Archivi autore: Diosalva.net

I carismi

I carismi o doni straordinari dello Spirito Santo

“Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune” (1Cor 12,4-7)

Carismi e santità

La parola carisma deriva dal greco e significa grazia, dono. Possiede due significati, uno “largo” ed uno “stretto”.

Il primo significato è di tipo “largo”, i carismi sono intesi come grazie permanenti con le quali i fedeli si rendono adatti e pronti ad assumersi varie opere o uffici, utili al rinnovamento e allo sviluppo della Chiesa (LG 12). Possono essere l’ufficio di catechista, di padre o di madre di famiglia, di sposo o di sposa, di Sacerdote, di persona consacrata a Dio, di missionario, di insegnante…
In questo senso ne parla S. Pietro: Ciascuno viva secondo la grazia ricevuta, mettendola a servizio degli altri, come buoni amministratori di una multiforme grazia di Dio. Chi parla lo faccia con parole di Dio; chi esercita un ufficio, lo compia con l’energia ricevuta da Dio, perché in tutto venga glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo, al quale appartiene la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen (1 Pt 4,10-11).
E S. Paolo: Abbiamo pertanto doni diversi, secondo la grazia data a ciascuno di noi. Chi ha il dono della profezia, la eserciti secondo la misura della fede; chi ha un ministero, attenda al ministero; chi l’insegnamento, all’insegnamento; chi l’esortazione, all’esortazione. Chi dà, lo faccia con semplicità; chi presiede lo faccia con diligenza; chi fa opere di misericordia, le compia con gioia (Rm 12, 6-8).
E ancora: È lui che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri per rendere idonei i fratelli a compiere un ministero, al fine di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo (Ef 4,11).

Il secondo significato è di tipo “stretto” e per carisma si intende un dono straordinario, dato in maniera transeunte, e designa in genere “azioni prodigiose” che lo Spirito Santo concede di compiere. Sono, appunto, i carismi in senso stretto. S. Paolo in 1 Cor 12,7-11 ne elenca nove. Il primo è da solo, gli altri sono presentati in coppia:

“E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune:
a uno viene concesso dallo Spirito il linguaggio della sapienza; a un altro, invece, per mezzo dello stesso Spirito, il linguaggio della scienza;
a uno la fede per mezzo dello stesso Spirito;
a un altro il dono di far guarigioni per mezzo dell’unico Spirito; a uno il potere dei miracoli;
a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di distinguere gli spiriti;
a un altro le varietà delle lingue; a un altro infine l’interpretazione delle lingue.
“(1 Cor 12,7-l1).

I carismi in senso stretto, come dice San Paolo, non vengono dati per l’utilità personale, ma per l’utilità comune.
Sono definiti “gratiae gratis datae”, grazie date del tutto gratuitamente e indipendentemente dalla santità personale.
Per questo i carismi in senso stretto possono essere elargiti anche ad un peccatore e perfino ad un pagano, come avvenne per Balaam, che predisse il sorgere di una stella per la nascita del Messia (Nm 24,17) e addirittura per la sua asina che profetò (Nm 22,28-33; Pt 2,16).
Proprio perché vengono dati indipendentemente dalla santità personale non sono oggetto di merito. Ad esempio: uno può pregare per ottenere un miracolo, ma non può meritarlo.
Si afferma inoltre che non sono soggetto di merito: questo significa che profetando o compiendo un miracolo, uno non compie un atto meritorio, perché nel compiere il prodigio è più passivo che attivo.
Per questo per la perfezione e santificazione personale vale immensamente di più il più piccolo atto di carità che il compimento del più grande miracolo.
Infine i carismi in senso stretto sono del tutto a vantaggio della comunità. Per questo “il giudizio sulla loro genuinità e retto uso spetta all’Autorità Ecclesiastica, alla quale spetta soprattutto di non estinguere lo Spirito, ma di esaminare tutto e ritenere ciò che è buono (1 Ts 5,12, e 19-21)” (LG 12).

Esiste anche una gerarchia dei carismi. San Paolo in 1Cor 14 confronta il carisma della profezia e il carisma del parlare in lingue, e apertamente dichiara: “In realtà è più grande colui che profetizza di colui che parla con il dono delle lingue” (v. 5).
Teologicamente è dunque possibile e legittimo fare il paragone tra due carismi e stabilire che l’uno è superiore, più grande dell’altro.
Quando San Paolo dice: Aspirate ai carismi più grandi! E io vi mostrerò la via migliore di tutte (1 Cor 12,31) fa capire che esiste una gerarchia.
Egli stesso poi confronta la verginità per il Regno dei cieli e il matrimonio. E dice: In conclusione, colui che sposa la sua vergine fa bene, e chi non la sposa fa meglio” (7,38); ugualmente la vedova, se vuole, può risposarsi, «ma se rimane così, a mio parere è più felice cosa (7,40).
Se la verginità è superiore al matrimonio, non vuol dire che automaticamente chi sceglie la verginità sia più perfetto o più santo di chi vive nel matrimonio. La verginità è un carisma (in senso largo), mentre la santità dipende dalla carità, che è il fine dei carismi. È più santo chi ama di più. Avere i più grandi carismi e non vivere nella carità, non serve a nulla.
San Paolo lo spiega bene: parlare in lingue, avere il dono della profezia, fare miracoli grandiosi fino a trasportare le montagne, avere doni di assistenza per aiutare i poveri fino al sacrificio della propria vita non giova a nulla se uno non ha la carità (1 Cor 13,1-3).
La carità quindi è l’unica cosa che vale per se stessa, ha ragione di fine e qualifica l’esistenza umana. I carismi invece, e tra essi anche il matrimonio e la verginità, hanno valore strumentale. Sono dunque mezzi per raggiungere la carità.
La santità non va dunque giudicata dal carisma che una persona persegue. Vi sono tra le persone sposate dei Santi, e tra i consacrati vi sono dei demoni incarnati, per usare il linguaggio di santa Caterina da Siena.
Per fare un esempio concreto: San Francesco d’Assisi era solo diacono. Ma è stato più santo di molti Sacerdoti, Vescovi e Papi.

E’ necessario ribadire bene la differenza tra i carismi in senso largo e i carismi in senso stretto.

– I “carismi in senso stretto” sono grazie speciali date da Dio indipendentemente dalla sanità personale. Non presuppongono pertanto lo stato di grazia e il loro utilizzo non fa diventare più santi né fa diventare peggiori.
– L’utilizzo dei “carismi in senso largo” invece è perfezionante per il singolo solo se è in grazia.
Se non è in grazia, le sue azioni, pur non essendo meritorie, tuttavia continuano ad essere buone. Ad esempio un padre di famiglia che va a lavorare e si sacrifica per il bene dei figli, compie un’opera buona. Ma se è privo della carità o della grazia, la sua opera, pur continuando ad essere buona, non è meritoria.
In teologia si dice che queste opere sono morte, perché non sono vivificate dalla grazia. Solo il peccato è un’azione mortifera, e cioè danneggia chi lo compie.
Lo stesso discorso vale anche per il prete. Se fosse in peccato mortale, la sua dedizione al prossimo continua ad essere una realtà buona, anche se non meritoria. Ma se osasse celebrare la Messa o fare la Santa Comunione col peccato mortale nella coscienza, allora l’utilizzo del carisma è a suo danno, perché commette un sacrilegio. La celebrazione dei sacramento in lui richiede lo stato di grazia.
I carismi in senso largo conoscono un utilizzo sollecito e un utilizzo a lunga scadenza, perché vanno messi a servizio del prossimo sempre, finché perdura l’ufficio.
Inoltre vanno esercitati quando si raggiungono condizioni di maturità, responsabilità, preparazione. Diversamente si combinano solo danni.
Per concludere possiamo notare che quando alla vocazione (chiamata) si dà una risposta, carisma e vocazione infine si identificano.

Fonte: rielaborazione parziale di un articolo di “Un sacerdote risponde” – Amicidomenicani.it

Finalità dei carismi in senso stretto

Riguardo ai carismi in senso stretto, si legge negli Atti degli Apostoli: Ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere di esprimersi (At 2,4).
Con queste parole Luca descrive un effetto sensibile che si produsse negli Apostoli dopo l’effusione dello Spirito Santo, il giorno di Pentecoste.
Gli Apostoli ricevettero, insieme al dono dello Spirito Santo, il carisma delle lingue, in virtù del quale poterono proclamare le grandezze di Dio a persone che parlavano idiomi diversi. Così anche nel “Rinnovamento Carismatico” di solito, dopo l’effusione, si riceve il carisma chiamato “dono delle lingue”, che serve per lodare Dio e dargli grazie (cfr. Cor 14,16-17). In realtà in quest’ultimo caso si tratta, generalmente, di “glossolalia” più che di “xenoglossia” come nel giorno di Pentecoste. Nel capitolo relativo alla descrizione dei carismi è descritta la differenza tra questi due doni.
Oltre al dono delle lingue, sembra che lo Spirito Santo voglia ripartire i suoi doni e carismi a profusione; talvolta coloro che pregano sulla persona che deve ricevere lo Spirito, avvertono e comunicano che questa ha ricevuto “il dono di profezia” o “il dono della fede”, che a un’altra è stato conferito “il dono di guarigioni fisiche o spirituali”; che tale persona pronuncia “discorsi di sapienza” o “parole di scienza” o che ha “il dono di interpretare le lingue” o di “discernere gli spiriti”.
Tutto ciò non è altro che l’eco o la ripetizione degli avvenimenti dei primi giorni del cristianesimo, quando i carismi furono al servizio della testimonianza, secondo la promessa di Gesù (cfr. Mc 16,15-18).
Purtroppo questi carismi con le loro manifestazioni, sono quelli che di solito hanno provocato e provocano forti reazioni o per lo meno, hanno fatto sorgere riserve nel confronti del Rinnovamento Carismatico.
Queste reazioni sono in parte giustificabili, poiché il cristianesimo degli ultimi secoli, così pieno di materialismo e di razionalismo, non è abituato a questi doni sensibili dello Spirito e a queste esperienze carismatiche.
Alcuni si chiedono se è vero che questi carismi sono dello Spirito Santo, perché, dopo i primi anni del cristianesimo, non si sono verificati in diciannove secoli. In realtà non sono mancate, nella storia della Chiesa persone alle quali Dio ha concesso grazie straordinarie o carismi straordinari, specialmente nella vita dei Santi.
Si potrebbe tuttavia obiettare la stranezza del fatto che solo oggi, dopo tanti secoli, qualsiasi categoria di persone (non necessariamente sante) possano ricevere questi doni. In realtà, come già detto, il carisma, in quanto dono gratuito, non dipende dalla santità personale (benché esso possa manifestarla). I carismi sono una sovrabbondanza di grazia attraverso la quale Dio vuole rendere gli uomini cooperatori del suo disegno di salvezza.
E’ bene inoltre ricordare che, come nei giorni della nascita e dell’espansione del cristianesimo, lo Spirito volle spargere con abbondanza i suoi doni e carismi (cfr. 1Tess 1,5; 1Cor 2,4; 12; 14; Gal 3,4-5), così anche adesso, ultimi tempi escatologici, sta spargendo quelle medesime grazie.
Il mondo attuale, paganizzato e sommerso dal materialismo, ha le stesse esigenze, o anche esigenze maggiori di quelle del passato, di sperimentare sensibilmente la presenza attiva di Dio.
Si stanno realizzando le parole del profeta Gioele (3,1-5) che Pietro pronunciò il giorno di Pentecoste, quando avvenne la prima effusione solenne e pubblica dello Spirito Santo: Negli ultimi giorni, dice il Signore, lo effonderò il mio Spirito sopra ogni persona; i vostri figli e le vostre figlie profeteranno, i vostri giovani avranno visioni e i vostri anziani faranno dei sogni. E anche sui miei servi e sulle mie serve in quei giorni effonderò il mio Spirito ed essi profeteranno. Farò prodigi in alto nel cielo e segni in basso sulla terra, sangue, fuoco e nuvole di fumo. Il sole si muterà in tenebra e la luna in sangue, prima che giunga il giorno del Signore, giorno grande e splendido. Allora chiunque invocherà il nome del Signore, sarà salvato (At 2,17-21).

Il 16 ottobre 1974 il Papa Paolo VI si esprimeva in questo modo riguardo ai doni dello Spirito sorti in seno ai fedeli del Rinnovamento Carismatico:

“Direi che la curiosità, ma è una curiosità molto bella e legittima, focalizza un altro aspetto. Lo Spirito Santo, quando viene, offre dei doni. Conosciamo i sette doni dello Spirito Santo. Ma altri doni che adesso si chiamano … beh, adesso … sono sempre stati chiamati carismi. Cosa vuol dire carisma? Vuol dire grazia. Sono grazie particolari, date ad alcuni per fare del bene ad altri. Uno riceve il carisma della sapienza affinché possa diventare maestro; un altro riceve il dono dei miracoli affinché possa realizzare atti che, attraverso lo stupore e l’ammirazione, richiamino alla fede, e così via.
Ora questa forma carismatica di doni gratuiti, elargiti in abbondanza dal Signore, che vuole la Chiesa più ricca, più animata e più capace di auto-difendersi e di auto-documentarsi, si chiama precisamente “Effusione dei carismi”. E oggi se ne parla molto. E, data la complessità e la delicatezza del tema, non possiamo che augurarci che questi doni vengano, e speriamo, in abbondanza. Che oltre la grazia ci siano carismi che anche oggi la Chiesa di Dio può possedere ed ottenere.
Il Signore ci inviò questa pioggia di doni, diciamo così, per animare la Chiesa, per farla crescere, per affermarla, per sorreggerla. Dopo l’elargizione di questi doni è stata, direi, più discreta, più … economica. Ma ci sono sempre stati santi che hanno realizzato prodigi, uomini eccezionali che sono sempre esistiti nella Chiesa. Che il Signore aumenti ancora di più la pioggia dei carismi per rendere la Chiesa feconda, bella e meravigliosa e capace di imporsi all’attenzione ed allo stupore sia del mondo profano che di quello laicizzante.”

