uomo suo simile, come può supplicare per i propri peccati? E lui, che è soltanto carne, conserva rancore, chi espierà per i suoi peccati? Ricordati della fine e smetti di odiare, della dissoluzione e della morte e resta fedele ai comandamenti. Ricorda i precetti e non odiare il prossimo, l’alleanza dell’Altissimo e dimentica gli errori altrui.” (Sir 27,30 – 28,1-7)