Diversità e utilità dei carismi

Ci dice San Paolo: Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversità di ministeri ma uno solo è il Signore; vi sono diversità di operazioni ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune (1Cor 12,4-7).
L’ Apostolo enuncia perciò l’origine e la finalità dei doni spirituali che è evidentemente l’utilità comune.
Paolo approfondisce l’argomento in molti altri testi e sempre evidente è lo stimolo a desiderare in abbondanza i doni di Dio ed a farne un corretto uso (cfr. 1Cor 14,12-26; Ef 4,12; ecc.).

Riassumendo i punti chiave dei vari testi in cui Paolo tratta l’argomento troviamo che:

– I carismi sono “manifestazione dello Spirito” in azione. Lo Spirito Santo attua e produce quelle manifestazioni che hanno effetto esterno, che possono essere oggetto di percezioni intellettuali e sensibili.
– I carismi vengono da Dio e sono per il bene comune; più specificamente, per l’edificazione della Chiesa, che è il corpo mistico di Cristo.
– Siccome vengono da Dio e sono per l’edificazione della Chiesa, i carismi sono doni necessari per la costruzione della comunità cristiana. Per di più, la loro necessità è tale che Paolo inviterà i suoi fedeli a chiederli a Dio (1Cor 12,31; 14,1-40; 1Tim 3,1).
Di solito, parlando dei carismi, si fa riferimento all’elenco illustrato sopra (cfr. 1Cor 12,7-11). Ma una tesi sui carismi che si fondasse solo su questa lista risulterebbe molto parziale e frammentaria. Lo stesso Apostolo, infatti, elenca altri doni spirituali in varie parti delle sue lettere (1Cor 12,28-39; 13,1-3; 14,6; 2Cor 12,1; Rm 12,6-8; Ef 4,11-12; 1Cor 3,5-10; 7,7). Se riunissimo i carismi che Paolo cita in questi testi, risulterebbe un gruppo di circa trenta doni e l’elenco sarebbe ancora incompleto, giacché l’Apostolo mai si propose di dare una lista esauriente dei doni e carismi dello Spirito. D’altra parte, ogni epoca richiede che lo Spirito distribuisca i carismi che sono necessari nelle circostanze concrete di quel momento.
Un altro aspetto da prendere in considerazione è il fatto che lo Spirito distribuisce questi carismi “in particolare, a ognuno, come vuole”. Il carisma o i carismi che ciascuno di noi possiede sono molto personali, molto intimi e ci vengono dallo Spirito che ce li dona a suo piacere, come lui ha voluto e per il fine per il quale Egli ha voluto.
Paolo descrive l’immagine dell’unico corpo di Cristo e della moltitudine dei suoi membri proprio parlando a proposito dei carismi:
Come infatti il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo (1Cor 12,12).
L’idea di questo verso si completa con: “Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte” (1Cor 12,27).

Quindi ognuno ha un compito da esplicare nel Corpo di Cristo:

– ogni membra possiede una funzione propria e specifica (cfr. 1Cor 12,15-17);
– ogni membra sta (e deve stare) nel posto del corpo, che Dio ha voluto (cfr. v. 18);
– questa pluralità è tanto necessaria che mancando essa non si ha il corpo (cfr. vv. 19-20);
– ogni membra ha bisogno degli altri e più debole è il membro, maggiore necessità ha degli altri (cfr. vv. 21-24);
– tutte le membra devono preoccuparsi delle altre in modo che non ci sia divisione nel corpo (cfr. vv. 24b-26).
Come si vede, con il battesimo lo Spirito Santo ci unisce in un solo corpo: quello di Cristo. Per mezzo dei carismi, lo stesso Spirito Santo fa che ogni membra sia posta nel corpo di Cristo, in un determinato luogo e in una determinata circostanza.
In questa prospettiva, si può comprendere facilmente che i carismi non sono, come a volte superficialmente si pensa e si dice, “secondari, facoltativi”. Assolutamente no. Ciascuna membra riceve dallo Spirito un carisma o vari carismi per poter compiere la sua missione specifica.
Nella vita cristiana i carismi non sono opzionali o accidentali, bensì essenziali ed importanti (cfr. 1Cor 12,18-25).
Non è possibile, né conveniente, che tutti posseggano lo stesso dono, il medesimo carisma. Per formare il corpo di Cristo completo nella ricchezza delle sue membra, è necessario che ognuno abbia un carisma particolare così da poter realizzare quella funzione che corrisponde alla sua propria natura per edificare, in modo completo, senza che nulla manchi, la Chiesa di Cristo.
Aspirate ai carismi più grandi! (1Cor 12,31). Perciò niente timori e rinunce di fronte ai doni di Dio; ciò è infatti spesso conseguenza della debolezza e tiepidezza mascherate da umiltà, che in realtà impediscono di disporsi adeguatamente e lasciarsi guidare dallo Spirito Santo.

Eccellenza della carità

Dopo aver parlato dei carismi dello Spirito, Paolo scopre che oltre a quelli vi è “un cammino” molto più eccellente che devono seguire i discepoli di Cristo: Vi mostrerò una via migliore di tutte (1Cor 12,31: 13,1-13).
Esso è ritenuto l’unico dono divino indispensabile che deve essere sempre presente e attivo nella vita cristiana; dono che non perisce, giacché non cesserà con la morte del credente, ma persisterà nel mondo futuro.
Tuttavia la carità non si oppone, né tantomeno elimina i carismi. Al contrario la carità ne è come l’anima, il sangue: gli comunica vita, li rende fecondi, ed autentici.
L'”inno alla carità” che Paolo ha lasciato in testamento all’umanità in 1Cor 13, è un brano straordinario tramite il quale l’Apostolo ha voluto comunicare l’insegnamento fondamentale della morale cristiana.
L’inno consta di tre strofe: la prima espone la superiorità e la necessità della carità (cfr. 1Cor 13,1-3), la seconda tratta delle opere della carità (cfr. 1Cor 13,4-7), la terza esalta la perfezione e la durata eterna della carità (cfr. 1Cor 13,8-13).
Paolo immagina il caso di un credente, al quale lo Spirito Santo abbia concesso il dono delle lingue nella sua più alta espressione, potendo esprimersi sia nella lingua della terra che in quella degli Angeli, che lodano e glorificano Dio dandogli un culto celestiale più adeguato di quello umano. Tuttavia, se questo carismatico non possiede la carità, è come un essere senz’anima, come uno strumento musicale, che emette suoni che passano.
Dopo di ciò egli esamina i carismi intellettuali: profezia, sapienza, scienza nella sua forma più perfetta, e una fede così grande che opera portenti rendendo possibile l’impossibile. Ebbene, se questo ispirato non ha carità egli “è niente”. La negazione “sono un niente” è assoluta. Spiritualmente e cristianamente “non esisto”.
Infine, Paolo suppone che un cristiano che possegga in sommo grado il carisma di assistere gli altri fratelli, di modo che, per aiutare il prossimo, egli dia non solo il superfluo, ma tutti i suoi averi. Per di più, pensa a qualcuno che offra se stesso alle fiamme come segno di coraggio e fedeltà. Ciò nonostante, se in quest’uomo non ci fosse carità, la sua donazione fino al martirio non gli servirebbe a niente.
Tutti i carismi, per grandi che siano, scompariranno nel giorno del ritorno di Cristo e della creazione del nuovo mondo e resterà solo la carità. Essa è immutabile ed eterna: non avrà fine.
Sia le lingue che i carismi intellettuali, compresa la profezia e la scienza che danno solo una conoscenza imperfetta e frammentaria di Dio e delle cose divine, cesseranno. Infatti, esse danno una conoscenza indiretta di Dio come il riflesso di uno specchio, e saranno sostituite da una visione faccia a faccia. Lì, l’uomo conoscerà Dio. Questa conoscenza consisterà non tanto nell’apprendere intellettualmente la natura e gli attributi di Dio, ma nell’entrare in una comunione perfetta con l’essere e la vita di Dio.
Paolo esaltando la virtù della carità sugli altri carismi, non vuole dimenticare le altre grandi virtù che sono inseparabili dall’amore: “la fede e la speranza” (1Ts 1,3; 5,8; Rm 5,1-5; 12,6-12; Col 1,4-5; Ef 1,15-18; 4,2-5; 1Tim 6,11; Tito 2,2).
Questa unione tra le virtù è tale, che Paolo utilizza il verbo al singolare. Letteralmente, Paolo scrive: ora rimane: fede, speranza, carità: queste tre. Questo significa che le virtù teologali, che definiscono propriamente la vita morale cristiana, sono fisse e anche di un ordine diverso da quello dei carismi, la cui attività può essere transitoria.
Paolo terminando esclama: possedete la carità (14,1a). Si deve cercare la carità, meglio, si deve inseguirla fino a raggiungerla, dato che è l’ unica cosa necessaria e indispensabile.
Questa “carità-amore”, anima dei carismi, è necessaria perché questi ultimi si esercitino liberamente, ma con ordine, per edificare realmente la comunità cristiana.

I doni ordinari dello Spirito Santo

I doni ordinari dello Spirito Santo

“Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c’è Legge” (Gal 5, 22-23)

I doni ordinari dello Spirito Santo vengono elargiti per la santificazione dell’uomo e per ricongiungerlo direttamente con Dio. Si sviluppano e si potenziano durante il cammino di fede e ci attestano in maniera tangibile che lo Spirito Santo abita in noi in qualità di templi viventi di Dio (cfr. 1Cor 3,16).
Sono la conseguenza dell’azione di Dio in noi operata mediante la grazia santificante (gratia gratum faciens) e ci abilitano ad agire sotto l’influsso dello Spirito Santo.
A differenza dei carismi (gratiae gratis datae), che sono concessi per l’utilità altrui, questi doni sono offerti a tutti, perché ordinati alla santificazione ed al perfezionamento della persona.

I doni ordinari sono sette: Sapienza, Intelletto, Consiglio, Fortezza, Scienza, Pietà, Timor di Dio (cfr. Is 11,2).

SAPIENZA: E’ il dono che perfeziona la virtù della carità e risiede nello stesso tempo nell’intelletto e nella volontà perché effonde nell’anima luce ed amore. Questo dono permette di scrutare le realtà di Dio riuscendo a vedere in tutti gli accadimenti quotidiani la sua presenza e la sua volontà. In virtù di questo dono anche i fatti più drammatici (lutti, guerre, sciagure, ecc.) vengono vissuti nella fede riuscendo a vederne il disegno e la mano di Dio. E’ una vera e propria conoscenza infusa di come opera Dio.

INTELLIGENZA: Questo dono concede vere e proprie illuminazioni inerenti le realtà della fede cristiana e dei relativi dogmi dandone un’assoluta certezza e senso di gaudio su chi le sperimenta.
Questo dono si distingue da quello della scienza perché l’oggetto è molto più vasto: non si limita alle sole cose create ma si estende a tutte le verità rivelate facendoci penetrare il loro intimo significato, senza però svelarcene del tutto il mistero.
Ecco che una semplice parola sentita, un’esperienza vissuta o un passo del Vangelo ci forniscono un’illuminazione che sentiamo proveniente con certezza da Dio. Molti Santi hanno improntato tutta la loro esistenza sulla singola illuminazione ricevuta in un determinato contesto.

CONSIGLIO: Questo dono permette di discernere la strada giusta da seguire in condizioni di dubbio riguardo alle scelte morali. La coscienza personale risulta guidata e consigliata riguardo a ciò che è bene fare e a ciò che non lo è. Particolarmente utile nei momenti della vita in cui è necessario prendere scelte importanti.

FORTEZZA: E’ un dono che da alla volontà un impulso ed una energia che la rendono capace di operare superando tutti gli ostacoli e le prove della vita. In particolare concede forza nel promuovere ed attuare i principi della fede anche nelle avversità e nelle persecuzioni. Senza cedere a compromessi mondani, questo dono da al cristiano la marcia in più che consente di affermare le realtà di Dio in ogni circostanza e senza timori.

SCIENZA: Similmente alla scienza umana che cerca di spiegare i principi che gravitano intorno ad un fenomeno, il dono della scienza rende partecipe il cristiano della presenza creatrice e vivificante di Dio su ogni cosa esistente, vedendone solo in Lui il vero artista. La contemplazione di un fiore, di un cielo, di un paesaggio, di un fenomeno, fanno sperimentare un esaltante senso di gioia per la certezza che dietro a tutto ciò sta il Creatore di tutte le cose che è Dio. Si sperimenta in maniera naturale la subordinazione di ogni cosa al suo Creatore (allo stesso modo in cui San Francesco chiamava naturalmente fratelli e sorelle tutti gli elementi del creato).

PIETA’: Questo dono orienta ed alimenta l’esigenza di ricorrere a Dio perché sentito come vero ed unico Padre buono e provvido. Credere realmente che Dio ci ama in modo paterno non può che trasmettere forza, pace e gioia. Dio sviluppa per riflesso in noi la capacità di vedere negli altri la sua immagine infondendo una nuova capacità di amore verso i fratelli sentiti realmente come figli dello stesso Padre.

TIMOR DI DIO: Non si tratta di paura e tremore nei confronti di Dio ma di un senso di reale nudità e piccolezza rispetto a Colui che è immenso ed onnipotente. Ciò spinge ad avere un rapporto di amoroso rispetto e subordinazione nei confronti di colui che ci è Padre ma che alla fine ci giudicherà anche in base alle azioni compiute. Dio è buono ma è anche forte e potente perciò il nostro rapporto con Lui deve necessariamente essere sincero e contrito qualora si dovessero manifestare delle mancanze nei suoi confronti.

La coabitazione dello Spirito Santo in noi sviluppa gradualmente le tre virtù teologali: fede, speranza, carità (cfr. 1Cor 13,1-13) ed i frutti dello Spirito che sono: amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza e dominio di se (cfr. Gal 5,22).

[1] La nascita dell’uomo nuovo, rigenerato in Cristo e abbeverato dallo Spirito Santo, si delinea in un’esistenza segnata da una dimensione “cruciforme”, di orientamento verticale verso il Signore e orizzontale verso i fratelli. Si stagliano poi tre caratteristiche riconducibili al grande comandamento dell’amore: l’amore per Dio (fede-pietà); il rispetto della propria dignità personale di tempio di Dio (temperanza-castità) e l’attenzione al prossimo (giustizia-misericordia). Anima e corona della santità è l’amore, che risplende nella gioia della comunione e della speranza.

Al contrario, l’uomo vecchio è fondamentalmente basato e centrato su se stesso; il suo male originario è la mancanza di relazione filiale con Dio. Principio della vita peccaminosa è l’essere “carne”, il dipendere cioè solo da se stessi. Da questa radice perversa spuntano due virgulti maligni apparentemente opposti: la superbia come auto-affermazione dell’io e l’accidia come coscienza della propria nullità. Da un lato, la presunta forza dell’uomo che idolatra se stesso e dall’altro la sua estrema fragilità che lo induce a disperare. Dal medesimo tronco si dipanano poi le altre caratteristiche dell’uomo della carne: dalla debolezza dell’accidia fa riscontro l’intemperanza, come incapacità di dominare se stessi nella frenetica ricerca di sicurezza e di piacere (gola-lussuria), mentre alla superbia segue l’ingiustizia come disprezzo di Dio (idolatria) e del prossimo (avarizia). Anima e corona della vita peccaminosa è l’assenza di amore che si esprime in modo passivo come indifferenza verso gli altri e in modo attivo come odio (o ira) ed è contrassegnata dalla tristezza della solitudine e della disperazione.

Fonte: [1] “Antirretico – contraddire il diavolo con le parole della Scrittura”, Lorenzo Rossetti (Fede & Cultura)

L’Effusione o “Battesimo nello Spirito”

L'Effusione o Battesimo nello Spirito Santo

“Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito Santo discese sopra tutti coloro che ascoltavano la Parola. E i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si stupirono che anche sui pagani si fosse effuso il dono dello Spirito Santo” (At 10,44-45)

Il Rinnovamento Carismatico ha come punto chiave e di riferimento la cosiddetta effusione dello Spirito. Essa non è un’esperienza fine a se stessa, ma piuttosto l’inizio di un cammino che ha per scopo un profondo rinnovamento della vita, nella Chiesa.
Il termine “effusione” deriva dall’espressione degli Atti degli Apostoli: Giovanni ha battezzato con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo, fra non molti giorni (At 1,5).
Fu a Pentecoste che si compì questa promessa di Gesù. Agli Apostoli venne effuso lo Spirito Santo e restarono profondamente trasformati.
Anche oggi è possibile questa esperienza, che ha un significato particolare nella vita spirituale della persona che la riceve. Quando questa è realmente cosciente di quello che ha voluto ricevere, accade qualcosa nella sua vita. Ogni volta che lo Spirito Santo prende possesso di un credente, opera con potenza in lui; ma ciò potrà avvenire solo quando, volontariamente e coscientemente, un cristiano preparerà e aprirà tutto il suo essere, il suo spirito, la sua anima ed il suo corpo, per far sì che lo Spirito Santo lo riempia di Sé e diriga a Lui tutta la sua vita.
L’effusione consiste nella preghiera di fede che una comunità cristiana innalza a Gesù perché effonda il suo Spirito, in un modo nuovo e con abbondanza, sulla persona che ardentemente lo chiede e lo desidera e per la quale si prega. E’ evidente che ciò non costituisce un sacramento, ma è in rapporto ai sacramenti dell’iniziazione cristiana: il battesimo e la cresima. L’effusione infatti li attualizza, rinnova e ravviva.
Il rapporto fondamentale è, però, con il sacramento del battesimo. La designazione “battesimo nello Spirito”, espressione con cui l’effusione viene pure chiamata, indica infatti che si tratta di qualcosa che si fonda sul sacramento del battesimo.
Se il battesimo con acqua è per la remissione dei peccati e per l’adozione a figli di Dio, il battesimo nello Spirito Santo è per la purificazione del credente e per la trasmissione della stessa potenza di Dio in noi. E’ una nuova forza che mette in attività il ricco potenziale di grazia che Dio ha dato a ciascuno, secondo la propria vocazione e secondo il carisma personale del proprio stato di vita (cfr. 1Cor 7,7).
Questa effusione è una grazia di Dio che spezza la durezza del nostro cuore, rimuove i rottami e gli ostacoli e ci dispone affinché lo Spirito operi in noi in piena libertà. E’ una vera e propria liberazione nell’intimo del credente, in seguito al quale ha luogo una vera esplosione di vita, che si manifesta esteriormente con grazie, doni, carismi e frutti dello Spirito.
Fin dal battesimo con acqua possediamo lo Spirito Santo che abita in noi come nel proprio tempio (cfr. 1Cor 6,19), e lì Egli dimora con tutta la pienezza del suo essere infinito e con tutta la potenzialità della sua attività divina. Ciò nonostante, a causa di ostacoli, dighe e barriere che volontariamente o involontariamente poniamo, la sua azione non arriva a manifestarsi in noi in tutta la sua pienezza. Il Signore non si impone con prepotenza, ma lascia a noi la libertà di dargli spazio nella nostra vita oppure no.
Questa effusione dello Spirito di Dio ed il concedere che esso operi in libertà produce nella persona una conversione interiore radicale e una trasformazione profonda nella sua vita; le dà una luce potente per capire meglio il mistero di Dio, la spinge ad una donazione senza limiti all’azione dello Spirito; le comunica i doni e i carismi necessari per compiere la sua missione nel mondo e le conferisce una forza divina per dare testimonianza di Gesù dappertutto ed in diverse circostanze, anche nelle più sfavorevoli e pericolose (pure fino alla morte, se necessario).
Questa esperienza singolare dell’azione di Dio ha anche degli effetti sensibili e non raramente si sperimentano profondi stati di pace, guarigioni da malattie fisiche e psichiche e doni carismatici da esercitare per il bene comune (cfr. 1Cor 12,7).

La necessità di “slegare” il battesimo

Per capire come un sacramento ricevuto tanti anni fa, addirittura agli inizi della vita, possa improvvisamente tornare a rivivere e sprigionare tanta energia e potenza è necessario sapere che un sacramento può essere valido e lecito, risultando però al contempo anche “legato”. Un sacramento si dice “legato” se il suo frutto rimane vincolato o non usufruito, per mancanza di certe condizioni che ne impediscono l’efficacia. Un esempio estremo è il sacramento del matrimonio o dell’ordine sacro, ricevuti in stato di peccato mortale. In queste condizioni, tali sacramenti non possono conferire nessuna grazia alle persone; rimosso però l’ostacolo del peccato, con la penitenza, si dice che il sacramento rivive grazie alla fedeltà e alla irrevocabilità del dono di Dio. Dio resta fedele anche se noi siamo infedeli perché egli non può rinnegare se stesso (cfr. 2Tm 2,13).
Quello del matrimonio o dell’ordine sacro ricevuto in stato di peccato è un caso estremo, ma sono possibili altri casi in cui il sacramento, pur non essendo del tutto legato, non è però neppure del tutto sciolto, cioè libero di operare i suoi effetti.
I sacramenti non sono riti magici che agiscono meccanicamente, all’insaputa dell’uomo, o prescindendo da ogni sua collaborazione. La loro efficacia è frutto di una sinergia, o collaborazione, tra l’onnipotenza divina e la libertà umana.
In realtà il frutto del sacramento dipenderebbe tutto dalla grazia divina; solo che questa grazia divina non agisce senza il “sì’, cioè il consenso e l’apporto della creatura.
Il battesimo è davvero un ricchissimo pacco-dono che abbiamo ricevuto al momento della nostra nascita in Dio. Ma è un pacco-dono ancora sigillato: noi siamo ricchi perché possediamo quel pacco (e perciò possiamo compiere tutti gli atti necessari alla vita cristiana), ma non sappiamo cosa possediamo. Ecco perché, nella maggioranza dei cristiani, il battesimo è un sacramento “legato”.
Accanto al battesimo è presente un altro elemento essenziale: la fede dell’uomo.
L’opera dell’uomo, cioè la fede, non ha la stessa importanza e autonomia dell’opera di Dio, tuttavia l’atto di fede comprende come elemento essenziale anche la risposta, il “credo”, e in questo senso è considerato opera dell’uomo.
Ecco perché nei primi tempi della Chiesa il battesimo era un evento così potente e ricco di grazia e perché non c’era bisogno, normalmente, di una nuova effusione dello Spirito, come quella che esiste oggi (sembra tuttavia accertato che fino al VIII secolo questo rito fosse praticato come completamento dei sacramenti dell’iniziazione). Il battesimo veniva amministrato ad adulti che si convertivano dal paganesimo e che, convenientemente istruiti, erano in grado di fare, in occasione del battesimo, un atto di fede e una scelta esistenziale libera e matura; al battesimo si arrivava quindi attraverso una vera e propria conversione.
Perché il battesimo operi in tutta la sua forza, bisogna che chi si accosta ad esso sia un discepolo, o sia intenzionato a diventarlo seriamente.
La condizione favorevole che permetteva al battesimo, alle origini della Chiesa, di operare con tanta potenza era dunque questa: che l’opera di Dio e l’opera dell’uomo si incontravano contemporaneamente, c’era un sincronismo perfetto.
Ora questo sincronismo si è rotto; ricevendo il battesimo da bambini, è venuto a mancare a poco a poco un atto di fede libero e personale. Esso viene supplito, ed emesso, per così dire, per interposta persona (genitori, padrini). Di fatto, una volta, quando tutto l’ambiente che circondava il bambino era cristiano e impregnato di fede, questa fede poteva sbocciare, anche se più lentamente. Ora invece, nella maggioranza dei casi, l’ambiente in cui il bambino cresce, non è tale da aiutarlo a sbocciare nella fede
Ecco, allora, il senso dell’effusione dello Spirito. Essa è una risposta di Dio alla disfunzione in cui è venuta a trovarsi la vita cristiana. Egli infatti ha suscitato all’interno della Chiesa movimenti tendenti a rinnovare negli adulti l’iniziazione cristiana.
Il Rinnovamento Carismatico Cattolico ed il Rinnovamento nello Spirito sono i principali movimenti, e in essi la grazia principale è senza dubbio legata all’effusione dello Spirito e a ciò che la precede. La sua efficacia nel riattivare il battesimo consiste nel fatto che l’uomo reca la sua parte, cioè fa una scelta di fede, preparata nel pentimento, che permette all’opera di Dio di “liberarsi” e di sprigionare tutta la sua forza. Il dono di Dio viene finalmente “slegato” e lo Spirito si manifesta con tangibile potenza nella vita cristiana.
Possiamo capire qualche cosa di più dell’effusione vedendola in rapporto anche con la confermazione (cresima) che infatti è considerata come un sacramento che sviluppa, conferma e porta a compimento l’opera del battesimo. L’effusione è una confermazione soggettiva e spontanea (non sacramentale) in cui lo Spirito agisce non in forza dell’istituzione, ma in forza della libera iniziativa dello Spirito e della disponibilità del soggetto. Ci si sente spinti a collaborare di più all’edificazione della Chiesa, a mettersi a servizio di essa nei vari ministeri sia clericali che laicali, a dare testimonianza a Cristo: tutte cose, queste, che richiamano l’evento della Pentecoste e sono attualizzate nel sacramento della cresima.
L’effusione dello Spirito non è l’unica occasione che si conosca nella Chiesa per questa riviviscenza dei sacramenti dell’iniziazione, e, in particolare, della venuta dello Spirito Santo nell’anima in occasione del battesimo. C’è, per esempio, il rinnovamento delle promesse battesimali nella veglia pasquale, ci sono gli esercizi spirituali, c’è la professione religiosa, chiamata un “secondo battesimo” e, a livello sacramentale, abbiamo detto, la confermazione.
Non è difficile, poi, scoprire spesso nella vita dei Santi la presenza di una “effusione spontanea”, specialmente in occasione della loro conversione.
L’effusione dello Spirito non è perciò l’unica occasione di rinnovamento della grazia battesimale. Essa però occupa un posto tutto particolare per il fatto di essere aperta a tutto il popolo di Dio, piccoli e grandi, e non soltanto ad alcuni privilegiati che fanno gli esercizi spirituali ignaziani o emettono la professione religiosa.
Viene da chiedersi da dove proviene questa straordinaria forza che è sperimentabile in occasione della effusione, che non è assolutamente una teoria bensì qualcosa che è sperimentabile in prima persona da parte di tutti (laici e religiosi).
Il testo biblico di riferimento lo si trova in Giovanni 1,32-33: Giovanni rese testimonianza dicendo: Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. lo non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L’uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo.
L’effusione è perciò uno di questi modi con cui Gesù risorto continua la sua opera essenziale di “battezzare nello Spirito”. Non è soltanto il nostro battesimo che rivive grazie ad essa, ma anche la cresima, la prima comunione, l’ordinazione sacerdotale, la professione religiosa, il matrimonio, tutte le grazie e tutti i carismi ricevuti. E’ davvero la grazia di una nuova Pentecoste.
Solo in questo modo si spiega la presenza del battesimo nello Spirito tra i cristiani Pentecostali, per i quali la iniziazione è un concetto estraneo e lo stesso battesimo di acqua non riveste sempre l’importanza che ha per noi cattolici e per le altre professioni cristiane. Il battesimo nello Spirito ha una importante valenza di unione interreligiosa che è necessario preservare, anche per il ruolo di strumento in vista dell’unità finale di tutti i cristiani.

Nell’effusione c’è una parte segreta, misteriosa, di Dio che è diversa per ognuno perché Lui solo ci conosce nell’intimo e può agire valorizzando la nostra inconfondibile personalità; e c’è una parte palese, della comunità, che è uguale per tutti e che costituisce una specie di segno, con una certa analogia rispetto a quello che sono i segni nei sacramenti. La parte visibile, o della comunità, consiste soprattutto in tre cose: amore fraterno, imposizione delle mani e preghiera. Sono elementi non sacramentali, ma semplicemente biblici ed ecclesiali.
L’ imposizione delle mani può avere due significati: uno di invocazione e uno di consacrazione. Vediamo, per esempio, presenti entrambi questi tipi di imposizione delle mani nella Messa: c’è una imposizione delle mani di carattere invocatorio, ed è quella che il Sacerdote fa sulle offerte al momento dell’epiclesi, quando prega dicendo: “Lo Spirito Santo santifichi questi doni perché diventino il corpo e il sangue di Gesù Cristo”; e c’è una imposizione delle mani consacratoria, ed è quella che fanno i concelebranti sulle offerte al momento della consacrazione. Nel rito stesso della cresima, come si svolge attualmente, vi sono due imposizioni delle mani: una previa di carattere invocatorio e un’altra consacratoria che accompagna il gesto dell’unzione crismale sulla fronte, nella quale si realizza il sacramento vero e proprio.
Nell’effusione dello Spirito, l’imposizione delle mani ha un carattere soltanto invocatorio, ed anche un valore altamente simbolico in quanto richiama l’immagine dello Spirito Santo che copre con la sua ombra. Questo simbolismo del gesto dell’imposizione delle mani è messo in luce da Tertulliano quando parla dell’imposizione delle mani sui battezzati: “La carne è adombrata dall’imposizione delle mani perché l’anima sia illuminata dallo Spirito” (Sulla risurrezione dei morti, 8, 3). C’è un paradosso, come in tutte le cose di Dio: l’imposizione delle mani illumina adombrando.
Gli altri due elementi sono la preghiera e l’amore fraterno; potremmo dire: l’amore fraterno che si esprime in preghiera. Un amore fraterno è segno e veicolo dello Spirito Santo. Questi, che è l’Amore, trova nell’amore fraterno il suo ambiente naturale, il suo segno per eccellenza.
Anche la preghiera è messa in rapporto stretto, nel Nuovo Testamento, con la effusione dello Spirito Santo. Del battesimo di Gesù si dice che: mentre stava in preghiera, il cielo si aprì e scese su di lui lo Spirito Santo (Lc 3,21-22), Fu la preghiera di Gesù, si direbbe, a far aprire i cieli e a far scendere su di lui lo Spirito Santo. Anche l’effusione della Pentecoste avvenne così: mentre tutti costoro erano perseveranti nella preghiera, venne dal cielo un rombo come di tuono e apparvero lingue di fuoco (cfr. At 2,1-4). Del resto Gesù stesso aveva detto: Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore (Gv 14,16): ogni volta l’effusione dello Spirito è messa in rapporto con la preghiera.
Questi segni: l’imposizione delle mani, la preghiera e l’amore fraterno, parlano tutti di semplicità; sono strumenti semplici. Proprio in questo essi recano il marchio delle azioni di Dio. Il contrario di ciò che fa il mondo: nel mondo più sono grandi gli obiettivi da conseguire, più l’apparato dei mezzi è complicato.
Se la semplicità è il marchio dell’agire divino, bisogna preservare assolutamente questo marchio nel conferire l’effusione dello Spirito, per questo la semplicità deve risplendere in tutto: nella preghiera e nei gesti.
E’ bene ricordare che la grazia che si sperimenta nell’effusione non viene né dalle persone presenti (laici o religiosi) né dal soggetto che la riceve, ma solamente da Dio. Non sono quindi coloro che pregano a conferire lo Spirito Santo al fratello, ma lo invocano solamente. Lo Spirito non può essere dato, da nessun uomo, neppure dal Papa o dal Vescovo, perché nessun uomo possiede in proprio lo Spirito Santo. Solo Gesù può dare lo Spirito Santo; gli altri non lo posseggono, ma piuttosto sono posseduti da lui.
Perciò anche se l’effusione non è un sacramento, è però un evento; un evento spirituale: questa potrebbe essere la definizione che più si avvicina alla realtà. Un evento, dunque qualcosa che avviene, che lascia il segno, che crea una grande novità nella propria vita.

Conseguenze dell’Effusione

Per riassumere, la finalità del battesimo nello Spirito è quello di vivere in pienezza l’iniziazione cristiana, che appartiene a tutta la Chiesa, per diventare degli autentici testimoni di Cristo e ricevere al contempo la forza necessaria che altrimenti non potremmo avere in modo naturale.
Già abbiamo ricevuto questa potenza dall’alto; ma essa resta in noi sopita, come se fosse una forza legata dentro di noi. Ecco perché tramite l’effusione questa forza viene sciolta, liberata.
Con la preghiera di effusione si avvertono in noi degli effetti particolari e sensibili dello Spirito poiché è Gesù stesso che si manifesta e viene a possederci. Questa Pentecoste personale produce l’effetto di una forza trascinante, capace di trasformare totalmente la nostra vita personale e spirituale. Milioni di persone che hanno ricevuto la preghiera di effusione affermano che da quel giorno la loro vita è cambiata radicalmente.
Visto che la preghiera di effusione mira a ravvivare in noi la grazia, si manifestano spesso segni particolari dell’azione libera dello Spirito nell’anima del credente. Gli effetti di questa effusione sono reali e sperimentabili e, sebbene possano variare da persona a persona o compaiano gradualmente nella misura che si continua in questa “vita nuova nello Spirito”, possono essere così descritti:

– Un amore grande e nuovo verso il Signore, una profonda pace nell’anima e nello spirito, e una gioia esuberante che scaturisce dal cuore.
– Una grande inclinazione alla preghiera.
– Un profondo sentimento di peccato personale e grande desiderio di purificazione.
– Aumento di amore fraterno.
– Risveglio di una solida devozione a Maria, come madre Dio e della Chiesa.
– Il dono permanente dello Spirito Santo che agisce attivamente nella nostra persona e nella nostra vita indirizzandoci verso le leggi di Dio.
– Un incontro vivo, reale e tangibile con il Cristo vivente che si manifesta come duemila anni fa.
– Un’immersione profonda nel flusso d’amore di Dio che talvolta provoca la temporanea perdita dei sensi corporei.
– La sperimentazione personale che realmente Gesù ci ama così come siamo e che egli è morto in croce per noi individualmente.
– Una profonda trasformazione interiore.
– Il risveglio di alcuni carismi straordinari per l’aiuto e l’edificazione dei fratelli e della Chiesa (vedi sezione specifica).
– Sete per la lettura della Bibbia ed una sua profonda comprensione.
– Riscoperta dei Sacramenti e del Battesimo.
– Riconoscimento, nella fede, delle autorità ecclesiastiche.
– Un profondo attaccamento e riscoperta della Chiesa gravitante intorno a Maria.
– Il desiderio e la forza di evangelizzare per far conoscere Gesù a chiunque ci passi accanto.

Non sempre la manifestazione dello Spirito è immediata o evidente come sopra esposto. In questo caso è bene ricordare che i tempi di Dio non sono i nostri e che il Signore ci conosce singolarmente meglio di noi stessi, conosce le nostre necessità ed i tempi personali perciò agisce di conseguenza.
E’ bene inoltre notare che, a differenza della consacrazione allo Spirito Santo, che rappresenta un’attitudine attiva di offerta e donazione allo stesso, nell’effusione prevale una attitudine passiva affinché sia lo stesso Spirito di Dio a possederci. Tipico esempio è quello di Maria quando acconsentì di essere riempita dallo Spirito Santo per fare la volontà di Dio: eccomi sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto (Lc 1,38).
Come il battesimo nello Spirito fu per gli Apostoli il principio di una nuova vita, così anche per noi non deve essere il punto di arrivo ma solo il principio di un vivere realmente in pienezza la vita cristiana.

Fonte: estratti di un insegnamento di Padre Raniero Cantalamessa

La Pentecoste ieri e oggi

La Pentecoste ieri e oggi

“Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi” (At 2,3-4)

Dio, che ha condotto sempre in ogni epoca e in ogni circostanza la storia umana, ha deciso di effondere il suo Spirito divino anche in questi ultimi tempi, proprio come nei primi giorni del cristianesimo (cfr. At 2:17).
Per comprendere in profondità questo rinnovamento spirituale suscitato da Dio stesso ai nostri giorni, è necessario rifarsi all’ esperienza che gli Apostoli fecero il giorno di Pentecoste.
Il libro degli Atti degli Apostoli si apre con la narrazione dell’ultima apparizione di Gesù risorto, prima della sua ascensione al cielo. Gesù scomparirà definitivamente. I suoi discepoli non lo rivedranno più: mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre quella, disse, che voi avete udito da me: Giovanni ha battezzato con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo, fra non molti giorni (At 1,4-5).
I discepoli perciò dovettero rimanere in città fino a che non si realizzò la promessa del Padre, cioè che fossero battezzati in Spirito Santo.
Da notare che gli apostoli erano già incorporati a Gesù mediante la sua chiamata ed elezione, avevano già ricevuto l’investitura apostolica con i poteri che da questa scaturiscono, già cacciavano i demoni e guarivano i malati, già avevano preso parte alla prima cena eucaristica e ricevuto l’autorità necessaria per reiterarla in sua memoria, già erano stati costituiti quali inviati di Gesù come egli stesso lo era stato del Padre, già avevano anche ricevuto l’effusione di Spirito Santo per poter rimettere i peccati. Viene allora da chiedersi perché la necessità di questo battesimo nello Spirito Santo.
La risposta la da Gesù stesso: …avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra (At 1,8).
Quest’affermazione di Gesù manifesta il fine diretto dell’ effusione dello Spirito e, di conseguenza, del battesimo nello Spirito Santo che gli apostoli stanno per ricevere.
E’ chiaro che la discesa dello Spirito sui discepoli di Gesù li trasformerà in suoi testimoni e, in virtù di questa invasione di forza dall’ alto, essi saranno capaci di compiere cose fino ad allora inconcepibili.

Trascorso il tempo dovuto si adempie quindi la promessa di Gesù mentre erano tutti riuniti (compresa Maria) all’interno del cenacolo: Venne all’improvviso dal cielo un rombo come di vento che si abbatté gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro: ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere di esprimersi (At 2,2-4).
Questa realtà divina fu manifestata mediante segni visibili che servirono a manifestare il senso profondo dell’ effusione dello Spirito.
L’ultimo fenomeno descritto era il carisma chiamato xenoglossia o il “parlare in lingue straniere”, in maniera intelligibile. Questo carisma, dono dello Spirito Santo, invitava a pensare che l’unione dell’umanità, disgregata in altri tempi (torre di Babele) (cfr. Gn 11,1-9), poteva essere restaurata adesso.
Oltre la xenoglossia si manifestò anche il dono delle lingue o glossolalia (espressioni aconcettuali tipiche dello Spirito). Così è descritta la reazione dei presenti sul posto: Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare la propria lingua. Erano stupefatti e fuori di sé dicevano: «costoro che parlano non sono forse tutti giudei? E com’è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamiti e abitanti della Mesopotamia della Giudea, della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, stranieri di Roma, Ebrei e Proseliti, Cretesi e Arabi e li udiamo annunciare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio (At 2,6-11).
Gli Apostoli, realmente e pienamente posseduti dallo Spirito Santo, parlavano in uno stato d’esaltazione estatica simile a quella degli antichi profeti.
Mentre prima di questo episodio gli Apostoli stavano rinchiusi nel cenacolo per paura di essere catturati e uccisi, dopo che lo Spirito, forza di Dio, era disceso su di loro ed aveva preso possesso di loro, “alzandosi in piedi, Pietro, con gli undici, alzò la voce” e pronunciò sotto l’impulso dello Spirito Santo la prima testimonianza pubblica su Gesù. Ciò avvenne sotto gli occhi di tutti, fuori dal luogo che poco prima era considerato come un rifugio, e rivolto verso tutti i presenti (stranieri e non).

Il comportamento di Pietro spiega quello che sta accadendo. Dio incomincia a compiere quello che Egli stesso aveva preannunciato; adesso ha effuso il suo Spirito sopra gli Apostoli e continuerà ad effonderlo, non solo su di loro, ma sopra tutti gli uomini (cfr. Gal 3,1-5). Questa presenza dello Spirito sarà resa viva mediante i vari carismi: profezie, visioni, sogni, prodigi, segni.
Chi crede ed afferma che la Pentecoste con tutti i suoi portenti sia qualcosa di relegato solo alla vita dei primi cristiani, inciampa contro la Parola di Dio e rischia di vivere la religione come un puro concetto astratto, lontano, rituale, intellettuale e svuotato di una reale apertura e docilità all’azione dello Spirito vivificante di Cristo.
La Pentecoste è la potenza di Dio che viene ad abitare in noi semplici creature; questa inabitazione è manifestata dai vari segni e dai frutti dello Spirito Santo (amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo -cfr. Gal 5,22-).
Continua Pietro nel libro degli Atti con una forte professione di fede: Questo Gesù, Dio l’ha resuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato pertanto alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo che egli aveva promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire (At 2,32-33).

Trasformazione spirituale, illuminazione e crescita nella fede, forza per dare testimonianza di Gesù, dono delle lingue, tutto questo rappresenta il dono di Pentecoste per i discepoli di Gesù. Fu il loro battesimo nello Spirito Santo.
Dopo che Pietro, con la forza ed il fuoco dello Spirito Santo, ebbe proclamato la prima testimonianza su Gesù, i presenti, toccati nei loro cuori, aperti alla grazia e seguendo l’azione intima di Dio, si rivolsero a lui ed agli altri Apostoli dicendo: Che cosa dobbiamo fare fratelli? E Pietro disse: pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati; dopo riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro (At 2,37-39).
E’ chiaro perciò, che una volta convertiti e battezzati (con acqua) nel nome di Gesù, i nuovi discepoli ricevono il dono dello Spirito Santo, che è un regalo che Dio stesso ha promesso, poiché lo Spirito Santo – sottolinea Pietro – non è solamente per gli Apostoli, bensì per tutti i credenti. La promessa di Pentecoste con il dono dello Spirito Santo si estende perciò alle persone di tutte le nazioni e di tutti i tempi.
Si adempie la promessa di Gesù fatta ai discepoli ed ai veri credenti di tutti i tempi: In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre (Gv 14,12).
Di fatto, gli Apostoli ma anche i vari Santi dei nostri giorni, hanno manifestato nella loro vita la potenza dello Spirito Santo in loro operante, realizzando svariate guarigioni miracolose, liberazioni da demoni, risurrezioni di morti e tanti altri prodigi.

Spirito Santo e “Rinnovamento”

Spirito Santo e Rinnovamento

“Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito” (1Cor 12,13)

Lo Spirito Santo è talvolta la persona divina meno compresa ed adorata della Trinità. Ciò forse perché il concetto di “spirito” è qualcosa di astratto che è più difficile da concepire rispetto alla figura umana (come nel caso di Gesù) o rispetto all’idea di un essere supremo (Dio).
Tuttavia chi si è aperto sinceramente all’azione dello Spirito Santo nella propria vita, ha visto cambiare le cose in maniera così radicale che l’intelligenza umana non è in grado di spiegare. L’azione dello Spirito Santo, seppur intangibile, può risultare davvero concreta ed inequivocabile nella vita di una persona, se costei si apre e si lascia al contempo possedere dallo stesso. E’ lo Spirito di Dio che viene ad agire in noi, perciò le conseguenze non possono che essere grandiose. Nella sua intangibilità lo Spirito Santo converte profondamente la persona e la guida alle leggi di Dio in completo accordo con il Vangelo di Gesù. Mentre prima lo stesso concetto di “Spirito Santo” risultava astratto ed inconcepibile (a volte addirittura ridicolo), ora diviene una persona reale la cui presenza ed azione sono sperimentabili in varie circostanze. I frutti dello Spirito ed i vari doni (ordinari e straordinari), ne rappresentano l’inequivocabile sigillo.
Papa Giovanni XXIII e Paolo VI hanno auspicato nel secolo scorso una nuova e perenne Pentecoste per i cristiani dei tempi attuali. Sembra che Dio abbia risposto pienamente a questa invocazione che non ha tardato a mostrare i suoi frutti.

Il Rinnovamento Carismatico ebbe origine nella primavera dell’anno 1966 a Pittsburgh, in Pennsylvania (USA). Due laici, dell’università “Duquesne”, già attivamente impegnati in campo liturgico, sociale ed apostolico, erano, ciò nonostante, insoddisfatti dei risultati dei loro sforzi. Desiderando fortemente di poter comunicare il messaggio evangelico con potenza, così come avevano fatto i primi cristiani, stabilirono di pregare l’uno per l’altro per essere ripieni dello Spirito Santo. A tale fine decisero di recitare la sequenza della Messa di Pentecoste: “Vieni, Spirito Santo” e lo fecero fedelmente durante tutto l’anno.
Presto, nell’Università, si formò un gruppo di venti persone che sperimentarono una profonda trasformazione religiosa nella loro vita, in occasione di una veglia di intensa preghiera. Principalmente, sperimentarono un contatto reale e personale con Cristo vivente. Ciò fu messo in evidenza dalla manifestazione, in essi, di alcuni dei carismi che esistevano nella Chiesa primitiva. Molti di loro ricevettero il dono delle lingue, altri quello della profezia, del discernimento degli spiriti, del potere di esorcismo, di guarigione e di operare miracoli.

Il Rinnovamento Carismatico fu approvato da tutti i Papi che si sono succeduti nel corso degli anni, che lo hanno sempre incoraggiato e considerato una grazia di inestimabile valore. In esso è stato effettivamente riconosciuta la potente azione dello Spirito Santo ed i prodigi di una nuova Pentecoste con caratteristiche identiche a quella di duemila anni fa.
A tal proposito, Papa Paolo VI così parlò ai partecipanti al III Congresso internazionale del Rinnovamento: Avete scelto in questo Anno Santo la città di Roma per celebrare il vostro III Congresso Internazionale: ci avete richiesto di incontrarvi oggi e di rivolgervi la parola; avete voluto così dimostrare il vostro attaccamento alla Chiesa istituita da Gesù Cristo ed a tutto ciò che rappresenta per voi la Sede di Pietro. Questa preoccupazione di inserirvi bene nella Chiesa è segno autentico dell’ azione dello Spirito Santo … La Chiesa e il mondo hanno più che mai bisogno che il prodigio di Pentecoste continui nella storia … Nulla è più necessario ad un mondo sempre più secolarizzato che la testimonianza di questo “Rinnovamento” che noi vediamo suscitato dallo Spirito Santo nei paesi e negli ambienti più diversi (Roma 19/05/75).
Trattasi di un Rinnovamento in cui il laico svolge un ruolo decisivo. Prosegue infatti il Papa: Ma voi siete la gente che Dio si è scelta, voi siete per il regno di Dio un popolo di Sacerdoti a lui consacrati, il popolo che Dio si è scelto per annunziare a tutti le sue opere meravigliose (1Pt 2,9).
Il Rinnovamento Carismatico non è un movimento nella Chiesa. Un movimento è un gruppo particolare che ha attività pastorali e spirituali proprie, come per esempio i Focolarini, la Legione di Maria, il Cursillo ecc… Mentre il Rinnovamento Carismatico è una corrente di grazia. Esso si sente uguale alla prima comunità dei cristiani descritta in Atti 2,44-47: Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno tutti insieme frequentavano il Tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo la simpatia di tutto il popolo.

Molte persone che lavorano nella pastorale erano da tempo amareggiate e scoraggiate perché non si sentivano comprese dalla Chiesa istituzionale. Alcuni invece osservano nel Rinnovamento Carismatico una nota specifica di sottomissione, amore e unione con la Gerarchia che non è presente, per lo meno in uguale misura, in altri movimenti. Con il Rinnovamento Carismatico rinasce quindi un clima di amore deciso a perseverare nella fede e nella Chiesa e a riscoprire l’importanza di essere uniti e sottomessi ai Vescovi, che autenticano le comunità nella Chiesa e conferiscono loro unità in Gesù.
Dice in un’altra occasione Papa Paolo VI: Assistiamo con gioia al Rinnovamento di vita spirituale che si manifesta oggi nella Chiesa, sotto forme diverse e in vari ambienti: gusto per una preghiera profonda, personale e comunitaria, ritorno alla contemplazione e un accento posto sulla lode a Dio, desiderio di dedicarsi totalmente a Cristo, grande disponibilità agli appelli dello Spirito Santo, grande familiarità con la Scrittura, generosa dedizione fraterna, volontà di cooperazione ai servizi della Chiesa. In tutto ciò noi possiamo vedere l’opera misteriosa e discreta dello Spirito, che è l’anima della Chiesa (Osservatore Romano, 11/10/1973).

In questo nostro tempo un soffio nuovo anima la Chiesa e il Concilio Vaticano II ha riconosciuto in essa la presenza di una nuova vitalità. Dopo un periodo di clericalismo si è riscoperta l’importanza del laico: la Chiesa non è formata solamente dalla Gerarchia ma da tutto il popolo di Dio.
La Gerarchia rappresenta un ministero, a servizio della comunità cristiana, ma in questa comunità i laici hanno un loro ruolo e sono chiamati a delle iniziative per il bene di tutto il corpo della Chiesa. Così viene descritto, nella Costituzione Dogmatica sulla Chiesa dal Concilio Vaticano II, il carattere delI’apostolato dei laici: L’ apostolato dei laici è quindi partecipazione alla stessa salvifica missione della Chiesa, e a questo apostolato sono tutti destinati dal Signore stesso per mezzo del Battesimo e della Confermazione … ogni laico, per ragione degli stessi doni ricevuti è testimone e insieme vivo strumento della stessa missione della Chiesa secondo la misura con cui Cristo gli ha dato il suo dono (cap. 4,33b).
Da qui derivano i doni e i ministeri propri dei laici, i quali in virtù di tali benefici cominciano a scoprire e ad assumere Il loro ruolo specifico nella Chiesa. Il Rinnovamento, infatti, aiuta i laici a prendere coscienza della loro vocazione all’interno della Chiesa e dei carismi, cioè quei doni che lo Spirito Santo dà alla singola persona per il bene comune. Il carisma, infatti, è una grazia che edifica la Chiesa, distinta da qualsiasi devozione particolare.

Papa Giovanni Paolo II, conscio della forza rinnovatrice dello Spirito, rivolge un appello ai Cardinali riuniti in seduta plenaria in Roma dal 5 al 9 novembre: …venerabili fratelli, dobbiamo studiarci di custodire con particolare cura, creando le condizioni necessarie all’ulteriore sviluppo di queste benedette correnti, così necessarie alla Chiesa ed all’umanità, la quale si rende conto sempre meglio degli esiti a cui conduce il materialismo contemporaneo nelle sue molteplici manifestazioni (Osservatore Romano, 7 novembre 1979).
Per riassumere, il Rinnovamento è una grazia concessa da Dio ai cristiani di questi ultimi tempi affinché, contro il dilagare dell’iniquità e del male contemporaneo, noi possiamo lottare con potenza e far sì che la Parola di Dio prevalga e vinca sulle menzogne che Satana sta inculcando nella società. Si realizza così la promessa di Dio riportata in At 2,17-18: Negli ultimi giorni, dice il Signore, io effonderò il mio Spirito sopra ogni persona; i vostri figli e le vostre figlie profeteranno, i vostri giovani avranno visioni e i vostri anziani faranno dei sogni. E anche sui miei servi e sulle mie serve in quei giorni effonderò il mio Spirito ed essi profeteranno.
E’ la potenza di Dio necessaria per non soccombere di fronte alle lusinghe del male.

In definitiva lo scopo del Rinnovamento Carismatico è:

– SPERIMENTARE personalmente l’esperienza della Pentecoste come i primi discepoli di Cristo e rinnovare la propria vita sotto l’azione dello Spirito Santo.
– RIVIVERE il clima spirituale della prima comunità cristiana e l’esperienza carismatica della Chiesa apostolica, la quale non era soltanto depositaria di verità rivelate, ma era anche in possesso di forze potenti e irresistibili, dono dello Spirito Santo, che ne era la vita, la pace, la gioia, l’amore, il coraggio e la forza nella testimonianza della fede; fare sì che i doni dello Spirito Santo siano pienamente vissuti nella vita da ogni singolo Cristiano.
Un ultimo invito per coloro che sono portati a criticare e disprezzare il Rinnovamento (o che non ne accettano l’origine e l’esistenza divina) è di leggere bene il brano 1Ts 5,19-22: Non estinguete lo Spirito; non disprezzate le profezie; esaminate tutto e ritenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male.

Miracoli divini e prodigi diabolici

Miracoli divini e prodigi diabolici

“In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre” (Gv 14,12)

Dall’insegnamento della Sacra Scrittura sappiamo bene che il Demonio può travestirsi da angelo di luce (cfr. 2Cor 11,14) e compiere segni tali da ingannare, se possibile, anche gli eletti (cfr. Mt 24,24).
E’ ciò che si verificherebbe, infatti, se Dio non intervenisse infondendo nell’anima degli eletti particolari grazie per impedire un simile inganno.
Il caso più frequente riguarda la capacità di discernere tra veri e falsi miracoli.

A questo punto è necessario capire che cosa è il miracolo e quanto un miracolo può confermare la vera religione.
San Tommaso definisce in questo modo il miracolo: Le cose causate da Dio fuori dall’ordine comunemente osservato nell’universo sono dette miracoli (Contra Gentes III,101).
Provando a fare una sintesi di quanto affermato nella sua opera, possiamo ancora affermare che il miracolo è un segno prodigioso, che si svolge secondo modalità che superano le ordinarie leggi naturali, operato da Dio – talvolta con la cooperazione degli angeli, dei suoi servi o anche iniqui – al fine di rendere meglio credibile la vera religione.

Di conseguenza ne rileviamo i due seguenti aspetti fondamentali:

– la meraviglia legata al fatto, che serve a rendere credibile l’intervento divino;
– la correlazione con una certa verità di fede, che il miracolo tende a provare.

Un esempio di miracolo in cui sono evidenti le due componenti è l’episodio del paralitico guarito in Mc 2,5-12. Il fatto prodigioso (la guarigione del paralitico) è “segno” che “il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati”. Nel Vangelo di Giovanni, egli chiama “segni” i miracoli operati da Gesù, proprio per indicare che questi non sono soltanto fatti prodigiosi, ma che soprattutto “significano” qualcosa.

E’ quindi possibile discernere un vero miracolo dai seguenti aspetti:

1. La componente prodigiosa del miracolo: alcuni miracoli, quali la resurrezione dei morti o il passaggio attraverso i muri, possono venire solo da Dio (per san Tommaso solo questi sono i miracoli propriamente detti), in quanto il Demonio non può compierli. Egli non ha facoltà di sospendere le leggi della natura, ma può usare e manipolare le leggi naturali in qualità di creatura angelica, cioè in modo superiore alle capacità umane (preternaturale), oppure accelerare i processi naturali.
Tuttavia anche nei casi di esclusiva pertinenza divina potremmo essere ingannati, perché il Demonio potrebbe far credere morto chi morto non è, come pure potrebbe far muovere e parlare un cadavere in modo da farlo sembrare vivo. Ancora potrebbe creare nell’immaginazione di una persona la convinzione che un certo fatto sia avvenuto (cfr. Somma teologica I,114,2).

2. Il messaggio trasmesso mediante l’evento prodigioso: i prodigi diabolici tendono a essere eventi mirabolanti che non significano nulla (la pura dimostrazione di potenza staccata dall’amore e dalla proclamazione della verità), come nel caso dal Diavolo che tenta Gesù per ottenere una pura dimostrazione di potenza, invitandolo a buttarsi giù dal Tempio (cfr. Lc 4,9) oppure prodigi che tendono ad accreditare errori o maestri dell’errore (es. lo pseudo-santoni indiani: digiuni ininterrotti, guarigioni, materializzazione di ceneri, di oggetti, di pietre preziose ecc.).
Un vero miracolo non confermerà mai una dottrina erronea contraria a quanto Dio ci ha rivelato. Spiega San Tommaso Nessuno compie veri miracoli contro la fede, poiché Dio non è testimone della falsità: ne consegue che qualcuno che predica una falsa dottrina non può fare miracoli.

Un altro punto importante, ma spesso rifiutato o non compreso, è rappresentato dal fatto che Dio opera miracoli non solo tramite la santità della persona ma anche per mezzo di semplici credenti al fine di confermare la verità legata alla proclamazione del Vangelo. Per questo motivo anche nelle realtà cristiane non cattoliche si verificano molti miracoli in occasione della semplice proclamazione del kerigma e nella presentazione di un Gesù vivo ed operante come Salvatore e Signore. E’ lo stesso Vangelo a definire i segni prodigiosi che accompagneranno i credenti in Cristo (cfr. Mc 16,17-18). In questo punto del Vangelo il requisito per compiere questi segni non è necessariamente quello di essere “santi” ma semplicemente “credenti”, quindi pieni di fede nella Parola di Dio.

Ci conferma anche San Tommaso che i veri miracoli non possono essere compiuti che dalla virtù divina: Dio infatti li compie a vantaggio degli uomini. E ciò per due motivi: primo, per confermare la verità predicata; secondo, per mostrare la santità di una persona, che Dio vuole proporre quale esempio di virtù. Nel primo modo i miracoli possono essere compiuti da chiunque predichi la vera fede, o invochi il nome di Cristo, cose che possono fare talora anche gli iniqui. E in base a ciò anche gli iniqui possono compiere miracoli di questo genere. Per questo dunque, commentando quel passo evangelico (Mt 7,22-23): «Non abbiamo noi profetato nel tuo nome?», ecc., san Girolamo (In Mt 1) afferma: «Profetare, compiere miracoli e cacciare i demoni talora non è dovuto al merito di chi lo fa, ma all’invocazione del nome di Cristo, affinché gli uomini onorino Dio, invocando il quale si compiono così grandi miracoli». Nel secondo modo invece i miracoli non possono essere compiuti se non dai santi, la cui santità viene dimostrata dai miracoli compiuti sia durante la loro vita, sia dopo la morte, o da loro stessi o da altri. Si legge infatti nella Scrittura (At 19,11-12) che «Dio operava prodigi non comuni per mano di Paolo, al punto che si mettevano sopra i malati fazzoletti o grembiuli che erano stati a contatto con lui, e le malattie cessavano». E anche in questo senso nulla impedisce che un peccatore possa fare dei miracoli attraverso l’invocazione di un santo. Questi miracoli però non si dice che sono fatti da lui, bensì da colui per dimostrare la santità del quale essi vengono compiuti. (Somma teologica, II-II,178,2)

Perché non guarisco? Gli ostacoli alla guarigione

Gli ostacoli alla guarigione

“Un uomo che resta in collera verso un altro uomo, come può chiedere la guarigione al Signore?” (Sir 28,3)

La volontà e la decisione di affrontare gli ostacoli che si trovano sulla via della guarigione è spesso l’indicatore del nostro reale desiderio di guarire. Questo vale sia per coloro che stanno pregando per i malati sia per i malati stessi.

Alcune delle resistenze che a volte dobbiamo affrontare sono:

Mancanza di fede ed incredulità (cfr. Mt 13,58; Mt 17,14).
Esattamente come la fede è seminata nel nostro cuore dalla Parola di Dio (cfr. Rm 10,17), così l’incredulità è seminata nel nostro cuore da Satana. L’incredulità è fatta di disobbedienza e mancanza di fiducia in Dio. E’ altresì sbagliato e frutto dell’incredulità il ritenere la guarigione divina e il miracolo qualcosa di raro che non toccherà mai noi in prima persona.
La vera fede denota certezza assoluta e fiducia nella Parola di Dio che in molti punti promette guarigione a chi la cerca in Lui.

Peccato non confessato (cfr. Sal 31,10; 32,5).
La colpa è una causa che predispone a molte malattie, come nel caso del paralitico in Matteo 9,1-8 dove Gesù ha affrontato prima il problema del peccato e poi quello della malattia. L’uomo alla piscina di Betsaida (cfr. Gv 5,12-18) soffriva da trentotto anni di un male che aveva le sue radici in un problema di peccato. Se siamo chiusi nei confronti della convinzione di colpevolezza che ci dà lo Spirito Santo e opponiamo resistenza al fatto che egli la affronti, il risultato è che siamo chiusi anche di fronte al suo potere di guarirci.

Odio, rabbia e risentimento (cfr. Gb 5,2; 18,4).
Questi atteggiamenti non solo possono provocare la malattia, ma se ci inaspriamo nei confronti di essa, possono anche essere di ostacolo alla guarigione. Quando siamo ammalati, possiamo essere risentiti nei confronti di chi sta bene. Possiamo risentirci contro noi stessi, con i nostri genitori e con Dio (nel caso di malattie congenite o di invalidità). L’amarezza è contagiosa ed esclude Dio da quella situazione perché egli non può intervenire e guarirci in quanto, così facendo, sembrerebbe giustificare il nostro atteggiamento risentito.
Se ci siamo adirati con Dio, dobbiamo pentirci e chiedere il suo perdono. Se siamo risentiti nei confronti di qualcuno perché ci ha ferito, dobbiamo perdonarlo e pentirci del nostro atteggiamento verso di lui anche se ciò può risultare difficile (cerchiamo di essere sempre noi a fare il primo passo).
Talvolta, affrontare il risentimento e l’amarezza sarà sufficiente di per sé a guarire (cfr. Lc 6,37); altre volte sarà ancora necessaria una preghiera di guarigione dopo aver rimosso l’ostacolo.
E’ fondamentale ricordare che il perdono non si basa sul nostro stato d’animo di predisposizione o meno a concederlo bensì sulla decisione di perdonare, anche se non ci si sente di farlo. Quando decidiamo di perdonare e di accettare il perdono, amiamo noi stessi e l’altro purché non si ponga alcun condizione (“io perdono ma…” oppure “ti perdono se…”). Il perdono deve inoltre essere illimitato, se necessario (cfr. Mt 18,21-22). Gesù stesso ci spinge ad amare anche coloro che ci odiano e ci fanno del male (cfr. Lc 6,32-36).
Per un bellissimo brano sul perdono leggere Luca 15,11-32.

Ferite interiori.
Quando la malattia fisica è conseguenza di problemi emotivi, generalmente è necessaria la guarigione interiore come prerequisito per la guarigione fisica.

Preghiera formulata male e/o non sufficientemente specifica.
Anche se Dio conosce perfettamente i nostri problemi e le nostre malattie, ci chiede di pregare in maniera specifica e dettagliata riguardo a ciò che realmente ci affanna (cfr. Lc 18,40-43).

Atteggiamenti sbagliati.
Possono inibire la fede ed ostacolare la nostra guarigione:
Gelosia (cfr. Gc 3,16), presentata da Giacomo come demoniaca e causa di disordine e di male.
Incapacità di perdonare. Essa è collegata all’apertura della nostra vita al potere di Satana (cfr. 2Cor 2,10), mentre d’altra parte, Gesù collega il perdono alla fede (cfr. Lc 17,3-6).

Guarigioni occulte e coinvolgimenti con l’occulto (vedi sezione sulla Liberazione).
L’uso di tali mezzi per ottenere la guarigione sposta spesso il problema dal livello fisico a quello psichico e spirituale. Un coinvolgimento con l’occulto deve prima essere spezzato tramite preghiere di liberazione.

Autocommiserazione e avvilimento (cfr. Sir 38,9).
A volte (anche se inconsciamente) si finisce per adagiarsi nella malattia ormai accettata come male cronico, anziché cercare di scrollarsi di dosso il fardello ad essa collegato (meccanismo di autodifesa).

Una vita senza discernimento.
Ci possono essere degli aspetti della nostra vita non graditi a Dio che come tali appartengono alle zone di tenebra del peccato. Tutto il nostro cammino di cristiani, deve essere continuamente esaminato.

“Riposo nello Spirito” e guarigione

Riposo nello Spirito

“Il Signore è su di loro: essi vivranno. Tutto ciò che è in loro è vita del suo spirito. Guariscimi e rendimi la vita” (Is 38,16)

Quando si riceve un autentico tocco interiore da parte di Dio, si beneficia sempre di qualche grazia di consolazione o guarigione.
L’intensità di questo tocco può variare dalla semplice sensazione di pace e di gioia (che è di per sé benefica) fino ad un contatto molto più diretto e profondo.
Senza entrare nell’ambito dei fenomeni mistici di “alto grado” quali i rapimenti e le estasi, esiste un tipo di grazia particolare e piuttosto diffusa, comunemente chiamata “riposo nello Spirito”, che consiste nell’abbandono alla potenza dello Spirito Santo che priva momentaneamente delle forze fisiche colui che la sperimenta ed agisce a livello interiore.
Questo abbandono all’amore di Dio potrebbe essere superficialmente interpretato come un fenomeno che avvilisce la dignità umana poiché ritenuto in contrasto con i comuni modi di operare di Dio. In realtà, molti si sono profondamente convertiti assistendo a persone che cadono in questo riposo, o si sono perlomeno posti domande riguardo alla nostra reale dimensione spirituale. Più che umiliare le persone risulta infatti essere una vera e propria benedizione, così potente che i nostri corpi non sono in grado di contenerla.

Nei suoi scritti Teresa d’Avila descrive molto dettagliatamente i vari gradi di unione mistica dell’anima con Dio e le manifestazioni ad essi legati. Sembra in particolare che il fenomeno del riposo nello Spirio possa essere accomunato a quello che lei classifica come “sonno delle potenze”. Per potenze si intendono il moto e l’operazione, l’intelletto, la volontà, la memoria… A tal riguardo troviamo scritto:

“Mi pare che questo modo di orazione sia una manifesta unione di tutta l’anima con Dio, durante la quale sembra che il Signore voglia permettere alle potenze di capire e godere quanto Egli va in esse operando. […] Si ha come un sonno delle potenze, le quali, pur senza perdersi del tutto, non riescono a capire come agiscono. Il piacere, la soavità, le delizie che qui si godono sono incomparabilmente più grandi che in passato, perché qui l’acqua della grazia arriva alla gola, tanto che l’anima non può, né sa come avanzare, né come tornare in dietro, soltanto bramosa di quella grandissima gioia. Benché vedessi che era molto più intima della precedente, tuttavia capivo che non era un’unione piena di tutte le potenze, e confesso che non riuscivo a discernere né a comprendere dove ne fosse la differenza. […] Mi ero trovata molte volte come fuori di me e quasi ebbra d’amor di Dio, ma non avevo mai compreso come ciò avvenisse. Capivo che era un’operazione di Dio, ma non avevo mai compreso come Egli operasse, perché, quantunque le potenze gli fossero unite quasi del tutto, non erano però così assorte da non poter operare.[…] Qui le potenze non possono far altro che occuparsi in Dio. Sembra che nessuna ardisca muoversi, e nemmeno potremmo muoverle noi, a meno che volessimo distrarci. Tuttavia ci vorrebbe molta forza, e non sempre si riuscirebbe del tutto” (Teresa di Gesù s., Libro della Vita, cap. 16, 1-3)

Le persone che hanno sperimentato il riposo nello Spirito riferiscono di essersi sentite leggere come una piuma nel cadere e di aver provato una grande pace e senso di potenza di Dio mentre giacevano a terra. Al contrario, chi assiste al fenomeno, nota la persona cadere a terra rapidamente come se fosse svenuta.
Chi non conosce il fenomeno può spaventarsi, ma in realtà colui che cade nel riposo non sente alcun dolore e non sbatte la testa contro gli ostacoli presenti. Anche nel caso in cui urtasse violentemente contro oggetti spigolosi, non riporterà alcun dolore e danno. E’ sorprendente vedere come la mano di Dio protegge e accompagna a terra il corpo ormai privo (o parzialmente privo) della propria forza. Quando le persone cadono, riferiscono infatti che ciò avviene in maniera molto dolce e sperimentano spesso una sensazione di assenza di peso.
E’ importante chiarire che il riposo nello Spirito non ha niente a che vedere con gli stati di trance medianica tipici dei fenomeni di occultismo, in cui la persona perde completamente il controllo del proprio corpo e della propria psiche in quanto posseduta da qualche spirito Maligno.
Nel caso più comune colui che sperimenta l’autentico riposo nello Spirito rimane infatti vigile, sente i rumori intorno a se, gli odori ed ogni contatto esterno con il suo corpo. La persona è soltanto privata momentaneamente delle forze fisiche. Il Signore opera nello spirito della persona, amandolo, confortandolo, guarendolo, consolandolo e facendogli sperimentare un profondo senso di pace.

Il riposo nello Spirito si verifica in momenti particolarmente intensi in cui si invoca lo Spirito Santo, con o senza l’imposizione delle mani da parte di altre persone. Si verifica molto spesso durante gli incontri di preghiera dei gruppi del Rinnovamento nello Spirito ed in occasione delle loro adorazioni eucaristiche. Anche in luoghi dove la presenza del Signore è molto forte (es. Medjugorje) non è raro vedere persone che cadono nel riposo in seguito all’imposizione delle mani da parte di qualche Sacerdote.
Ciò che principalmente conta è l’apertura del cuore e la disponibilità ad abbandonarsi nelle mani del Signore. In alcuni casi può verificarsi la caduta nel riposo anche a casa propria, qualora si riesca a creare un adeguato clima di preghiera e lode a Dio. La lode, infatti, aumenta considerevolmente la probabilità che si verifichi il fenomeno in quanto rappresenta la situazione più vicina al clima di adorazione tipico degli Angeli e dei Santi in Paradiso.

Molte persone che hanno sperimentato il riposo nello Spirito ci aiutano a capire che da ciò derivano molteplici effetti positivi e reali, soprattutto a livello interiore:

Sperimentare la presenza di Dio. Coloro che entrano nel riposo, sperimentano non solo tranquillità e pace, ma la presenza del Signore stesso.

Facilitare la guarigione. Quando non c’è davvero tempo di parlare e di pregare come si vorrebbe, specialmente quando si è in presenza di molta gente. Se una persona cade nel riposo, il Signore può guarirla o liberarla più velocemente. Talvolta, quando non si sa cosa non va e non si ha il tempo di chiedere, sarà semplicemente il Signore ad occuparsene.

A volte, nei casi più difficili, è necessario che il Signore operi con una potenza particolare (questo accade soprattutto nelle preghiere di liberazione, quando ci si trova in presenza di spiriti maligni). il riposo nello Spirito rende ogni cosa molto più facile, perché la potenza di Dio è talmente grande che tutto ciò che è male fatica a rimanere alla sua presenza; viene respinto dalla grandezza della bontà di Dio e non deve essere scacciato direttamente. Oppure, qualora sia necessario scacciarli, gli spiriti maligni si arrendono più facilmente. Lo stesso vale anche per la guarigione: questa speciale potenza sembra agevolare la guarigione; sembra succedere molto di più di quanto accade normalmente e più rapidamente. Spesso è come se il Signore stesso prendesse il controllo della situazione e desse consigli e guarigioni oltre agli aiuti di cui la persona ha bisogno.

Il riposo nello Spirito è perciò un vero e proprio dono, anche se alcuni evangelizzatori lo usano come semplice dimostrazione della potenza di Dio.
Per quanto riguarda l’elemento tempo, il riposo nello Spirito può durare da pochi secondi fino a diverse ore. Quando dura a lungo, generalmente il Signore ha deciso di operare più a fondo nella vita interiore della persona.
E’ importante ricordare che le persone che hanno sperimentato tale fenomeno non sono necessariamente sante, ma si tratta di doni che Dio concede anche ai deboli per attirarli a sé.
Sebbene fin qui si sia tentato di definire delle linee guida, in realtà quando le persone sperimentano il riposo dello Spirito, si possono verificare casistiche notevolmente diverse: alcune sono in grado di alzarsi, ma preferiscono riposare e pregare; altre sono incapaci di alzarsi e tuttavia sono pienamente consapevoli di tutto ciò che sta avvenendo; altre ancora sono così prese dalla loro realtà interiore che quasi non si accorgono di quanto sta accadendo intorno. Anche il grado dell’esperienza interiore varia in modo considerevole, da persone che sperimentano semplicemente una specie di sonno (senza che accada molto a livello interiore) all’essere quasi rapiti al settimo cielo come capitò a Paolo, o ad avere visioni della realtà divine.
Generalmente il riposo nello Spirito avviene sempre in modo tranquillo e ordinato. I casi in cui la persona urla o si assiste a qualche sorta di sfogo emotivo, portano a credere che la potenza dello Spirito abbia toccato in quella persona qualche area che necessita di guarigione interiore o di liberazione. Il bisogno di guarigione interiore di solito trova sfogo nelle lacrime che spesso sono state represse per molti anni. Talvolta, quando sono presenti spiriti maligni, la potenza dello Spirito li scuote; essi non possono sopportare la sua presenza e così si rivelano. D’altra parte, quando ciò accade, è consigliabile condurre la persona in un luogo dove si possa disporre della privacy necessaria per pregare e portare a termine la liberazione. In breve, tutto quanto non avviene in modo semplice e pacifico non è azione diretta dello Spirito, ma è la reazione di una natura umana ferita o delle forze del male.

Chiaramente si possono presentare problemi, in primo luogo perché il riposo nello Spirito appare come qualcosa di sensazionale e la gente ne comprende assai poco il significato. Le persone ne rimangono talmente impressionate, che la ricerca del sensazionale può prendere il sopravvento. Si spera che ne venga sempre evidenziato lo scopo principale – quello spirituale – e non causi più stupore. La risposta alla maggior parte di questi problemi non è pertanto la soppressione del dono – n tal modo il suo valore e il suo fine andrebbero perduti per la comunità – quanto piuttosto un suo uso prudente e saggio affinché venga compreso e non ne vengano esaltati gli aspetti sensazionali.
La gente solitamente ha la tendenza a ricercare il nuovo e lo spettacolare; invece di cercare Gesù, desidera delle manifestazioni visibili. Spesso, quando le persone cominciano a cadere a destra e a sinistra, l’esito che ne deriva è quello di un’atmosfera circense, che disturba qualunque cristiano equilibrato.
E’ inoltre importante ricordare che sono sempre possibili contraffazioni psichiche e naturali di questo fenomeno ed è un errore esprimere un giudizio semplicistico sostenendo che un incontro nel quale si verifica il riposo nello Spirito è più “ricolmo di Spirito” oppure un Sacerdote (o laico) è più spirituale quando, attraverso la sua imposizione delle mani, la gente “cade nel riposo dello Spirito” oppure che una persona che cade nel riposo “è più spirituale di chi non si abbandona”. Ci sono persone che non cadono mai nel riposo quando si prega per loro, ma che sembrano molto vicine al Signore. Forse la ragione per cui non è accaduto è che sono così abituate a sperimentare la potenza dello Spirito che avvertono, per così dire, solo un piccolissimo “differenziale”. Santa Teresa d’Avila spiega che quanto più si abituava alla potenza di Dio tanto minori erano le manifestazioni fisiche, mentre la sua vita di preghiera s’intensificava.
Sembra quindi che le persone abituate alle esperienze spirituali siano meno portate ad andare nel riposo nello Spirito. Inoltre, alcuni critici del fenomeno sostengono che coloro che cadono più facilmente appartengono ad un genere di persone più suggestionabili, gli adolescenti ad esempio, tuttavia non è così automatico. In genere, una persona aperta allo Spirito Santo ed alla sua libera azione – sia essa matura o immatura – è più portata di un’ altra al riposo nello Spirito.
Essere più sensibili all’azione dello Spirito è quasi avere una marcia in più; non si tratta solo di essere suggestionabili, sebbene per alcune persone entri in gioco anche questo fattore. D’altro canto molta gente fa di tutto per non cadere nel riposo; tuttavia, quando la potenza è molto forte, cade lo stesso.
Vi sono alcuni tipi di persone che sembrano frenare questa esperienza, in particolare coloro che riescono a controllare le loro emozioni. Certi individui temono veramente di lasciarsi andare: non si tratta tanto di un problema spirituale quanto interiore; hanno paura di tutto quanto non riescono a dominare attraverso la ragione. Alcune persone appaiono più mature, ma sono in realtà troppo controllate e hanno perso la capacità di rispondere alla vita con spontaneità.
In breve, è avventato esprimere qualunque genere di giudizio sommario sulle persone che cadono nel riposo, ritenendole diverse da coloro che rimangono in piedi. Talune cadono perché sono immature e cercano soltanto qualche nuovo tipo di esperienza; altre si rifiutano di cadere perché sono emotivamente limitate (e immature in un altro senso). Certe persone si lasciano travolgere dallo Spirito, perché sono aperte e si arrendono senza problemi; altre ancora non cadono perché sono già così vicine a Dio che il “differenziale” non è tale da farle cadere. Dunque, non giudicate, per non essere giudicati (cfr. Mt 7,1).

Per concludere è necessario dire che non tutti vengono guariti cadendo nel riposo nello Spirito. A volte i malati possono aver avuto un’esperienza di pace o persino una sorta di profonda unione spirituale con Dio (sperimentando amore, protezione, potenza), ma ciò non implica necessariamente la loro guarigione fisica o interiore. Purtroppo sono tante le persone che rimangono deluse quando le loro aspettative non si realizzano immediatamente. Quindi è importante ricordarsi, da un lato di accettare la benedizione interiore ottenuta tramite il riposo nello Spirito, e dall’altro di non perderla a causa dell’ansia o di un falso senso di colpa per non aver ricevuto la guarigione attesa.
II riposo nello Spirito, tuttavia, è uno stato in cui c’è molta probabilità che la persona riceva una guarigione interiore o fisica. In alcuni casi sembra che esso intervenga per “anestetizzare” la persona, prima di subire un “intervento chirurgico” da parte del Signore; in certi casi l’intervento è breve, in altri può durare anche molte ore.

Fonte: “Il Riposo nello Spirito”, Padre Robert De Grandis, Edizioni San Michele

Malattie di origine demoniaca

Malattie origine demoniaca

“C’era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta” (Lc 13, 11)

Gesù durante la sua predicazione e missione ha sempre agito sulle sofferenze di vario tipo, qualunque sia la sua origine.

Ci sono alcuni casi, nei quali l’infermità era di origine malefica e il Demonio si manifestava solo al momento in cui veniva cacciato, mentre fino ad allora non si era rivelato palesemente. Leggiamo infatti nel Vangelo: Gli presentarono un muto indemoniato. Scacciato il Demonio, quel muto cominciò a parlare (Mt 9,32) oppure Gli fu portato un indemoniato cieco e muto, ed egli lo guarì, sicché il muto parlava e vedeva (Mt 12,22).

Da questi due esempi si evince che Satana era la causa delle malattie fisiche e che appena cacciato dal corpo, la malattia scompare e la persona riacquista il suo naturale stato di salute. Il Demonio riesce infatti a generare malattie e difficoltà fisiche e psichiche anche senza manifestare i segni tipici della sua azione straordinaria che palesano una sua diretta azione sulla persona (possessione o vessazione).

Un altro esempio riportato nel Vangelo è il seguente: Stava insegnando nella sinagoga il giorno di sabato. C’era là una donna che aveva da diciotto anni uno spirito che la teneva inferma; era curva e non poteva drizzarsi in nessun modo. Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna sei libera» e le impose le mani. Subito quella si drizzò e glorificava Dio … E Gesù: Questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto legata diciotto anni, non poteva essere sciolta da questo legame in giorno di sabato? (Lc 13,10-13.16).

In questo ultimo episodio Gesù parla chiaramente di un impedimento fisico provocato da Satana. In particolare Egli sfrutta la critica ricevuta dal capo della sinagoga per confermare l’origine malefica della malattia e dare pieno diritto alla donna di essere guarita anche in giorno di sabato.

Quando l’azione straordinaria del Demonio si accanisce su una persona, possono quindi manifestarsi menomazioni fisiche e psichiche quali il mutismo, la sordità, la cecità, le paralisi, l’epilessia, la pazzia furiosa. In tutti questi casi Gesù, cacciando via il Demonio, guarisce anche il malato.

Si legge ancora nel Vangelo: Si avvicinò a Gesù un uomo che, gettatosi in ginocchio, gli disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio. Egli è epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e spesso anche nell’acqua; io l’ho già portato ai tuoi discepoli, ma non hanno potuto guarirlo». E Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa! Fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatemelo qui». E Gesù minacciò lo spirito immondo dicendo: «spirito muto e sordo, io te l’ordino, esci da lui e non vi rientrare più» e il Demonio uscì da lui e il ragazzo da quel momento fu guarito (Mt 17,14-21).

In definitiva gli evangelisti distinguono all’interno del Vangelo tre diverse categorie di sofferenti:

– i malati per cause naturali, guariti da Gesù;
– i posseduti, che Gesù libera cacciando il Demonio;
– i malati e posseduti contemporaneamente, che Gesù guarisce cacciando il Demonio.

Gli esorcismi di Gesù si distinguono quindi dalle guarigioni. Quando Gesù caccia i demoni, libera i corpi dal Demonio che, qualora stia causando malattie ed infermità varie, cessa di agire anche a livello fisico e psichico. Per tale motivo, questo tipo di liberazione va considerata come una guarigione fisica.

Un altro passo del Vangelo ci mostra come una liberazione dal Demonio viene considerata una guarigione: Pietà di me Signore, figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un Demonio … Allora Gesù le replicò: «Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita (Mt 15,21.28).

Questo insegnamento di Gesù dovrebbe essere sempre tenuto in considerazione, poiché contrasta in modo netto la moderna tendenza a razionalizzare tutto e che spinge a considerare tutto ciò che non è spiegabile scientificamente come qualcosa di “naturale” non ancora conosciuto, le cui leggi fisiche sono ad oggi incomprese, ma che verranno svelate nel futuro.

Da questa concezione è nata la “parapsicologia”, che pretende di spiegare tutto ciò che è incomprensibile o misterioso come qualcosa in relazione con le forze dell’inconscio e con sconosciuti dinamismi della psiche.

Ciò contribuisce non poco a considerare semplicemente “malati di mente” tutti coloro che affollano i manicomi, dimenticando che tra i veri malati psichici ci sono anche molte persone vittime di possessione demoniaca che vengono curati allo stesso modo degli altri, imbottendoli di medicinali e sedativi, quando una liberazione sarebbe l’unica cura efficace per fare ritrovare a loro lo stato di normale salute fisica e psichica.
Pregare per i malati delle cliniche psichiatriche sarebbe un impegno molto utile ma troppo spesso trascurato o non considerato affatto. Dopotutto ricordiamo sempre che Satana preferisce fare internare queste persone poiché, con la parvenza di una malattia psichica incurabile, egli è libero di dimorare in loro senza essere disturbato da alcuno e lontano da ogni pratica religiosa che potrebbe allontanarlo.

I concetti della parapsicologia e la pretesa di poter spiegare tutte le malattie fisiche e psichiche da un punto di vista naturale, hanno pesantemente contaminato la genuina fede cristiana e si sono dimostrate devastanti, soprattutto all’interno degli insegnamenti nell’ambito dei Seminari ai futuri Sacerdoti. Ciò ha infatti provocato la quasi totale eliminazione del ministero dell’esorcismo in varie diocesi nel mondo. Ancora oggi, in alcune facoltà teologiche cattoliche, viene insegnato da qualcuno che non esiste nessuna possessione diabolica e che gli esorcismi sono inutili retaggi del passato. Ciò contraddice apertamente l’insegnamento ufficiale della Chiesa e di Cristo stesso.

Fede, guarigioni e miracoli: intervista a Damian Stayne

Fede, guarigioni e miracoli con Damian Stayne

“Aumenta la nostra fede! Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe” (Lc 17,6)

Kristina Cooper intervista Damian Stayne, fondatore della Comunità Cor et Lumen Christi ed iniziatore della rinomata Scuola dei Carismi per la formazione dei cattolici nell’esercizio dei carismi.

Goodnews: Quante scuole hai tenuto fino ad oggi?

Damian: Negli ultimi tre anni abbiamo tenuto circa 30 scuole alle quali hanno partecipato più di 5000 persone tra Inghilterra, Irlanda, Polonia, Portogallo ed Africa Orientale (Tanzania-Kenya-Uganda).

G: Quale è stata l’urgenza che ti ha spinto a sentire la necessità di questo tipo di scuola?

D: Ero preoccupato dal fatto che nel Rinnovamento Carismatico Inglese, per lo meno, solo poche persone erano in grado di pregare con efficacia per le guarigioni, le liberazioni, esercitare nella verità la profezia e ricevere parole di conoscenza; stando così le cose, (la maggioranza di essi è piuttosto in età avanzata) questo ministero avrebbe rischiato di morire insieme con essi.

G: Perché pensi che ci sia un tale rischio?

D: Il rischio c’è ed è reale poiché molti non hanno mai ricevuto la formazione necessaria oppure non hanno affatto compreso il ruolo del dono della fede per ottenere la guarigione. Credere che i miracoli possano accadere, non basta; dobbiamo credere per vedere i miracoli ed aspettarci davvero che Dio possa usare anche noi; questo tipo di fede che riempie di aspettativa non ha nulla a che fare con una presa di coscienza ma si tratta di un vero e proprio dono di Dio, un dono che dobbiamo ardentemente desiderare e chiedere a Dio in preghiera. Senza il dono della fede non vedremo accadere ciò che Dio vuole invece operare: grandi guarigioni e miracoli mentre la nostra testimonianza e predicazione mancherebbero di efficacia.

G: Ne hai fatto esperienza personale?

D: Si. Sin dagli inizi nella comunità che ho fondato, pregavamo per le guarigioni e ne avvenivano diverse, molte delle quali erano fisiche; tuttavia, ciò che sperimentavamo era ben al di sotto delle promesse di Gesù e di ciò che i vangeli e il libro degli Atti riportano. Non vedevamo accadere ciò che Gesù aveva detto riguardo ai ciechi che recuperano la vista, i sordi che odono per la prima volta in vita loro e i paralitici che camminano.

G: Quando sono iniziate a cambiare le cose?

D: Qualche anno fà, un sacerdote indiano tenne un ritiro per noi a Chertsey. Questa fu la prima volta in cui vidi con i miei occhi un cieco effettivamente guarire dalla cecità. E ciò avvenne in trenta secondi. Nessuno poté dubitare. L’anno seguente la nostra comunità doveva guidare il servizio di guarigione alla Conferenza annuale del Rinnovamento Carismatico quando mi sentii spinto a pentirmi, chiedere perdono per la mia mancanza di fede e pregare perché accadesse un numero maggiore di miracoli alla conferenza. Sentivo dentro di me che Dio voleva fare molto di più e chiesi così una fede maggiore. Passai molto tempo in uno processo di reale pentimento e poi mi confessai. Sentivo che dovevo mettermi a posto con Dio perché Lui potesse usarmi come desiderava poiché il peccato può frapporsi tra l’ascolto di Dio ed il muoversi nell’unzione.

G: Cosa accadde?

D: Era l’ultima sera e ci eravamo avviati nella fase conclusiva del servizio di guarigione. Mi trovavo a pregare in mezzo alla folla mentre tutti erano immersi nell’adorazione; stavo pregando per qualcuno perché ricevesse la grazia dell’evangelizzazione quando avvertii qualcosa dietro alla mia schiena. Compresi che si trattava di una parola di conoscenza. Sapevo che il Signore mi stava guidando a pregare per qualcuno che soffriva alla colonna vertebrale. Mi voltai e vidi una donna seduta sulla sedia a rotelle. Ero terrorizzato e la mia prima reazione fu “Ah, no! Le sedie a rotelle non fanno per me!”. Chiesi dunque alla donna di cosa soffrisse e rispose di avere un problema alla colonna. Avevo paura di pregare per lei qualora non fosse avvenuto nulla ma sentivo che Dio mi chiamava a fidarmi della fede che gli avevo chiesto in preghiera. Chiamai due membri della mia squadra perché si unissero a me per pregare sulla donna che era costretta ad assumere forti dosi di antidolorifici ma nonostante ciò non era in grado reggersi in piedi e camminare per il forte dolore. Mi disse che era sulla sedia a rotelle da due anni ma dopo due o tre minuti di preghiera si alzò da quella sedia e si mise prima a camminare e poi a correre per la sala senza alcun dolore. Il marito, che aveva dovuto prendersi cura di lei in tutto, rimase scioccato quando la vide tornare camminando da sola per il vialetto di casa. Sono rimasto in contatto con lei e dopo cinque anni da quel giorno cammina perfettamente da sola e conduce una vita normale. Tuttavia, questa guarigione segnò un profondo cambiamento dentro di me e fece crescere la mia fede ed il desiderio di vedere Dio all’opera in misura maggiore.
Poi, nel 2001, iniziai a mettere per iscritto gli insegnamenti per la Scuola dei Carismi al fine di formare ed incoraggiare le persone ad aver fede che Dio possa usarsi di loro in modo potente attraverso l’esercizio carismatico compresa la guarigione.

G: Ci sono stati altri elementi che ti hanno influenzato?

D: Si, la lettura dei ministeri di alcuni servi di Dio provenienti dal mondo pentecostale i quali hanno operato in modo soprannaturale per mezzo del dono di fede e l’esercizio della parola di autorità. Giorno dopo giorno, compresi sempre più il ruolo della fede nella guarigione e nei miracoli e così iniziai a pregare ogni giorno e pentirmi per la mia mancanza di fede così necessaria per i miracoli. Chiesi a Dio di usarmi per guarire i ciechi, i sordi, i muti, i paralitici e coloro che soffrissero di cancro o altre malattie inguaribili. Gli chiesi anche di usarmi per risuscitare i morti.

G: E ciò è accaduto?

D: La prima volta in cui ricevetti la fede per esercitare la parola di comando o di autorità davanti ad un’assemblea fu in occasione della Scuola dei Carismi in Polonia. Durante la sessione dedicata alla guarigione, improvvisamente mi sentii spinto dal Signore a chiedere a tutti quelli che soffrivano di cancro di alzarsi in piedi mentre cominciai a maledire i loro tumori comandando loro di scomparire nel nome di Gesù. Una donna che aveva subito diverse operazioni chirurgiche per la rimozione del cancro che era tuttavia ricomparso fu completamente guarita. Nel giro di 24 ore tutte le escrescenze erano svanite ed ancora oggi sta bene. Nella maggioranza delle scuole che abbiamo tenuto fino ad ora abbiamo visto persone guarire attraverso la parola di comando. L’episodio più spettacolare comunque è avvenuto lo scorso anno in Tanzania dove dovevo guidare un grande incontro di guarigioni e miracoli; c’era una grandissima folla di circa 7000 persone il primo giorno che crebbe fino a 15.000 presenze nei due giorni successivi. Davanti a quella folla enorme mi resi conto che non potevamo pregare per ciascuno personalmente e così pregai per loro con la parola di comando ordinando ai vari mali da cui erano afflitti di andarsene da loro secondo quanto il Signore mi andava indicando.

G: Quale fu la risposta?

D: Ciò che accadde fu incredibile. Tantissime persone si alzarono per testimoniare di essere guarite al punto che pensammo che non avessero capito ciò che avevamo detto ma gli organizzatori ci rassicurarono che nessuno avrebbe mai osato alzarsi in piedi se non fosse stato guarito davvero. Firmammo quindi alcune testimonianze perché nessuno avrebbe potuto credere altrimenti. Il primo giorno si alzarono circa 160 persone per testimoniare di aver recuperato istantaneamente la vita. A questo tipo di guarigione seguirono numerosissime guarigioni dalla sordità, mutezza, paralisi, tumori ecc.
Una donna testimoniò di aver avuto un tumore al collo grosso quanto un palloncino da circa quarant’anni. I dottori le avevano detto che sarebbe stato troppo rischioso rimuoverlo e le terapie praticate non erano servite a nulla. Durante la notte quel tumore scomparve completamente. L’unica cosa che si poteva vedere il giorno seguente era un afflosciamento della pelle nell’area che aveva ospitato il tumore. Nel corso degli ultimi tre anni abbiamo avuto 15000 testimonianze di guarigioni avvenute in quei due giorni. La popolazione fu così sbalordita di ciò che Dio stava facendo in mezzo a loro che ci invitò a presiedere altre due riunioni.

G: Le guarigioni avvenute in Gran Bretagna sono state altrettanto spettacolari?

D: No, come potete immaginare le cose avvengono in tono minore ma il clima sta cambiando. Abbiamo infatti iniziato a vedere quelli che io amo definire i Segni del Nuovo Testamento – guarigione di ciechi, sordi e persone sulle sedie a rotelle ai nostri incontri così come la guarigione di malattie incurabili in misura sempre crescente.

G: Per quale motivo ritieni che ci siano meno guarigioni in Gran Bretagna piuttosto che in Africa?

D: Io ritengo che ciò dipenda dalla fede e dal bisogno. Lo stesso avveniva ai tempi di Gesù. Anche lui non poté guarire molte persone quando si recò a Nazareth dove era cresciuto per la loro mancanza di fede. Adesso posso capire la ragione per cui dette inizio al suo ministero nei bassifondi della Galilea piuttosto che nella sofisticata Gerusalemme. Sembra proprio che coloro che sanno di essere poveri e bisognosi tendano ad esser mossi da una fede più grande che è necessaria per i miracoli.

G: Hai riscontrato una buona risposta dalle Scuole dei Carismi?

D: Molto buona, direi. La gente è ansiosa di crescere nella conoscenza dei carismi e la scuola serve a tale scopo. Essa si svolge attorno a ciò che la Bibbia e la Chiesa Cattolica insegnano riguardo ai carismi e spiega l’importanza del dono della fede in tutto ciò. A tutti i partecipanti viene poi data la opportunità di mettere in pratica ciò che hanno imparato pregando con coloro che partecipano alla scuola. Alla fine della scuola teniamo sempre un grande incontro di guarigione e miracoli aperto a tutti nel quale essi possono pregare per gli altri.

G: I partecipanti dei corsi vedono le persone guarire dopo aver pregato per queste in tale occasione?

D: Si. A causa dell’insegnamento e dell’ambiente di fede, quando queste pregano per la guarigione vedono le persone guarite. Ad esempio in Inghilterra in media una persona ogni 4 o 5 che partecipa al corso riceve guarigione fisica. Purtroppo, talvolta, ciò si ferma lì. La crescita nella fede è un processo costante. Io ritengo che la maggioranza di noi non preghi affatto per la fede ed in fede e non si penta della mancanza di fede semplicemente perché non comprende appieno quanto l’intervento di Dio sia limitato e circoscritto dalla piccolezza della nostra fede. I doni di Dio sono gratuiti in un certo senso ma sembra proprio che ci sia un prezzo da pagare per vederli crescere e portare frutto attraverso l’intercessione, l’obbedienza ed il sacrificio. I doni di Dio vengono ricevuti gratuitamente ma debbono essere coltivati perché portino frutto. In Africa, dopo la Scuola dei Carismi iniziano subito a mettere in pratica ciò che hanno imparato e ci dicono che il numero delle guarigioni sta crescendo di molto. In Gran Bretagna comunque, sovente manca il forum dove mettere in pratica i carismi. Io incoraggio le persone ad organizzare dei servizi di guarigione perlomeno mensili e visitare altri gruppi perché le persone tendono a rimanere chiuse e sentirsi al sicuro nel proprio gruppo e così facendo non potranno mai vedere una crescita costante delle guarigioni. Nella mia comunità un membro soffre di epilessia mentre mia moglie soffre di tumore benigno al cervello e nonostante tutte le nostre preghiere non sembrano ricevere guarigione eppure quando preghiamo per altri, questi vengono guariti. Mi ricordo che mio padre recentemente mi abbia detto che il dono di guarigione non è accordato da Dio per la convenienza dei nostri amici e familiari. Ha ragione. Esso serve primariamente per la predicazione del Vangelo e l’estensione del regno di Dio.

G: Preghi per la guarigione singolarmente su ogni persona?

D: Le persone hanno diverse chiamate ed io ritengo che il mio principale carisma sia in verità quello di insegnare, esortare ed incoraggiare le persone nell’esercizio dei carismi. Inoltre sono chiamato a restaurare nella Chiesa il modello di evangelizzazione con segni e miracoli il quale – mi sento di poterlo affermare – spesso viene messo da parte. Questo metodo di predicare la parola aspettandosi che Dio confermi o sostenga ciò che viene detto con segni e miracoli costituisce il metodo utilizzato da Gesù stesso e dunque valido per il giorno d’oggi: il metodo di Gesù attraverso la Chiesa. Ogni qualvolta usciamo per predicare o per formare Dio aggiunge la sua testimonianza (Eb 2) e le persone vengono fisicamente guarite.

G: Perché ritieni che i segni e i miracoli siano importanti nella evangelizzazione di oggi?

D: La gente oggi vive in stato di minaccia e di insicurezza per una molteplicità di ragioni ed ha bisogno di avvertire la presenza di qualcuno che sia buono e potente, che li ami, li protegga e li aiuti. Per questo motivo ritengo che le dimostrazioni della potenza di Dio siano importanti in modo particolare nell’area della guarigione. Esse sono segno che il suo regno viene. Negli ultimi anni è aumentato l’interesse e l’apertura verso le cose spirituali. Basta solo guardare l’attrazione esercitata dalle terapie ispirate alla New Age. I seguaci della New Age credono nella guarigione soprannaturale e sono disposti a recarsi laddove questa venga offerta; pertanto è estremamente importante mostrare che il nostro Dio è potente ed efficace più di tutti gli altri idoli sul mercato. Io credo che la credibilità stessa del Vangelo sia messa in discussione oggi e le persone vogliono sapere dove risiede la vera autorità spirituale. I segni e i miracoli sono in grado di fornire una chiara dimostrazione che Gesù è vivo ed è il Signore di tutto e di tutti.

G: Stai organizzando una conferenza sull’importanza dei segni e dei miracoli il prossimo luglio a Londra. Parlamene.

D: Si. Abbiamo appena tenuto due conferenze sui miracoli a Chertsey. All’ultima hanno preso parte più di 200 persone ed abbiamo sentito che il Signore ci diceva di fare un passo di fede ed organizzare un incontro grande. Abbiamo così preso in affitto la Friends Meeting House che può ospitare comodamente 1100 persone per il prossimo 9 e 10 luglio. L’unico problema erano le 5000 sterline da pagare in anticipo. Abbiamo rivolto un appello pubblico e nel giro di tre giorni ci è arrivato un assegno per posta che non solo copriva la somma necessaria per l’affitto ma anche il denaro necessario per stampare 10.000 volantini. Abbiamo considerato questo evento come la conferma che Dio è davvero dietro a questa conferenza e che sia qualcosa di veramente importante per tutta la Chiesa Cattolica. Crediamo che questo tipo di incontro debba rimanere aperto a tutti e pertanto sarà possibile grazie alle donazioni. Si tratta della prima grande conferenza cattolica in Inghilterra sul tema dei segni e dei miracoli. In ogni sessione ci sarà un momento di lode ed adorazione, la predicazione, la guarigione e il ministero nella potenza dello Spirito Santo; ci saranno molte opportunità perché Dio possa confermare la sua parola con segni e miracoli. E naturalmente, ci sarà la messa giornaliera e l’adorazione del Santissimo Sacramento. Noi crediamo che quest’evento non si rivolga solo ai membri del rinnovamento carismatico ma vada oltre il rinnovamento stesso.

(Fonte: www.amicidigesu.it – Dall’archivio del “Goodnews”, Marzo/Aprile 2007)